I consigli dello psicologo per uscire dalla depressione

I consigli dello psicologo per uscire dalla depressione

La depressione, un disturbo che causa una profonda tristezza e l'incapacità di vivere la vita con piacere

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    I consigli dello psicologo per uscire dalla depressione

    La depressione, purtroppo, è un male oscuro che colpisce ogni anno migliaia di persone, costringendole ad affrontare un’interiorità a volte complicata e debole. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Daniela Benedetto, psicoterapeuta, di fornire dei preziosi consigli a tutti i lettori che desiderano sapere di più su questo disturbo e scelgono di combattere con il sorriso.

    I sintomi più frequenti della depressione vanno dai disturbi legati alla qualità del sonno ai disturbi dell’alimentazione, ma anche a modalità comportamentali che segnalano un alterato utilizzo del livello di energia per far fronte al mantenimento di una giusta qualità della vita, quali apatia, perdita di interesse, calo di attenzione, calo del desiderio sessuale, svalutazione del sé e delle capacità di realizzazione dei propri progetti di vita, chiusura sociale, sentimenti di colpa e vissuti emotivi di rabbia e tristezza.

    I sintomi depressivi a volte possono associarsi a una fluttuazione del tono dell’umore, con oscillazioni al di sotto o al di sopra del livello normale. In questi casi, parliamo piuttosto di disturbo bipolare.

    Non parlerei di cause ma piuttosto di capacità di elaborazione degli eventi.

    È indubbio che assistiamo a depressioni che di fatto sono insite nella storia delle persone (depressioni endogene) e hanno un’origine nello stile comportamentale familiare, che agisce come un copione da interpretare e tramandare di padre in figlio.

    La psicoterapia promuove il cambiamento, disinnescando elastici complessi di repliche dolorose di sequenze comportamentali ancestrali, aprendo prospettive di osservazione alternative.

    Tra i fattori interni ci sono, poi, quelli legati ai cambiamenti ormonali che di solito sono gestiti e superati, ma che in soggetti più predisposti alla depressione possono innescare veri e propri stati depressivi.

    Ad esempio le manifestazioni umorali post-partum viaggiano da segnali passeggeri e transitori (baby blues) a vere e proprie sindromi (depressione post partum). Recenti studi hanno evidenziato come l’ossiticina, un ormone che controlla molte funzioni del corpo e di relazione, quali l’allattamento, il legame di attaccamento madre-figlio, il legame sociale e la gestione dello stress, sia di fatto influente sulla modulazione degli stati depressivi post partum. Lo studio condotto dalla dr.ssa Suena Massey, professoressa di psichiatria e scienze comportamentali presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine, ha rilevato che livelli di ossitocina più alti nel terzo trimestre di gravidanza, possono predire i sintomi di depressione post-partum in quelle donne che in precedenza avevano avuto un’esperienza di depressione.

    Altri tipi di fattori predisponenti la depressione sono quelli derivanti da eventi esogeni che normalmente vengono affrontati seguendo le tappe di elaborazione appropriate, ma possono, invece, in alcune persone attivare risposte depressive a fronte della loro difficoltà di adattarsi ai cambiamenti.

    Parliamo ad esempio delle separazioni, del lutto e delle perdite, di eventi quali traslochi, abbandono, mobbing, cambiamento di lavoro, umiliazioni, problematiche di rendimento scolastico, e tutte le situazioni che richiedono all’individuo il sapersi adattare a un cambiamento o a una situazione che di fatto deve essere affrontata attraverso delle logiche non usuali, cambiamenti di vita legati alla crescita e alle decisioni per il futuro.

    Distinguiamo le depressioni stagionali da quelle consolidate nel tempo o ancora da quelle alla cui origine c’è come dicevamo una difficoltà ad affrontare i cambiamenti e a elaborarli.

    Le prime tendenzialmente sono arginate da una buona conoscenza e consapevolezza di sé. I cambiamenti di umore ed emotivi e, insieme, il calo di energie andrebbero nell’immediato contrastati con un comportamento che eviti la tendenza di autocommiserazione rispetto al sintomo.

    Ad esempio, alzarsi sempre alla stessa ora senza indugiare nel letto, uscire con gli amici, come sempre, senza giustificarsi con un ‘non me la sento’, non cedere ad atteggiamenti di rinuncia: ‘tanto non ce la faccio’ e di chiusura.

    Negli altri casi invece, è necessario un lavoro individuale di psicoterapia abbinato, nei casi più pesanti, da un supporto psicofarmacologico. Per i traumi è indicato un trattamento con la metodologia EMDR, efficace e tra l’altro di breve durata.

    Recentemente, assume finalmente anche in Italia, un’attenzione la MINDFULNESS, (J. Kabat Zinn) che attraverso pratiche di meditazione, lavora sulla consapevolezza sviluppando i processi attentivi.

    Esiste un protocollo chiamato MBCT (mindfulness based cognitive therapy), specifico per la prevenzione delle ricadute depressive.

    Non rinviare a domani quello che puoi fare oggi.

    Non è colpa tua se…

    Agisci, vivi la tua vita, affronta il presente senza pensare a ciò che è stato e che ormai non c’è più.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr.ssa Daniela Benedetto,
    Psicoterapeuta Psicologo

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