I chirurghi plastici italiani? C’è da fidarsi

I chirurghi plastici italiani? C’è da fidarsi

La chirurgia plastica è un argomento delicato che suscita sempre dubbi e preoccupazioni

da in Chirurgia estetica, News Salute
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    chirurchi plastici

    Facce immobili, seni improbabili, visi trasformati in maschere: guardando le foto di tanti vip è inevitabile chiedersi chi ha fatto quel disastro, se era un professionista preparato, competente e obiettivo nell’informare il paziente. Almeno per quanto riguarda l’Italia, la risposta è confortante. I chirurghi plastici italiani, infatti, sono preparati come quelli degli Stati Uniti. Cioè moltissimo. La conferma arriva dalla firma del Memorandum of Understanding, il documento che sancisce il gemellaggio tra la SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica) e l’ASPS (American Society of Plastic Surgeons), la massima autorità mondiale del settore, con oltre 7.000 soci.

    Al bando i falsi miti sulla chirurgia estetica! «ASPS e SICPRE hanno reciprocamente approvato i codici etici e il training dei soci – spiega il professor Riccardo Mazzola, presidente della SICPRE – e si impegnano a vigilare sullo standard qualitativo e scientifico, confrontandosi costantemente. In sostanza, hanno riconosciuto che i loro soci operano secondo gli stessi principi generali, con la stessa competenza e preparazione».

    Per il nostro Paese, e soprattutto per i 1200 chirurghi plastici soci della SICPRE (in Italia i chirurghi plastici sono circa 1.500) è un riconoscimento di grandissimo prestigio, senza precedenti, né equivalenti. Bollino di qualità a parte, quai sono gli indizi da raccogliere durante la visita per essere certi che si è di fronte a uno specialista serio? «È fondamentale l’atteggiamento generale – dice Enrico Robotti, past president della SICPRE -: il chirurgo serio non caldeggia l’intervento, non insiste e soprattutto illustra sempre pro e contro, soffermandosi sui margini di incertezza sempre presenti. Inutile dire, però, che è fondamentale verificare sempre i titoli accademici».

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