Hiv: una bambina guarisce, è il secondo caso

Hiv: una bambina guarisce, è il secondo caso

Una bambina è guarita dall’Hiv negli Stati Uniti, dopo una terapia di 11 mesi, avviata già dal momento della nascita

da in HIV, News Salute
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    Una bambina è guarita dall’Hiv. E’ il secondo caso di questo tipo negli Stati Uniti. Dopo un anno dalla nascita, le cure sembrano aver avuto degli effetti positivi e nel sangue della bambina non c’è traccia del virus. La guarigione è stata possibile grazie ad un trattamento portato avanti fin dalle prime ore di vita della piccola, nata nell’aprile del 2013. I medici hanno avuto la conferma della presenza della malattia solo dopo quattro ore dalla nascita della bambina e per questo motivo hanno deciso di iniziare immediatamente la terapia.

    Dopo sei giorni si sono visti i primi risultati, visto che diminuiva la presenza del virus nell’organismo della bambina, nata al Miller Children Hospital di Long Beach, a Los Angeles. I medici conoscevano bene la situazione della madre della piccola, malata di Aids. La donna non ha preso i necessari farmaci per evitare la trasmissione del virus alla figlia. Lo ha specificato Audra Deveikis, specialista in malattie infettive nella struttura sanitaria: “Conoscevamo la madre da una precedente gravidanza e sapevamo che non stava prendendo le medicine contro l’Hiv”.

    Per questo motivo i medici hanno deciso di intervenire tempestivamente. Già durante il travaglio sono stati somministrati dei farmaci alla madre, ma il tentativo di prevenzione non è riuscito. Così la terapia è stata avviata proprio sulla bambina, la quale si trova ancora sotto trattamento.

    E’ ancora presto per parlare di una completa guarigione, ma i test effettuati sulla bambina parlano chiaramente. Anche questo secondo caso apre la strada a delle possibili ricerche e a dei test clinici per controllare se questo trattamento sia a tutti gli effetti valido.

    Aggiornato il 25 ottobre 2013

    Una bambina guarisce nel Mississippi

    E’ nata con l’Hiv una bambina del Mississippi. A poche ore dalla nascita le è stato praticato un trattamento con una combinazione di antiretrovirali. Si è visto che tutto ciò ha dato dei risultati straordinari, perché la bimba, che adesso ha 3 anni, dopo 18 mesi senza assumere farmaci può essere dichiarata guarita, in quanto non mostra più segni della malattia. Gli studiosi affermano che questo può essere considerato il primo caso documentato di remissione dell’Hiv in un bambino.

    I ricercatori sono convinti che la remissione della patologia non possa essere considerata casuale. Il tutto sarebbe il frutto di una terapia approntata precocemente. Molto probabilmente in questo modo il virus non ha avuto l’occasione di avere influenza sulle cellule immunitarie della piccola.

    La bambina continua a stare bene e si è visto che il virus non si replica.

    I medici, comunque, hanno intenzione di effettuare un monitoraggio a lungo termine. La bambina in questione è nata da una madre sieropositiva e, seguita fin dalla nascita, ha mostrato una diminuzione del virus, fin quando quest’ultimo non è stato più rilevato, come hanno evidenziato i test specifici.

    I ricercatori pensano che le cure precoci siano riuscite a bloccare la formazione di depositi virali difficili da trattare. Si tratterebbe di nuclei che si depositano nelle cellule immunitarie e che sono in grado di riattivare l’infezione, quando viene sospeso il trattamento farmacologico.

    Secondo gli esperti, la vicenda di questa bambina rappresenta la testimonianza del fatto che i bambini con infezione da Hiv possano guarire, se subito si inizia una terapia. Adesso l’obiettivo è quello di capire se il metodo utilizzato possa funzionare in maniera generale con tutti i neonati infetti da Hiv.

    Aggiornato il 21 ottobre 2013

    Scoperta la proteina che dà l’immunità

    Una novità importante è stata scoperta in tema di Hiv. Ci sarebbe una proteina in grado di dare una sorta di “immunità” nei confronti della malattia. Lo hanno messo in evidenza i ricercatori della Northwestern Medicine, che hanno effettuato uno studio a tal proposito, i cui risultati sono stati pubblicati su Plos One. Tutto è partito da un interrogativo: come mai alcuni pazienti riescono a controllare a lungo il virus, senza fare ricorso a farmaci? Si è arrivati a scoprire che questi individui possiedono una parte in più di una proteina immunitaria, in grado di bloccare la diffusione del virus nell’organismo.

    La scoperta è davvero importante, perché si potrebbe calibrare in maniera esatta la durata del trattamento farmacologico in tutti i soggetti sieropositivi. E’ come se il sistema immunitario di alcune persone mettesse in atto uno strumento di difesa.

    Da questo punto di vista i ricercatori sperano di poter fare in modo che ogni sieropositivo diventi in grado di controllare la patologia. In questa maniera ci si potrebbe liberare, almeno parzialmente, dai farmaci antiretrovirali.

    L’obiettivo sarebbe quello di potenziare la linea di difesa che, in alcuni pazienti, le cellule mettono in azione in maniera naturale. La squadra di studiosi avrebbe intenzione di giungere allo sviluppo di un farmaco in grado di aumentare la proteina immunitaria che entra in gioco nel sistema di controllo dell’Hiv. Si tratta della proteina chiamata A3 o Apobec3g.

    Quest’ultima sarebbe capace di rendere il virus, come lo hanno definito i ricercatori, un “buono a nulla”. Gli scienziati sono arrivati a questa definizione, conducendo studi specifici sulle cellule dei pazienti che a tutti gli effetti possono essere considerati “immuni”, visto che l’1% delle persone malate riesce a controllare il virus, a volte anche per tutta la vita, senza l’utilizzo di farmaci.

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