Gravidanza: quali farmaci si possono assumere?

Gravidanza: quali farmaci si possono assumere?
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    Diversi i farmaci vietati o sconsigliati in gravidanza, in ogni caso, l'indicazione dovrà sempre darla il medico

    E’ uno dei problemi più dibattuti in medicina, quali farmaci usare in gravidanza e quando utilizzarli; un quesito di non certo facile soluzione, stante il fatto che , se da un lato, potendo, meglio sarebbe astenersi dall’uso dei farmaci, dall’altro non si può neanche immaginare di rischiare la salute della madre e, a volte, dello stesso nascituro obbedendo a logiche scorrette. Perché, se è vero che la moderna medicina non ha ancora risolto importanti interrogativi dati dalle scarse conoscenze di alcune sostanze farmaceutiche circa l’effetto che potrebbero avere sul feto, dall’altro esistono delle certezze riguardo quei farmaci che possono assumersi con sicurezza anche in gravidanza.

    A chi ci legge,invece, è opportuno ricordare che la gravidanza è quella condizione naturale a cui viene richiesta alla donna un’accortezza in più nei confronti di un farmaco, anche il più banale, compresi eventuali integratori alimentari e prodotti naturali. Solo il medico è in grado di stabilire o meno se e quale prodotto prescrivere operando questa scelta soltanto sulla scorta delle conoscenze più moderne, in fatto di farmacologia e non solo, anche ben sapendo che non tutte le sostanze che entrano a far parte del prodotto, possono essere assunte dalla donna gravida.

    Rischio teratogenesi
    Non si può estremizzare il rischio teratogenesi, ovvero l’eventuale danno arrecato al nascituro, con la criminalizzazione dei farmaci, spesso necessari, se non addirittura indispensabili. C’è, comunque da dire, che la possibilità di incorrere in malformazioni congenite del feto per effetto delle radiazioni, dei farmaci e dele infezioni sono molto basse, circa il 3% ; ciò non significa però che si debba abbassare la guardia circa le precauzioni da adottare. Innanzitutto il medico valuta di volta in volta la necessità se prescrivere o meno un farmaco in un rapporto rischio/beneficio tutto a favore del vantaggio nei confronti della donna e, nel farlo, possibilmente, preferisce sottoporre la paziente a terapia farmacologica dalla 12 esima settimana di amenorrea, così come, sarà cura dello stesso medico somministrare la minima dose di farmaco in grado di sortire l’effetto sperato. Ciò perché è anche da segnalare che non è solo il rischio di malformazioni congenite a preoccupare la scienza medica, ma anche eventuali effetti sul nascituro di cui si potrebbe venire a conoscenza dopo parecchi anni dalla nascita ed, in ultimo, c’è anche da ricordare che la medicina di fronte all’innocuità di una sostanza farmaceutica in gravidanza non ha sempre la certezza assoluta, viste che la sperimentazione animale non è, gioco forza, facilmente esportabile nell’uomo.

    Sostanze farmaceutiche che provocano sicuramente danni sul nascituro
    Detto ciò, oggi si è certi che certi farmaci hanno effetti teratogeni certi con la comparsa di malformazioni congenite di diverso grado di gravità. Capostipite di queste sostanze, tristemente balzata sulle prime pagine dei giornali dell’epoca, per via dei devastanti effetti su moltissimi bambini, è la Talidomide, un farmaco che venne somministrato “allegramente” per contrastare la nausea ed il vomito gravidico e che fu fatale in un’elevata percentuale di casi con la constatazione di embrioni uccisi dalla sostanza attiva, mentre nel 20% dei casi diede luogo a malformazioni gravi, quali focomelia, sordità, gravi cardiopatie. Il farmaco in Occidente è stato ritirato dal commercio.

    Antineoplastici
    In atto la scienza non è in grado di stabilire se gli effetti teratogeni, spesso realizzatisi, siano più da ricondursi ai farmaci o alla malattia che riguarda la madre. Il rischio che si assumano certi farmaci, comunque, di propria iniziativa è nullo, poiché nessuno si sognerebbe di assumere antineoplastici senza indicazione medica.

    Farmaci con probabili azione teratogenica
    Estrogeni di sintesi, progestinici naturali e sintetici, androgeni, estroprogestinici; per ognuno di questi farmaci si possono avere effetti sul nascituro. Nel caso della “pillola del giorno dopo”, ovvero l’estrogeno di sintesi, v’è controindicazione per via di effetti sul nascituro, soprattutto femmina, con eventuale mascolinizzazione e, a volte, eventuali neoplasie. Gli estroprogestinici, invece, possono provocare nel nascituro danni al sistema nervoso centrale ed ad organi quali cuore, reni, esofago, trachea. Anche gli androgeni possono avere effetti teratogenici a carico degli organi genitali.

    Corticosteroidi
    Parlando del cortisone si apre un capitolo importante, essendo questa una classe di farmaci che è possibile reperire con facilità. Secondo il moderno pensiero scientifico, l’utilizzo anche nel lungo periodo del cortisone in gravidanza non rappresenta un rischio certo. Ciò non toglie che sarà sempre il medico a dover decidere se la donna gravida debba o meno assumere queste sostanze.

    Anticonvulsivanti
    Purtroppo l’epilessia è una malattia che va curata anche in gravidanza; ben sapendo che molti delle classi di farmaci utilizzati possono avere effetti embriotossici e teratogenici, ma spetta al medico, di concerto con la donna, decidere il da farsi.

    Farmaci con azione tossica sull’embrione e non malformativa sul feto
    Vaccinazioni
    Quando possibile vanno evitati quei vaccini che introducono agenti vivi attenuati, come l’antipoliomielite, l’anti morbillo per citarne alcuni.


    Oppiacei

    Eroina, metadone, morfina, provocano gravi danni all’embrione compresa la sindrome da atinenza, compreso ritardato accrescimento fetale, così come, le amfetamine, la marijuana, l’LSD, possono provocare gravissime malformazioni del feto.

    Narcolettici e tranquillanti
    Pur se ritenuti, a dosi terapeutiche, privi di embrio e fetotossicità, si preferisce somministrarli solo in caso di assoluta necessità e sotto strettissimo controllo medico.

    Ansiolitici

    Fanno parte di queste classi di farmaci, le benzodiazepine, che andranno riservate ai casi di reale necessità anche se pare non abbiano effetti sul feto.

    Antidepressivi triciclici
    Se ne sconsiglia l’uso in gravidanza per via di un atteggiamento diverso, circa il rischio di danni al feto, a seconda delle varie scuole di pensiero. Solo al medico va lasciata la possibilità di scelta, tenuto anche conto che alcune gravi forme di depressione maggiore va trattata anche durante una gravidanza che, proprio per la particolare condizione, potrebbe addirittura slatentizzare una depressione, fino a quel momento, in sordina.

    Antibiotici
    A volte è quasi del tutto indispensabile somministrare antibiotici in gravidanza, nel farlo il medico si orienterà verso quelle classi che, da quanto si sa, non presentano embrio e feto tossicità. Così, ad esempio, la penicillina ed i suoi derivati, dunque, ampicillina, cefalosporine, lincomicina, etc. possono essere somministrate in gravidanza.

    Esistono, invece, antibiotici da evitare, soprattutto nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza, fra questi ricordiamo, la gentamicina, la sisominicina, la tobramicina, la vancomicina, la netilmicina, la kanamicina, l’Amikacina.

    Antibiotici da non usare in gravidanza. Ricordiamo la streptomicina, la tetraciclina, la nitrofurantoina, la rifampicina, il cloramfenicolo.

    Antistaminici e decongestionanti nasali
    Usatri per le allergie e per il raffreddore, non hanno, queste classi farmaceutiche, effetti teratogeni, ma è preferibile usarli sotto forma di spray nasali.

    Anticoagulanti

    Fra tutti il farmaco che più di altri è scelto per la cura di quelle malattie ove si richiede una minore coagulabilità del sangue, pensiamo agli esiti di interventi chirurgici che richiedono immobilità assoluta a letto, ma anche agli esiti di ictus ed eventuali gravi cardiopatie etc. è l’eparina che non oltrepassa la barriera placentare e, dunque, non ha effetti sul feto.

    Analgesici

    Derivati dall’aspirina, la stessa aspirina e il paracetamolo, non ha effetti teratogeni.

    Fans
    Altri antinfiammatori non steroidei vanno evitati nel primo trimestre di gravidanza, non potendosi escludere effetti teratogenici, compresa la possibilità che i FANS possano interagire nelle manovre del parto rendendolo più difficoltoso, così come, parrebbe che i fans possano avere responsabilità anche nel processo di chiusura del dotto di Botallo.

    Insulina e ipoglicemizzanti orali

    Nel caso dell’insulina non sono stati evidenziati effetti teratogenici, mentre gli ipoglicemizzantri orali possono avere effetti sul feto inducendo crisi di ipoglicemia.

    Come ben si vede, l’utilizzo di qualsiasi farmaco va stabilito di concerto sempre con il medico, il quale, di fronte ad una qualsiasi patologia valuterà il rischio della malattia con le conseguenze del farmaco assunto, tenuto anche conto di un altro aspetto importante, ovvero, spesso la malattia della madre è più pericolosa per il nascituro dallo stesso farmaco indicato per la cura.

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