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Gravidanza: l’inositolo previene la spina bifida?

Gravidanza: l’inositolo previene la spina bifida?

Ricerche condotte in Inghilterra e in Italia dimostrano che l'inositolo potrebbe dare un valido aiuto nella prevenzione della spina bifida, soprattutto in quei casi in cui l'acido folico non risulta efficace

da in Acido folico, Gravidanza, Malattie, Prevenzione, Ricerca Medica, Malformazioni
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    spina bifida malformazione

    La spina bifida è una malformazione che interessa il sistema nervoso del nascituro nel corso della gravidanza. Il problema, secondo le ultime stime, nel nostro Paese riguarderebbe una gestazione su 1.500. Un rischio che va comunque evitato e contro il quale la ricerca scientifica sta facendo importanti scoperte negli ultimi tempi.

    Fino ad ora si è usato l’acido folico per prevenire la spina bifida, ma adesso una ricerca portata avanti dagli studiosi dell’University College di Londra apre nuove prospettive in tema di prevenzione della malformazione neonatale. Bisogna infatti ricordare che l’acido folico è efficace nel 70% dei casi. Per le altre situazioni si potrebbe ricorrere all’aiuto fornito dall’inositolo. Quest’ultimo è una molecola molto simile al glucosio, di cui si può dare il giusto apporto al nostro organismo mediante il consumo di frutta, verdura e carne.

    I ricercatori, effettuando delle analisi su animali da laboratorio, hanno riscontrato che la molecola in questione riesce a stimolare le cellule dell’embrione, in modo da procedere alla correzione dei difetti che possono determinare la spina bifida. Se i riscontri dei ricercatori trovassero conferma, l’inositolo potrebbe essere prescritto dai medici per tutti quei casi in cui l’acido folico non risulta efficace. In ogni caso non bisogna dimenticare che possiamo ricavare questa molecola da svariati cibi: cereali integrali, agrumi, meloni, noci, lievito di birra, germe di grano e, per quanto riguarda la carne, soprattutto il fegato.

    Anche in Italia presso il Servizio di Genetica dell’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona si stanno portando avanti ricerche di questo tipo sulle gravidanze resistenti all’acido folico. I risultati sono incoraggianti, assumendo nel periodo preconcezionale, insieme all’acido folico, anche inositolo.

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