Citomegalovirus in gravidanza: valori, come si contrae e la prevenzione giusta

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Citomegalovirus prevenzione

E’ uno dei nemici della gestazione più conosciuti, il citomegalovirus, un virus spesso silenzioso, che si insinua nell’organismo con sintomi poco evidenti o riconoscibili, ma che rischia di compromettere seriamente la salute del piccolo durante i nove mesi di gravidanza. Le percentuali di incidenza ne delineano un profilo poco rassicurante, così come i rischi che comporta: il citomegalovirus colpisce circa un neonato su cento e, se la trasmissione da mamma a feto avviene prima della ventesima settimana di gestazione, le conseguenze possono essere molto gravi.

E’ un herpes virus

Un virus davvero subdolo, come la famiglia virale alla quale appartiene: il citomegalovirus fa parte degli herpes virus e, una volta contratto, rimane latente nell’organismo, pronto a riattivarsi e a diventare pericoloso appena le difese immunitarie abbassano la guardia.

Da “bravo” virus, anche questo, quando riesce a insinuarsi nei tessuti del corpo umano, entra nelle sue cellule, si riproduce, le danneggia, scatenando un meccanismo pericoloso.

Il contagio

Il contagio, quando si tratta di citomegalovirus, avviene nella maggior parte dei casi, per via diretta, attraverso il contatto con alcune sostanze infette.

Non è mai un incontro particolarmente piacevole, ma il contatto con il virus è pericoloso soprattutto se contratto da una futura mamma, durante la gestazione, perché il rischio concreto è di trasmetterlo al piccolo che porta in grembo, attraverso il sangue e il liquido amniotico, dove può localizzarsi il virus.

La possibilità che il citomegalovirus dalla mamma passi al feto è, purtroppo, molto elevata. Infatti, il feto ingerisce continuamente il liquido amniotico, che poi viene eliminato attraverso le urine, e riceve il sangue materno.

I rischi

Un’eventualità che può riservare soprese davvero preoccupanti. Infatti, l’incontro tra il virus e la piccola vita che sta per nascere potrebbe essere davvero fatale: se il microrganismo colpisce il feto può avere effetti molto seri, perché il bimbo non ha ancora sviluppato le difese immunitarie, non è ancora dotato delle armi necessarie per difendersi dall’aggressione del microrganismo, di conseguenza il suo organismo è privo di ogni tipo di protezione.

Se la trasmissione al piccolo non è scongiurata, i rischi per il nascituro sono numerosi e vanno dai problemi neurologici, come il ritardo mentale, i disturbi psicomotori, le sindromi spastiche, la sordità, ai disturbi, più o meno seri, dell’apparato gastroenterico, fino ai problemi di funzionalità alla vista e agli occhi.

La prevenzione

Ridurre i rischi per il nascituro significa, soprattutto, evitare il contagio e diagnosticare la presenza del virus nell’organismo materno tempestivamente.

Allo scopo, è fondamentale che la futura mamma si sottoponga con regolarità, almeno una volta al mese, al test, un semplice esame del sangue, per rilevare la presenza del citomegalovirus.

Un esame più invasivo, sia per la mamma sia per il piccolo, l’amniocentesi, che prevede il prelievo e l’analisi del liquido amniotico, permette di stabilire se il virus ha già contagiato anche il feto.

Se si smaschera il virus nell’organismo della futura mamma, per prevenire la pericolosa trasmissione al piccolo, si possono somministrare immunoglobuline per via endovenosa, con una frequenza mensile, allo scopo di fornire all’organismo materno gli anticorpi necessari a contrastare il virus e a impedirne il passaggio al feto.

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Ven 24/08/2012 da CBuffoli

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