Glioblastoma Multiforme: una tecnica rivoluzionaria per curarlo

Con una metodica del tutto rivoluzionaria, una società privata israeliana che si è negli anni specializzata nel trovare dispositivi medici chirurgici per sconfiggere o per lo meno curare il cancro, in tutti i suoi aspetti peggiori, stiamo parlando di NovoCure, avrebbe trovato il modo per aggredire, al riparo dalla chemioterapia e dunque dall’utilizzo dei farmaci antitumorali, almeno in prima battuta, il temuto glioblastoma multiforme, un tipo di tumore che invade velocemente il tessuto cerebrale incidendo in maniera significativa sulla qualità della vita del paziente che ne è affetto, oltre a mettere in gioco la sua stessa esistenza..
Un tumore, il glioblastoma multiforme, che in America colpisce qualcosa come 6.700 persone ogni anno e che risulta difficilmente curabile sia con la chirurgia, sia con la radarterapia che con la stessa chemioterapia atiblastica, visto che, oltretutto, la possibilità di recidive risulta esser sempre alta.
Mentre in ambito farmacologico sembrerebbe presentare una certa efficacia il trattamento con un nuovo anticorpo monoclonale che va ad incidere arrestandolo il fattore di crescita endoteliale vascolare, vediamo di chiarire brevemente il tipo di neoplasia che stiamo esaminando.
Elevata incidenza del tumore e alta malignità
Cominciamo col dire che il glioblastoma multiforme è considerato fra i tumori più maligni con una percentuale di insorgenza, per quanto riguarda i tumori che si sviluppano all’interno del cranio, pari al 30%, ovvero, su 100 tumori intracranici sono glioblastomi multiformi almeno 30 di questi. Ad esserne colpiti in maggior misura sono soggetti, uomini o donne, che hanno un’età, mediamente al di sopra dei cinqunt’anni, mentre non vi sarebbe menzione a livello scientifico, di eventuali fattori ereditari che darebbero o meno origine alla neoplasia.
Breve aspettativa di vita
Parlando di tumori ad alta malignità, occorre dire che l’aspettativa di vita di un paziente che ne è affetto è alquanto bassa, un anno appena, su dieci pazienti affetti dalla neoplasia, solo uno giunge al secondo anno di sopravvivenza.
La terapia del glioblastoma multiforme
Questo spiega anche l’elevato interesse da parte della scienza nello studiare, sperimentare e trattare nelle forme oggi conosciute questo tipo di tumore. Dopo aver visto parte del trattamento farmacologico, resta da considerare come terapia prescelta quella chirurgica che consiste nell’asportazione più capillare possibile, di tutta l’intera massa tumorale; una condizione questa resa più difficile dal tipo di localizzazione della massa tumorale in un contesto difficile, stante la massa nobile cui si va a radicare il tumore, le aree cerebrali e non solo, spesso è proprio l’età avanzata del paziente a rendere più difficoltoso l’apporto terapeutico del medico, tenuto conto che questi deve tenere conto, durante l’intervento, di componenti importanti che proprio l’età avanzata potrebbero concorrere ad evidenziare, ad esempio, un quadro di multipatologie dell’anziano. Fermo il fatto che come accade un po’ per tutti i tumori, in gioco ai fini terapeutici, ci sono anche le dimensioni della massa tumorale, la sede della neoplasia e l’eventualità che questo si sia radicato in strutture di difficile raggiungimento chirurgico.
Ecco perché, nella terapia chirurgica di un glioblastoma, il medico quando non può aggredire la massa tumorale nella sua interezza, lascia alla terapia nucleare o alla radioterapia, il compito di limitare ciò che è rimasto inasportabile. A caratterizzare la drammaticità di questo tumore concorrono poi altri fattori, uno fra tutti, la possibilità che la neoplasia possa recidivare, una possibilità questa tutt’altro che rara, visto che, di norma, in un anno dall’asportazione il tumore, tale eventualità si ripresenta 80 volte su cento.
Ne consegue dunque che ogni eventuale altra metodica che in qualche modo migliori l’aspettativa e la qualità della vita del paziente affetto da glioblastoma multiforme, ma la stessa cosa riguarda tutti gli altri tumori, è salutata con entusiasmo da parte della comunità scientifica e dagli stessi pazienti. Ciò non toglie che di fronte a nuove metodiche, per’altro ritenute rivoluzionarie, è obbligatorio quanto mai osservare la massima cautela prima di gridare al miracolo, che spesso resta solo nelle speranze di ammalati e loro familiari.
Il nuovo metodo terapeutico NovoCure
Questo è il motivo per cui, accogliendo la notizie che riporta l’innovativo trattamento di NovoCure, col nuovo studio clinico sul Novo-TTF, che di fatto si prevede come terapia per tale tipo di neoplasia, manteniamo la nostra totale neutralità di fronte a questo nuovo trattamento fino a quando lo stesso non sia stato ratificato, approvato dalla Comunità Scientifica come metodo d’elezione per la cura dello specifico tumore.
C’è da dire comunque, che al di là di tutto, il metodo da un punto di vista pratico sembrerebbe interessante nella supposta efficacia. Si tratterebbe di aggredire il tumore utilizzando campi magnetici a bassa intensità e regolati in base alle risposte del paziente in trattamento; il fine che si vuol raggiungere con tale metodica è quello di interrompere la divisione repentina delle cellule cancerose, distruggendo selettivamente quelle già formate e lasciando intatte le cellule sane. Stupefacente, qualora valido, è il sistema di intervento che agirebbe a livello del cuoio capelluto del paziente, dunque evitando allo stesso il trauma e lo stress di un intervento tradizionale in narcosi, a tutto vantaggio della quasi totale assenza di effetti collaterali degni di nota.
Ma c’è dell’altro che appare ancora più interessante, ovvero il fatto che i pazienti possono avvalersi di un dispositivo a batteria portatile che possono portare con sé ad ogni trattamento terapeutico. A dare manforte al ritrovato scientifico ed a sottolinearne la sua validità sta il fatto che tale nuova procedura ha ricevuto il plauso ed il contestuale finanziamento alla ricerca da parte di colossi del calibro di, Pfizer Inc., Johnson & Johnson Development Corporation e Index Ventures. “Siamo molto lieti che Pfizer, Johnson & Johnson Development Corporation e Index dimostrino interesse per il lavoro che stiamo svolgendo con il dispositivo Novo-TTF”, ha dichiarato William Doyle, Presidente del Consiglio di Amministrazione di NovoCure. “Il ricavato dei loro investimenti sarà utilizzato per finanziare il nuovo trial clinico sperimentale per il glioblastoma multiforme di recente diagnosi”. “La terapia Novo-TTF rappresenta un approccio completamente nuovo alla lotta contro il cancro”, spiega Bill Burkoth, Direttore di Pfizer Ventures. “I trial clinici pilota suggeriscono che la terapia TTF, abbinata alla chemioterapia, può migliorare significativamente l’aspettativa di vita del paziente. L’investimento è in linea con l’obiettivo di Pfizer di aiutare i pazienti oncologici a vivere più a lungo e con una migliore qualità di vita”. La possibilità di abbinare Novo-TTF alla chemioterapia tradizionale, con un livello di tossicità supplementare minimo, rende il trattamento particolarmente interessante.
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Fonte | Novocuretrial
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Lun 28/09/2009 da Giuliano in Tumore Al Cervello
ciao,ho letto questo articolo importante e chiedo ai dottori che partecipano a questo progetto di nn mollare e di cercare una soluzione per questo tipo di tumore,io ho perso la mia cara mamma……e nonostante ciò spero che si raggiunga ad una cura perchè tutti hanno diritto a vivere e ad avere ancora una mammma accanto.Saluti e buon lavoro
Rispondi Segnala abusol’importante non è guarire ma speculare a guadagnare .guando il farmaco sara’ pronto se ci sara ‘non sara’ per tutti.
Rispondi Segnala abusoVorrei presentare il mio rispetto per i scienziati che si occupano della Novo Cure. Spero di avere altre informazioni in relazione con la applicazione pratica di questa terapia
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perche non mettete cosa sonole multiforme che sono piùimportanti?
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