Giovani e alcol: è allarme!

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    Troppi i ragazzi, anzi i giovanissimi che abusano di alcol al punto che si registra una frequenza di questi soggetti verso le bibite alcoliche, quando va bene, almeno una volta alla settimana. Il risultato è, secondo quando dichiarato dall’Osservatorio Nazionale dell’alcol, che i ragazzi che hanno un’età compresa fra i 14 e i 17 anni bevono il 2% in più rispetto a quanto si faceva un decennio fa.

    Troppo, lo ammette anche Nicola Caporaso, medico specialista in gastroenterologia dell’Università da Napoli, che ammonisce sul rischio epatico che solo due bicchieri di alcol sono in grado di apportare in soggetti così giovani, per non parlare poi dell’allarme dipendenza che anche un saltuario abuso può determinare.

    Anche il ricorso all’alcol di fine settimana, negli ormai noti “happy hour” rappresenta un problema, soprattutto quando da essa si determinano ubriacature. I motivi per i quali troppi giovani ricorrono all’alcol sono quasi tutti individuabili nel bisogno di comunicazione che, soprattutto le nuove generazioni avvertono forte, ma il ricorso all’alcol, per superare questo limite è solo aggravato dall’abitudine del bere, attesa la dipendenza anche psicologica che si innesca in coloro che cerano in questo modo di superare ogni difficoltà e che finiscono per ricorrere ad una bella bevuta, con le conseguenze del caso e ritengono, anche inconsciamente, che sia solo l’alcol l’unico strumento in grado di far loro intrattenere rapporti migliori interpersonali.

    Del resto l’Istituto Superiore della Sanità ha già da tempo lanciato l’allarme, 3 ragazzi di età compresa fra i 16 e i 25 anni beve alcolici, stessa cosa per gli adolescenti con 15 anni di età, con una percentuale pari quasi al 70% di coloro che con troppa frequenza ricorrono alle bevande alcolici.

    Da un punto di vista sanitario, oltre che sociale, è allarme, visto che gli adolescenti metabolizzano l’alcol in maniera diversa che gli adulti, il che significa maggiori danni epatici ed al sistema nervoso. Nel primo caso in questi soggetti è facilmente diagnosticabile la steatosi epatica, ovvero il deposito di grasso nel fegato, una condizione questa irreversibile una volta istauratasi, ma di contro, una condizione che se arrestata evitando di continuare a bere è perfettamente compatibile con una vita normale senza problemi, ma se ignorata dando corso alle pessime abitudini di bere, apre la strada a steatoepatiti che, col tempo e, neanche troppo tempo, possono condurre alle gravissime cirrosi epatiche o a veri e propri tumori epatici, i temibili epatocarcinomi.

    Solo a 18-20 anni si sviluppa maggiore capacita’ di metabolizzare l’alcol: percio’, come ricorda l’Oms, fino ai 20 anni non bisognerebbe bere piu’ di un bicchiere di vino al giorno. “I giovani pero’ non si accontentano di vino o birra – sottolinea Caporaso – preferiscono i drink a base di superalcolici, ma devono capire che il loro e’ un errore gravissimo che puo’ preludere alla dipendenza”. “Superare la soglia indicata dall’Oms – chiarisce il professor Caporaso – aumenta la probabilita’ di contrarre un danno epatico indipendentemente dalle bevande che si assumono, siano esse vino, birra o superalcolici”.