Gioco d’Azzardo compulsivo: tossicodipendenza senza droga del nostro millennio

Gioco d’Azzardo compulsivo: tossicodipendenza senza droga del nostro millennio

Il risultato è che fra videopoker, slot machine, lotterie, Superenalotti vari, gratta e vinci, ci troviamo investiti da una piaga sociale di proporzioni gigantesche in grado di produrre quel famigerato sballo in nome del quale la gente è disposta a rovinare se stessi e gli altri, il fisico come la psiche precipitando in un baratro senza fine fatto di pericoli a 360 gradi e dove il disturbo compulsivo

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    Slot Machine

    C’è un’altra dipendenza dagli effetti nefasti come quelli della droga, dell’alcolismo, ma alla stregua di queste, con ripercussioni sociali davvero pesanti ed allarmanti, parliamo della dipendenza dal gioco, che sia d’azzardo o meno poco importa, fatto sta che tale problema si sta ripercuotendo su fasce sempre più larghe della popolazione, colpendo anche i giovani.

    Purtroppo, a differenza di quanto capita con altre dipendenze, dove almeno la figura dello Stato sembra garantirci solo apparentemente tutelandoci e mettendo a nostra disposizione anche le cure per uscirne, la dipendenza da gioco è addirittura alimentata dallo stesso Stato che è uno dei “produttori” di lotterie, Gratta e Vinci e quant’altro ed è semplicemente patetico il messaggio che si limita ad invitare alla moderazione inducendo i consumatori a giocare con raziocinio, quando si pensa che le dipendenze in generale fanno leva proprio sulla perdita di quel raziocinio tanto sbandierato.

    Il risultato è che fra videopoker, slot machine, lotterie, Superenalotti vari, gratta e vinci, ci troviamo investiti da una piaga sociale di proporzioni gigantesche in grado di produrre quel famigerato sballo in nome del quale la gente è disposta a rovinare se stessi e gli altri, il fisico come la psiche precipitando in un baratro senza fine fatto di pericoli a 360 gradi e dove il disturbo compulsivo che porta a rovinarci diviene il volano in grado di spingere ai massimi livelli il bisogno incontrollato di giocare, giocare e giocare alla ricerca di quel qualcosa che possa mitigare in qualche modo la ricerca di quel piacere patologico incarnato dalla tossicodipendenza senza droga, qual è inteso oggi il gioco più o meno d’azzardo nella nostra epoca.

    Certo non possiamo negare un certo scetticismo di fronte a quelle iniziative promosse in questo caso dai Monopoli di Stato e presentata dalla Snai al Tempio di Adriano a Roma, alla presenza – fra gli altri – del fotografo Oliviero Toscani e Maurizio Ughi, presidente di Snai Spa, non perché destituita di significato, ma perché l’approccio che si da oggi al gioco promosso dallo Stato è lo stesso che si dava alla vendita di sigarette dove lo Stato lucrava e al contempo induceva a liberarsi del vizio, per cui ci si sia consentito per lo meno credere che al di là della bontà del prodotto, i risultati che con tale iniziativa si vogliono auspicare ci sembrano sicuramente molto deboli. Detto ciò, vediamo cosa prevede tale iniziativa.

    “Si profila sempre più il rischio – ha affermato il neuroscienziato Rosario Sorrentino, direttore dell’Ircap (Istituto di ricerca e cura degli attacchi di panico) alla Pio XI di Roma, intervenuto a Roma alla presentazione della campagna per la sensibilizzazione sul gioco responsabile, di una addiction generation, una generazione dipendente dalle emozioni ottenute grazie a una scarica di dopamina extra. Un modo per provare sensazioni fuori dall’ordinario, con il pericolo che questo sia di fatto – dice l’esperto – una ‘porta d’ingresso’ verso comportamenti caratterizzati da aggressività, impulsività, rabbia, con una chiara matrice sociopatica”. E’ proprio il cervello umano il luogo dove il gioco d’azzardo ha “‘buon gioco’ – nota il neurologo, con un sorriso -. Quando arriva la compulsione la patologia attecchisce nel cervello e questo organo appare sempre più in affanno, perché non riesce, nonostante il contributo della corteccia prefrontale, a frenare o neutralizzare il desiderio smodato, irresistibile e impulsivo di giocare.

    E’ a questo punto – aggiunge Sorrentino – che la persona cade in balia del demone del gioco, schiava del piacere e del bisogno di ribadire emozioni di intensità crescenti, da vivere senza alcun tipo di freno”.

    Vorremmo a questo punto sperare che per lo meno esista o meno una cura per risolvere tale grave disturbo, ci conforta apprendere che gli studi in proposito sono noti e in stato avanzato purchè si preveda una diagnosi precoce abbinata ad un trattamento che non escluda né il ricorso ai farmaci ed eventualmente alla psicoterapia, ciò ai fini della prevenzione della malattia e al suo cronicizzarsi, tenendo anche conto dei rischi di incorrere in altre patologie annesse al disturbo, quali possono essere le depressioni, gli attacchi di panico, l’ansia… Attenzione anche al ‘pericolo mediatico’. “Una potenziale responsabilità e’ da attribuire ai messaggi che provengono dal mondo dei mass media e della comunicazione – avverte Sorrentino – che promuovono costantemente la cultura del piacere e del gioco, arrivando a enfatizzare lo stereotipo del vincente, colui che con una puntata coraggiosa può cambiare in un batter d’occhio la sua vita”. Le campagne di informazione sociale per contenere la diffusione del gioco d’azzardo potrebbero essere, secondo Sorrentino, un’arma molto utile. “Proprio perché la malattia e’ espressione di una combinazione di fattori genetici e ambientali, potrebbe avvantaggiarsi del contributo positivo dei mass media”. Insomma, informazione e prevenzione per difendere i cittadini.

    Resta comunque da conoscere l’incidenza che il gioco patologico ha sulla popolazione; e qui rileviamo che, per quanto diffuso, in Italia ad essere affetti da tale patologia sono non più del 3% dell’intera popolazione italiana, ma di contro assistiamo ad un altro fatto, quello di assistere ad una raccolta complessiva in termini economici per l’acquisto di lotterie, Superenalotto etc. pari a 54.410 milioni di euro con un incremento, rispetto all’anno precedente di 6.856 milioni di euro, pari al 14,4%. Trend in crescita, dunque, per il gioco autorizzato. Si è passati dalle 3 occasioni di gioco alla settimana del 1990 alle 15 occasioni del 2006. e che dire delle prospettive offerte da internet e dai video poker on line.

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