Ghiaccio contaminato nel 56% dei casi, un rischio per la salute

Il ghiaccio alimentare viene spesso usato durante l’estate per preparare molti prodotti freschi nei bar e nei ristoranti. Da alcune recenti ricerche è pero emerso che nel 56% dei casi questo ghiaccio è contaminato, mettendo a rischio la nostra salute. Ecco quali sono i problemi cui si va incontro utilizzando del ghiaccio contaminato e quali sono le misure di sicurezza da adottare.

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    ghiaccio alimentare contaminato

    Il ghiaccio per uso alimentare può essere contaminato, mettendo a rischio la nostra salute. Secondo un recente studio, addirittura nel 56% dei casi il ghiaccio esaminato è stato dichiarato non sicuro per il consumo alimentare. Naturalmente tutto ciò può avere serie ripercussioni sul benessere del nostro organismo. Per questo motivo lo scorso 23 giugno 2017 a Milano si è tenuto un incontro formativo dal titolo “Il ghiaccio, un alimento troppo spesso sottovalutato”, puntando il dito in particolare sull’autoproduzione.

    Ghiaccio alimentare contaminato, le analisi effettuate

    L’incontro, organizzato da INGA (Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare), verteva sull’analisi dei primi risultati dopo l’applicazione del Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, redatto per la prima volta in Europa nel 2015 e approvato dal Ministero della Salute. Hanno partecipato alla riunione, oltre all’INGA e al Ministero della Salute, anche la Regione Lombardia, la Regione Sicilia e altri esperti del settore.

    Purtroppo i primi risultati sono stati spiazzanti. Le analisi svolte nell’area costiera della provincia di Palermo hanno dimostrato che nel 56% degli operatori controllati (produttori ed esercizi di somministrazione), il ghiaccio ha presentato delle positività microbiologiche e, talvolta, chimiche. Ovvero: era contaminato.

    I pericoli del ghiaccio alimentare contaminato

    Il ghiaccio alimentare contaminato è dannoso per la nostra salute. I pericoli sono suddivisibili in tre tipi:

    1. Fisici: corpi estranei di varia natura che possono creare danni al consumatore se ingeriti (ad esempio frammenti di vetro, di metallo, di plastica).
    2. Chimici: sostanze chimiche rischiose per la salute dell’uomo se presenti in quantità superiore a quelle stabilite per legge.
    3. Biologici: organismi viventi che possono causare malattie nel consumatore (ad esempio batteri, funghi, virus, insetti).

    In particolare per il rischio biologico, il ghiaccio contaminato può causare infezioni gastrointestinali. È infatti spesso l’origine delle fastidiose enteriti che provocano la diarrea del viaggiatore. Inoltre può causare danni al sistema nervoso, soprattutto nelle persone che hanno un sistema immunitario più debole.

    Per quanto riguarda invece il momento in cui avviene la contaminazione, i rischi sono di tre tipologie:

    1. Contaminazione della materia prima: avviene se l’acqua non è considerata potabile in base ai requisiti del Decreto Legislativo 31/2001 sulle acque destinate al consumo umano.
    2. Contaminazione in fase di lavorazione: avviene durante la produzione del ghiaccio, e dipende quindi dall’ambiente di lavoro, dai macchinari utilizzati e dal personale addetto alla produzione.
    3. Contaminazione durante la conservazione: avviene nel periodo dello stoccaggio e della commercializzazione del ghiaccio.

    Qual è il ghiaccio a rischio contaminazione?

    Dagli studi condotti dalla Regione Sicilia, è emerso che il ghiaccio a maggior rischio di contaminazione non è quello prodotto in casa, e neanche quello utilizzato nelle grandi imprese (che spesso fa utilizzo di ghiaccio confezionato). Il procedimento più pericoloso è quello dell’autoproduzione del ghiaccio all’interno di piccoli esercizi commerciali quali bar, pub e ristoranti. Ed è proprio per sensibilizzare i produttori riguardo il rischio che si corre nella produzione del ghiaccio alimentare che nasce il Manuale di cui abbiamo già parlato.