Geni: quelli del gusto amaro in relazione alla longevità

Una ricerca italiana mette in evidenza che esiste una correlazione tra longevità e geni implicati nella percezione del gusto dell'amaro

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    I geni implicati nella percezione del gusto amaro sono correlati alla longevità. A sottolineare questa relazione è stato uno studio dell’Università di Pisa. Prendendo in considerazione diversi centenari, i ricercatori hanno riscontrato che negli anziani longevi c’è una variazione genetica che interessa il ricettore del gusto amaro.

    In effetti è da specificare che i geni deputati al gusto dell’amaro svolgono importanti funzioni all’interno del metabolismo. In particolare avrebbero delle implicazioni rilevanti per quanto riguarda il controllo della peristalsi e dell’insulina. Quindi in parte viene smentita anche la teoria secondo la quale il gusto dell’amaro sarebbe una sorta di difesa per scampare al pericolo di un’eventuale tossicità insita in determinati alimenti.

    I sapori amari sono correlati alla possibilità di vivere più a lungo per il fatto che sono strettamente legati alle abitudini alimentari. Queste ultime a loro volta sono in grado di influire sul livello di grassi e di zuccheri, i quali sicuramente svolgono un ruolo non trascurabile nell’ambito della longevità, anche se è pur vero che contano anche altri fattori. Per esempio in termini di invecchiamento per i centenari conta la personalità.

    È certo comunque che i geni possono predire la longevità. E le prospettive più ampie aperte dalla ricerca scientifica offrono sempre più opportunità in questo senso. Si sa che l’invecchiamento è provocato anche dai geni, oltre che da condizioni ambientali. Adesso la ricerca ha aggiunto un elemento in più, che è costituito dal ruolo dei geni del gusto amaro. Un passo avanti per saperne di più sui meccanismi che regolano la longevità.