Gastroscopia: non bisogna temerla!

Gastroscopia: non bisogna temerla!

La gastroscopia è un esame indispensabile per diagnosticare diverse patologie anche gravi dell'apparato digerente, ma consente anche di effettuare interventi diversi in sede gastro-intestinale ma è odiata dai pazienti, ma adesso qualcosa può cambiare

da in Analisi Mediche, In Evidenza, Malattie, Ulcera Gastrica, Biopsia, Gastroscopia
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    Gastroscopia

    Sono molte le patologie dell’apparato digerente che richiedono il ricorso alla “famigerata “ e tenutissima gastroscopia essendo fino adesso uno, se non l’unico esame invasivo in grado di diagnosticare per tempo una patologia gastrica anche grave quale potrebbe essere una neoplasia dello stomaco, ad esempio, o un’ulcera gastrica. C’è da dire, parlando di esami diagnostici per le patologie del digerente che essendo vissuta la gastroscopia con terrore da parte dei pazienti i medici devono faticare non poco per convincere medici e congiunti degli ammalati a sottoporsi a questo esame; il rischio nel non farlo, a volte, è quello di ritardare una diagnosi di una malattia anche molto seria con conseguenze spesso drammatiche.

    Un esame semplice e prezioso

    L’esame consiste nell’introdurre un particolare strumento chiamato endoscopio dall’esofago in giù e questo consente in breve tempo al medico di poter osservare in un apposito monitor le parti del digerente che più interessano il medico, quali ad esempio, l’esofago, lo stomaco e il tratto dell’intestino tenue, ovvero il duodeno e constatarne le condizioni e le eventuali patologie cui sono interessati.

    Invasivo si, ma senza radiazioni

    La gastroscopia, pur dovendosi ritenere un atto invasivo, intendendo con questo ogni atto medico che con strumenti esterni introduca all’interno del corpo eventuali strumenti diagnostici per studiarne gli organi, a differenza con quanto accade con altri esami non sottopone il paziente all’aggressione di eventuali radiazioni, come accade ad esempio coi raggi X.

    Le malattie che si diagnosticano con la gastroscopia

    Molti credono che con la gastroscopia il medico possa diagnosticare solo ulcere e tumori gastrici o intestinali. Questo è vero solo in parte, con questo esame infatti il medico oltre alle patologie ricordate, oltretutto con la gastroscopia è anche possibile prelevare porzioni di tessuto tramite la biopsia ed analizzarli al microscopio, con lo stesso esame è anche possibile constatare anche l’alterata funzionalità di organi del digerente, per esempio, capire i motivi per cui la deglutizione non avvenga in maniera perfetta e scoprire se a livello dell’esofago vi siano ostacoli da rimuovere o qualsivoglia malformazione, senza contare che la gastroscopia da esame diagnostico può trasformarsi anche in strumento per eseguire veri e propri interventi atti a rimuovere formazioni o a dilatare aree patologicamente ristrette.

    Come si svolge l’esame
    Al paziente viene richiesto il digiuno di almeno dieci ore prima della pratica clinica, ciò è spiegabile comprensibilmente per evitare il vomito o la presenza di cibo che ostruisca o renda più difficile il passaggio della sonda. Al paziente viene somministrato un blando sedativo per via generale e topicamente a livello della bocca che viene tenuta aperta con uno strumento idoneo. Essendo un esame invasivo il paziente è tenuto a firmare il consenso all’esame.

    Fatto ciò il paziente si sdraia su un fianco, il medico introduce il sondino con delicatezza, qualche paziente riferisce che durante l’esame ha accusato senso di vomito e di soffocamento. Per lo più tali reazioni sono dovuti allo stato d’ansia del paziente piuttosto che all’esame stesso. Se il medico lo ritiene può insufflare aria per allargare le pareti gastriche e rendere più chiara la visione al monitor. L’esame è abbastanza veloce, generalmente tre/quattro minuti sono sufficienti a completarlo, tuttavia, se bisogna contestualmente effettuare una biopsia con prelievo di tessuto gastrico o intestinale, l’esame può durare di più, stessa cosa se si usa l’endoscopio per effettuare un intervento.

    Nella normalità dei casi in circa 24 ore scompaiono anche i disturbi più fastidiosi, come una leggera dolenzia alla gola e quel senso di aria nello stomaco per lo più disteso; impossibile in questa sede stabilire quando il paziente può riprendere ad alimentarsi o bere, perché dipende dal tipo di esame effettuato e sarà il medico di volta in volta a stabilirlo col paziente in base all’intervento effettuato. Da segnalare che la gastroscopia difficilmente da controindicazioni o effetti avversi, raramente si è assistito ad emorragie o a perforazioni, così come viene richiesto al paziente di comunicare al medico eventuali effetti avversi verificatesi a distanza di ore o giorni dall’esame; questi sintomi possono essere vomito continuo, presenza di sangue occulto nelle feci, che si palesa con la presenza di feci caratterizzato da colore molto scuro, forti dolori in sede gastro-intestinali.
    Fonte: Aigo, associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri

    I centri dove si effettuano le gastroscopie
    Ecco i centri di Gastroenterologia dove è eseguito questo esame. L’ospedale San Camillo di Rieti (dott. Fausto Barberani), è centro di riferimento e tiene corsi per medici; Lombardia, ospedale di Legnano, Abbiategrasso e Cantù (dott. Sergio Brunati); Emilia Romagna, ospedale di Ferrara (dott. Sergio Gullini), Policlinico Le Scotte Siena (dott. Giorgio Frosini), ospedale di Valdarno (dott. Giorgio Cangioni); Lazio, università di Tor Vergata Roma (dott.

    Franco Pallone, dott. Italo Stroppa, Endoscopia Digestiva); ospedale San Giovanni Roma (dott. Giovanni Iacopini); Abruzzo, ospedale di Vasto (dott. Antonio Spadaccini); Molise, ospedale di Campobasso (dott. Paolo Mescia); Campania, ospedale Villa del Sole, Salerno e clinica Malzoni, Agropoli (dott. Gianni Ricco); Puglia, casa di cura Santa Rita, Taranto (dott. Pierfrancesco Roca). Informazioni: f.barberani@asl.rieti.it; 0746.278293;
    www.gastroscopia-nasale.com

    E se introducessimo l’endoscopio anzicchè dalla bocca dal naso?
    Ne sono convinti diversi medici gastroenterologi, usare il sondino per la gastroscopia cambiando la via d’accesso dalla bocca al naso migliorerebbe la situazione dei circa cinquecentomila pazienti che ogni anno ricorrono a questo esame invasivo che eviterebbero i fastidi già visti dell’esame.

    Non a caso c’è chi dice che nonostante l’intero esame duri poco, tre/quattro minuti, appunto, non vorrebbero mai più ripeterlo. La nuova gastroscopia che utilizza come via il naso si chiama “ transnasale” e gli utilizzatori giurano che il paziente è tanto rilassato da alzarsi subito dopo come nulla fosse accaduto.

    Perché la transnasale è diversa dall’esame tradizionale?
    Perché la via di accesso è preferita dal paziente e perché la sonda è più piccola, 56 millimetri di diametro contro i 9,8 di quella tradizionale. Tale innovativa tecnica è stata messa a punto dal professore Fausto Barberani, primario Gastroenterologo all’ospedale San Camillo di Rieti, ed è già stata provata con successo su diecimila pazienti. Un numero elevatissimo e statisticamente significativo.

    Come si effettua l’esame
    L’esame si effettua come accade con la gastroscopia gastrica tradizionale, con la differenza che il sondino viene introdotto dal naso, raggiungendo gli stessi siti raggiunti con il sondino utilizzato per la forma classica e con lo stesso sondino transnasale si può intervenire, ove occorra per la rimozione di polipi e per qualsiasi altro intervento fra quelli visti in precedenza. Oltretutto per molti pazienti l’essere affrancati dalla tradizionale gastroscopia dovendovi ricorrere più volte nel corso di un anno, evita loro il problema delle sedazioni continue per via endovena. Per non contare che dopo l’esame il paziente va a casa e secondo l’inventore di questo esame si può riprendere subito a mangiare e persino guidare l’auto. Per di più l’esame mediante sondino transnasale costa meno al S.S.N. il costo infatti passerebbe dai 220 euro della gastroscopia tradizionale con sedazione agli 85 della transanasale senza anestetici, per non contare che non prevedendo la sedazione non occorre per l’esame la presenza di medici anestesisti e rianimatori.

    Inoltre la transnasale, sottolinea Barberani nel suo studio prospettico “Progetto Pinocchio” (dal naso italiano più famoso nel mondo), può essere utilizzata anche in pazienti particolari: quelli che, per patologie del cavo orale, non possono aprire la bocca, nei bambini sopra gli undici anni, ai quali possono essere spiegati i vantaggi, i gruppi a rischio, ovvero chi ha insufficienza respiratoria, spesso cardiorespiratoria, chi soffre di emorragie, chi è in gravidanza. Veniamo al capitolo complicanze ed effetti collaterali: nel 2 per cento dei casi l’introduzione dell’endoscopio non è possibile per problemi anatomici del naso e quaranta persone su cento hanno una minima lacrimazione. Insomma un vero esame di routine.

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