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Gastrite: sintomi, cura e forme dispetiche scambiate per gastrite

    Parlare di gastrite è sicuramente interessante, perché nel farlo ci si accorge che esiste un numero spropositato di casi ascrivibili a questa patologia in una popolazione cospicua di pazienti, portati molto spesso a ricondurre alla gastrite tutta una serie di disturbi che poco o niente hanno a che fare con la malattia se non la convinzione di soffrirne, atteso che la vera gastrite non è possibile diagnosticarla se non con esami strumentali e la percentuale di pazienti che vi si sottopone, rispetto a quelli che lamentano i sintomi, è molto bassa.

    Origine della malattia

    La “vera” gastrite è un’infiammazione causata da diversi fattori alcuni provenienti dall’esterno e per questo definiti endogeni, altri dall’interno, chiamati esogeni,che vanno ad interessare una o più mucose gastriche. Fra i fattori endogeni si individuano alcune infezioni, magari sviluppatesi in distretti lontani dalla sede dell’infiammazione o patologie che si riflettono a livello gastrico senza avere né origine ne cause primarie in quest’organo. Fra i fattori esterni, a parte l’azione di alcuni batteri contratti e non sviluppatesi all’interno della mucosa, noto è il ruolo di alcuni farmaci che esercitano un danno sulla mucosa, ricordiamo i fans, i farmaci antinfiammatori non steroidei, fra questi capostipite è l’aspirina, ma non solo questa classe di medicine ha azione lesiva a livello dello stomaco, così come da annoverare anche l’azione di agenti chimici, fisici, traumatici che hanno effetti dannosi, spesso anche gravi a livello gastrico e, comunque, in grado di causare la malattia.

    Prognosi

    Generalmente la gastrite evolve rapidamente verso la guarigione, a meno che gli agenti che sono intervenuti nella malattia non si eliminano in parte o in toto, così come, un aiuto alla guarigione può venire anche dalla dieta, opportunamente modulata per accelerare la guarigione, se non addirittura del tutto sostituita perché essa stessa causa della malattia. Bisogna però tenere conto di alcuni casi in cui la gastrite tende ad estendersi investendo organi vicini, questi casi, in corso di un’infiammazione gastrica non sono rari, soprattutto quando, nonostante la sintomatologia, non si riesce ad allontanare una o più cause primarie, fra quelle appena ricordate, che hanno avuto una responsabilità certa nella malattia. Cosìche, si assiste ad uno sconfinamento dell’infezione verso l’intestino conclamandosi con quella che si definisce gastroenterite acuta, clinicamente sicuramente più impegnativa.

    Approccio terapeutico

    Nel caso di una gastrite acuta, definiamola per semplicità semplice, ovvero circoscritta alla sola mucosa gastrica e, dunque, senza interessamento intestinale, l’assenza del vomito potrebbe essere un primo passo per confermare un’infiammazione localizzata soltanto allo stomaco, la terapia con antiacidi, ce ne sono moltissimi in commercio e, soprattutto,l’allontanamento di tutte quelle cause che hanno avuto responsabilità nell’esordio, sono sufficienti per riportare la situazione nella normalità. Più impegnativi senz’altro quei casi manifestatisi con vomito frequente, nausea continua e, talora, dolori addominali; in queste evenienze, i soli antiacidi possono essere insufficienti per contrastare la patologia, dunque, potrebbe essere necessario ricorrere a farmaci che agiscono sulla motilità intestinale, atteso l’interessamento enterico e di questi farmaci ne esistono diverse famiglie, alcuni caratterizzati per la rapida azione nel contrastare il vomito, altri in grado di agire in un tempo più lungo, conservando l’azione protratta.

    Trattamento dei casi gravi

    Così come, anche una sintomatologia diarroica prolungata e resistente ai comuni trattamenti, potrebbe indurre il medico a ritenere che ci si trovi di fronte ad una gastroenterite acuta, fatto che lo induce a trattare in maniera più completa la malattia, tanto più celermente, quanto più a rischio è il paziente, a causa dei pericoli anche gravi che corre causati dalle abbondanti perdite elettrolitiche che, per alcuni soggetti, anziani, defedati, cardiopatici, bambini in tenera età, soggetti immunodepressi, possono essere persino letali. Davanti ad un quadro caratterizzato da diarree profuse, peggiorate dal vomito incoercibile, l’intervento dei sanitari sarà quanto mai volto, in prima battuta, nel riequilibrio idro-salino mediante infusione di liquidi dall’esterno e, qualora ritenuto utile, anche la concomitante somministrazione, spesso parenterale, di antibiotici che agiscono per contatto sulla parete gastro-intestinale. Riportata la situazione in uno stato di semi-normalità, il ricorso a diete per lo più liquide è quanto mai indicato, chiaramente, purchè si sia risolto del tutto il vomito.

    Degenerazione della malattia

    Per fortuna in pochi casi si assiste ad una degenerazione della malattia verso forme seriamente erosive con quadri clinici caratterizzati da sanguinamenti in sede e evidenza di sangue, per lo più digerito nelle feci, a volte così evidente da colorarle di nero. In questi casi, che possono avere effetti molto seri sulla salute, il ricorso ad una ospedalizzazione per le cure del caso, che possono anche comportare come presidio d’urgenza la trasfusione di sangue, è quanto mai indicato e, spesso, urgente. A questi quadri si aggiungono le forme di gastrite che si prolungano nel tempo caratterizzate da una sintomatologia che le riconduce a gastriti semplici ad andamento cronico.

    Le dispepsie gastriche comunemente definite gastriti

    Sono le forme più frequenti, caratterizzate da sintomi ricondotte alle gastriti, soprattutto per facilità di linguaggio, ma che poco hanno a che vedere con la vera patologia, compreso il fatto che la diagnosi viene eseguita semplicemente basandosi sull’anamnesi del paziente e su un esame obiettivo dello stesso sulla scorta dei sintomi lamentati, senza il ricorso ad alcuna indagine strumentale. Alcuni sintomi sono sovrapponibili o per lo meno simili alla gastrite ma quasi sempre in questi pazienti, dispeptici, si individuano cause non organiche che hanno responsabilità nei sintomi e fra queste, quasi sempre, si individuano vere e proprie nevrosi d’ansia. Ciò spiegherebbe l’altissima incidenza di disordini digestivi, erroneamente ricondotti a gastriti, anche fra giovani e giovanissimi, se solo si guardi l’enorme numero di ansiolitici venduti nei Paesi progrediti, segno che l’ansia è una malattia dei nostri tempi a diffusione capillare in tutti gli strati della popolazione. E se solo pensiamo che lo stomaco e non solo quello, è quell’organo per elezione definito bersaglio di tutte quelle malattie psicosomatiche, ovvero, che trovano nella psiche e nelle sue manifestazioni, l’origine di molte delle malattie che lo interessano, si capisce bene che l’ansia trova terreno fertile nello stomaco nell’istaurare forme dispeptiche che, senza nulla avere a che fare con le gastriti, hanno manifestazioni cliniche simili.

    Diagnosi dispepsie

    La diagnosi delle dispepsie è agevolata dal fatto che il paziente che si rivolge per una visita, inizialmente dal proprio medico di famiglia, generalmente manifesta già i sintomi dell’ansia e spesso lo stesso medico conosce le sue manifestazioni per averlo trattato in altre occasioni dove proprio l’ansia e lo stress erano stati individuati come causa di altre patologie. Ciò, in aggiunta a quei casi meno plateali di nevrosi d’ansia, inducono il medico ad attuare una condotta diagnostica volta ad escludere eventuali malattie organiche che abbiano responsabilità, più o meno evidenti, nella dispepsia lamentata. Quasi sempre, però, l’esperienza del medico è tale da consentirgli di diagnosticare in prima battuta la vera causa, psicosomatica, imputata dei disordini digestivi, a volte anche penosi per chi ne soffre. A questo punto, si cerca di intervenire sulle cause, oltre che sui sintomi della malattia, individuando quei fattori che più di altri intervengono negativamente sulla salute. Intanto si interviene sulla dieta del paziente, spesso frettolosa, sbilanciata e contraddistinta da cibi, particolarmente aggressivi della parete gastrica. Così come, è sempre buona norma, allontanare alcol e superalcolici, a volte lo stesso caffè ed il fumo di sigaretta,che hanno responsabilità sui sintomi, così come, nel possibile, compito molto improbo di questi tempi, si cerca di stabilire col paziente una condotta di vita che lo induca a fronteggiare e riconoscere lo stress in tutte quelle forme, anche aggressive, che trovano nell’ansia la loro espressione peggiore.

    Sintomatologia delle dispepsie

    Quasi sempre il paziente si rivolge al medico per un sintomo lamentato più di tutti e quanto mai fastidioso, l’acidità di stomaco, a volte tanto severa da accompagnarsi ad eruttazioni acide che finiscono per irritargli persino l’esofago, fatto per nulla strano se consideriamo la natura acida del materiale in corso di digestione. Ma non sempre è solo l’acidità a rendere difficile la vita al paziente, si annoverano, ad esempio, la tensione dello stomaco, più fastidiosa che grave, la digestione lenta, l’eccessivo senso di sazietà e non solo post prandiale, c’è chi lamenta questo sintomo anche al risveglio mattutino lamentando il fatto di avvertire come l’impressine di non aver digerito il pasto della sera prima, accompagnando il tutto, a volte, da una fastidiosa aerofagia e flatulenza. Non è infrequente il caso di pazienti che lamentino un senso di prominenza della pancia, fatto più frequente nelle donne che negli uomini che, con la pancia, ci fanno i conti generalmente per altre cause. Si arriva al punto che il senso di tensione gastrica è tale che a volte la prominenza dell’addome è solo avvertita dal paziente senza che sia evidente nella realtà, oppure è riferita a certe ore della giornata e non ad altre.

    Sintomi dispeptici più impegnativi

    Esistono anche dei sintomi delle dispepsie che impegnano il paziente in maniera più significativa, accelerando una visita dal proprio medico e che spesso sono il proseguo dei sintomi sopra esposti e mal gestiti dal paziente stesso. La nausea, raramente seguita dal vomito, la perdita dell’appetito, raramente il dolore gastrico, semmai avvertito più il bruciore, persino sintomi lamentati che lo inducono a rivolgersi a specialisti specifici, per lo più cardiologiì,per via di palpitazioni cardiache, continue extrasistoli, senso di costrizione toracica vissute con angoscia dal paziente che si convince di soffrire di gravi patologie cardiache, compreso l’infarto, atteso che in alcuni pazienti si finisce per avvertire precordialgie, ovvero dolori in sede cardiaca, aggravate dal senso di ansia crescente che coglie questi pazienti, quasi sempre condotti, nelle forme ritenute più severe, al pronto soccorso.

    Terapie delle dispepsie

    Tralasciando le forme di esacerbazione più gravi delle dispepsie che richiedono un intervento mirato non solo atto a curare il sintomo ma la vera causa all’origine di tutto, la terapia, per lo più attuata per controllare forme più semplici caratterizzate da disturbi digestivi dispeptici,è quella di curare allo stesso modo i sintomi, che incidono sulla qualità della vita del paziente e le cause. Cosicché, si agisce sull’acidità a diverso grado, dagli antiacidi a tutti quei presidi moderni in grado di contenere e proteggere al contempo la mucosa gastrica, a questi eventualmente associando dei farmaci che hanno azione sulla motilità. Allo stesso modo, soprattutto nei casi severi, il ricorso alla diagnostica strumentale, radiologia, ecografia, eventualmente gastroscopia, può essere necessario, così’ come quasi sempre è necessario allontanare la causa responsabile di tutto ciò, dunque si agisce con farmaci anti ansia, per eccellenza le benzodiazepine, a volte somministrate singolarmente, altre in associazione a farmaci antispastici o che agiscano ancora una volta sulla motilità intestinale, così come in determinati casi, a giudizio del medico, una volta individuata la causa psicosomatica della malattia si può propendere per un trattamento a base di farmaci antidepressivi leggeri, oggi ne esistono diverse famiglie, da assumersi per un certo periodo, soprattutto a cavallo della situazione psicologica negativa vissuta dal paziente. Nelle forme più severe non è del tutto infrequente il caso in cui sia lo stesso medico a consigliare il ricorso allo psicoterapeuta o nei casi più impegnativi, allo psichiatra, per curare forme di depressione latente o manifesta.

    Consigli utili

    Al di là di tutto, in quei casi di più facile approccio terapeutico, non mancano consigli di ordine igienico a volte sufficienti, insieme alle prime cure, a riportare la situazione verso la guarigione, tenendo a precisare che in soggetti predisposti la consapevolezza di dover convivere con sporadici disturbi digestivi per tutta la vita, aiuta a trattare le dispepsie in maniera più serena abituandosi da soli, quasi sempre, a riconoscerli per tempo. Dunque, utile, in maniera complementare, un rimodellamento della dieta, la consapevolezza che alcuni farmaci usati per curare eventuali altre patologie possono avere effetti negativi su stomaco e intestino, motivo per cui il proprio medico dovrà essere sempre a conoscenza di eventuali terapie, a torto, a volte, ritenute banali e per questo sottaciute ed, in ultimo, anche un moderato esercizio fisico, tanto più moderato in quei pazienti poco adusi all’attività ginnica, possono contribuire a risolvere o per lo meno tenere sotto controllo,i disturbi digestivi accusati.

    No fai da te

    Il consiglio sempre valido per questi pazienti è quello di diffidare dal fai da te per la cura di ogni disordine digestivo che si prolunga nel tempo o, ancor peggio, basarsi sui risultati terapeutici consigliati ad altri e applicati a se stessi, per il semplice motivo che le dispepsie sono spesso il campanello d’allarme di una situazione di sofferenza generale individuale che va curata e solo il medico è in grado di chiarire ed eventualmente escludere altre cause che si presentano in maniera così diversa da individuo ad individuo che immaginare solamente che esista una cura valida per tutti, è solo pura follia!