Gardasil, il vaccino contro il papilloma virus umano, non deve sostituire la prevenzione

Gardasil, il vaccino contro il papilloma virus umano, non deve sostituire la prevenzione

Il Gardasil, il vacino contro il tumore del collo dell'utero va somministrato, preferibilmente, entro il dodicesimo anno d'età della donna

da in Ginecologia, HPV, Salute Donna, Tumore al collo dell'utero, Vaccini, Pap-Test, Papilloma Virus
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    Il Gardasil è il vaccino contro il tumore del collo dell'utero

    Si chiama Gardasil, il vaccino da poco in commercio contro il tumore del collo dell’utero o cervicocarcinoma, causato dal virus HPV, ovvero, il papilloma virus umano.

    Un grande passo avanti contro una grave patologia femminile che ogni anno colpisce in Italia 3.500 donne, uccidendone almeno un migliaio, insomma, quello che secondo gli studiosi viene descritto come secondo cancro, in ordine di diffusione, nelle donne ha un’incidenza spaventosa, con numeri che fanno rabbrividire, mezzo milione di nuovi casi ogni anno nel mondo, con 250.000 morti.

    Dunque, una malattia temibilissima cui il vaccino sta rappresentando una vera manna dal cielo, per fronteggiarla al meglio, si ricorda che tale vaccino si assume in 3 somministrazioni, a due mesi di distanza dalla prima e la terza, dopo sei mesi dalla prima inoculazione.

    I limiti della vaccinazione

    Il vaccino agisce contro il virus tipo 16 e 18, che è responsabile del 70% dei casi di cancro al collo dell’utero. Stando così le cose, resterebbero scoperti 30 casi su 100 la cui responsabilità non è da attribuirsi al virus HPV, ebbene, l’unico modo per scoprire anzitempo tutte quelle patologie, anche neoplastiche, al di fuori di quelle coperte dal vaccino, resta sempre il tradizionale Pap Test. Questo fatto assume un’importanza rilevante, perché non si dovrà credere che con l’avvento della nuova profilassi vaccinica le donne saranno esonerate dal controlli periodici cui si sono sottoposti fino ad oggi.

    Sul vaccino, invece, c’è da dire che, stante le notizie di cui si è oggi a conoscenza, questo è abbastanza sicuro, potendo, al più, manifestare, in rari casi, qualche allergia o eventuali rialzi termici, dunque eventuali effetti collaterali rari e, comunque, di facile trattamento.

    L’età della prima somministrazione

    L’età consigliata per sottoporsi alla somministrazione del vaccino, coincide col compimento del dodicesimo anno di vita della donna, periodo secondo il quale, la maggior parte delle ragazze, non ha ancora avuto il primo rapporto sessuale completo, visto che la via d’ingresso di questo virus è proprio quella sessuale. Tuttavia, l’evidenza del Censis, che avrebbe dimostrato che in Italia, mediamente, le donne consumerebbero il primo rapporto all’età di 18 anni, ha indotto i medici ad una riflessione, quanto mai legittima. Basta una sola somministrazione, sia pure in tre dosi, del vaccino per coprire l’intera vita della donna, oppure sarebbe quanto mai efficace un eventuale richiamo, stante la distanza temporale fra la prima somministrazione e l’eventuale primo rapporto sessuale, insomma, dobbiamo basarci sulla monosomministrazione o occorrerebbe, periodicamente, sottoporsi a richiami veri e propri?

    In attesa di conoscere di più circa l’importante profilassi oggi messa a disposizione delle donne, il mondo scientifico attende di conoscere meglio il nuovo trattamento, come si fa sempre, del resto, dinnanzi a delle nuove scoperte medico-scientifiche e, in attesa di ciò, i medici raccomandano alle donne, al di là del vaccino, di utilizzare il profillatico durante un rapporto sessuale, che rappresenta, pur sempre, un’ottima e fino adesso unica barriera efficace contro il virus HPV, così come non si dovrà mai abbandonare il ricorso alla prevenzione, rappresentata, in primis, come detto, dal Pap-Test.

    In ultimo, alle donne viene raccomandato di astenersi, nel possibile, dal vizio del fumo, visto che, sia pure non del tutto dimostrato scientificamente, parrebbe avere una qualche responsabilità nel cervicocarcinoma.

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