Fumo: il divieto in ufficio aumenta la produttività

Fumo: il divieto in ufficio aumenta la produttività

Vietare il fumo all'interno degli uffici e sul posto di lavoro è un vero toccasana per la salute dei lavoratori, fumatori e non, ma anche dell'azienda e della sua produttività

da in Fumo, In Evidenza, News Salute
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    Il divieto di fumo in ufficio è un toccasana

    Il fumo, uno dei nemici pubblici numero uno, oggetto di frequenti campagne e ricorrenti divieti, potrebbe essere un rischio non solo per la salute dell’organismo, ma anche per quella dell’attività professionale. Infatti, da un recente studio è emerso come il divieto di fumare negli uffici e nei posti di lavoro, oltre a migliorare la salute dei lavoratori, è in grado di avere effetti sorprendenti anche sui livelli di produttività.

    Lavoro senza fumo, produttività e successo garantiti? Sembra proprio di sì, o quasi, almeno stando ai risultati dello studio “The effect of comprehensive smoking bans in european workplaces”, condotto da due esperti italiani, che hanno analizzato a fondo i risvolti in termini di salute e di produttività del divieto di fumare nei principali luoghi di lavoro.

    Mettendo a confronto i Paesi del Vecchio Continente, che tra il 2000 e il 2005 hanno introdotto in divieto di fumo negli uffici e non solo, cioè l’Italia, l’Irlanda e la Svezia, e gli altri Stati europei che non hanno ancora emesso divieti analoghi, la fotografia scattata dagli studiosi lascia poco spazio ai dubbi: vietare la sigaretta al lavoro è la strategia migliore, sia in termini di tutela dalla salute, sia per migliorare la produttività aziendale.

    I consumi diminuiscono e i benefici, per tutti aumentano. Dall’indagine è emerso un calo importante delle percentuali di amanti delle bionde nei Paesi interessati dal divieto di fumo: i fumatori accaniti, da 20 sigarette al giorno, sono diminuiti, in Italia, passando dal 27% al 19%. Tendenza positiva, che, invece, nei Paesi ancora privi del divieto ha subito la direzione completamente opposta: in Spagna, per esempio, si è passati dall’89% al 91%.

    L’organismo dei lavoratori è il primo beneficiario degli effetti positivi dimostrati dal divieto. Infatti sono diminuiti dell’1,5% i problemi di respirazione legati al fumo passivo, così come l’assenteismo per malattia, che mediamente è calato del 2-3%.

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