Fratture: nuovi farmaci per prevenirle

Fratture: nuovi farmaci per prevenirle

L'osteoporosi, malattia che causa degenerazione del tessuto osseo in particolar modo nelle donne in età post-menopausale e negli anziani in generale, potrebbe trarre giovamento da nuove classi di farmaci

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    Anziani

    Fino adesso i farmaci contro l’osteoporosi, una degenerazione del tessuto osseo cui devono fare i conti, in primis, le donne dopo la menopausa a causa della perdita di ormoni cui beneficiavano in età fertile e che colpisce una donna su tre, ma, sia pure in maniera meno pesante, anche gli uomini dopo i 50 anni, uno su cinque e quasi tutti gli anziani, non è solo una patologia cronica che crea seri problemi alla postura, infiammazioni ricorrenti nell’osso colpito, ma soprattutto fragilità ossee che predispongono, come ben sanno gli anziani che incorrono spesso nella frattura del femore con conseguenze spesso devastanti per la loro stessa esistenza.

    Fin’ora la farmacologia s’è dovuta arrestare di fronte ad un processo degenerativo dell’osso che, fra l’altro, tende a perdere Sali e consistenza fino a rompersi, spesso così repentinamente che i vari bifosfonati, quei farmaci che si assumono una volta la settimana e che in effetti, soprattutto quando sono associati alla vitamina D che nell’anziano e nella donna in menopausa si tede a perdere copiosamente, riducono in parte il rischio di fratture dell’anca e del femore, perché rallentano i processi di distruzione dell’osso da parte di quelle cellule deputate a farlo naturalmente; ma fin’ora non hanno del tutto scongiurato le possibilità che l’osso possa rompersi nel tempo a seguito di un qualsiasi trauma anche banale. Spesso a complicare il quadro clinico dei soggetti più vulnerabili ci si mette anche la necessità per questi di dover assumere farmaci come i corticosteroidi che giocano un ruolo sicuramente negativo sulla salute dell’osso nel tempo.

    Ma oggi si sono affacciate nuove sostanze farmacologiche che si stanno dimostrando importanti ai fini della prevenzione delle fratture opponendosi alla perdita anch’essi di tessuto osseo. Ricordiamo il Teriparatide, che trova applicazione proprio nei casi di osteoporosi e che è necessario assumere una volta al giorno sotto forma di punture sottocutanee il cui contenuto stimola la produzione di cellule cosiddette osteoblastiche, ovvero che ricostituiscono l’osso contro quelle chiamate osteoclastiche che invece naturalmente lo distruggono.

    La dimostrazione dell’attività di questo nuovo farmaco ce lo da uno studio effettuato su 1.637 donne in età post-menopausale di circa 70 anni di età dove si è potuto dimostrare che la ricrescita ossea si era verificata in una percentuale che andava dal 4 al 9% rispetto a chi non l’aveva assunto. Lo stesso effetto lo svolgerebbe anche il paratormone somministrato nella sua forma intatta; anche in questo caso si assiste alla neoformazione ossea.

    Fino adesso l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco li destina a quei casi gravi di osteoporosi, stante anche il costo eccessivo di questi presidi medici.

    S’è anche dimostrato interessante quello studio che avrebbe coinvolto 1640 donne anche loro in età post menopausa alle quali è stato somministrato il Ranelato di Stronzio, un farmaco che viene somministrato oralmente e che si oppone, a quanto pare, efficacemente al riassorbimento dell’osso e che dunque risulta utile per prevenire le fratture vertebrali in quei soggetti predisposti dove si è assistito a miglioramenti quantizzabili in una misura percentuale di casi che vanno dal 41 fino al 49% . Lo stesso farmaco è stato utilizzato per ridurre il rischio di fratture della regione lombare, dove si è dimostrato efficace in una misura del 14,4% e del femore in misura più ridotta che però non raggiunge il 9% .

    Gli studi più recenti a proposito della prevenzione delle fratture nei soggetti a rischio, avrebbe anche evidenziato la necessità di intervenire sul dosaggio della vitamina D, fin’ora eccessivamente limitato rispetto al reale fabbisogno che avrebbe l’organismo di questi soggetti, laddove, per’altro, questi pazienti avrebbero necessità di assumere maggiori quantità del farmaco stante l’evidenza del suo effetto contro malattie neoplastiche e cardiovascolari; anche se non è stato ancora possibile quantizzare al meglio la dose necessaria di vitamina D da assumere per scongiurare quest’eventualità.

    L’ultima novità, non certo per importanza, quanto per il fatto che non è stato ancora possibile palesare del tutto l’efficacia terapeutica del farmaco,visto che gli studi non sono ancora stati completati, riguarda il Denosumab, un anticorpo monoclonale, tale sostanza è prodotta utilizzando la tecnica della biotecnologia e presenta il grosso vantaggio di andare a colpire le cellule in maniera selettiva senza interferire sulle altre cellule che non si ha interesse a raggiungere. L’impiego come farmaci antitumorali confermano la precisione degli anticorpi monoclonali nella terapia del cancro. Nel caso delle ossa, il denosumab blocca le cellule osteoclastiche che distruggono l’osso e lo riassorbono e dunque, eviterebbe efficacemente la perdita di tessuto, superata l’evidenza clinica di tutti i farmaci fin’ora utilizzati e sperimentandi nel mondo per lo stesso scopo, che si oppongono ancora più efficacemente a quel rischio di fratture che tanto preoccupa i pazienti predisposti e medici curanti.

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