by

Frattura dell’omero: tipologie e come intervenire

Martedì 23/10/2012 da Camilla Buffoli in Fratture, Ossa, trauma

    frattura omero

    Si fa presto a dire frattura dell’omero: in realtà, questo osso del braccio può essere vittima di vari tipi di fratture, composte e scomposte, in diversi punti, dalla testa dell’omero, passando per la diafisi fino all’estremità inferiore. In base al “punto” di rottura, alla causa scatenante e alla tipologia di frattura, cambiano strategie di trattamento e tempi di recupero.

    L’omero, un osso che “si fa in tre”

    L’omero è il protagonista assoluto del tessuto scheletrico del braccio. E’ un osso costituito da tre parti, un corpo, detto diafisi, e due estremità, le epifisi più note con le definizioni di estremità prossimale ed estremità distale.

    La frattura dell’omero: dove e come?

    Non esiste un solo tipo di frattura, soprattutto quando il bersaglio è l’omero. La “rottura” dell’osso, che può essere la dolorosa conseguenza di un trauma diretto o indiretto, come una caduta, può avvenire in diversi punti e con modalità differenti.

    La frattura può interessare l’estremità prossimale dell’omero, cioè la porzione dell’osso che si articola e interagisce con la spalla. Più frequenti, soprattutto negli anziani, complice anche l’osteoporosi, un fattore predisponente che indebolisce le ossa, le fratture della testa dell’omero, come quella del trochite omerale.

    L’osso si può fratturare in diversi punti dell’omero, ma anche in diversi modi, più o meno complessi. Infatti, anche la frattura di questo osso del braccio può essere con o senza spostamento di frammenti di frattura, cioè scomposta o composta. Se nel secondo caso, la frattura dell’osso è una, in un solo punto, senza complicazioni di sorta, la seconda eventualità ha un profilo più complicato.

    Come intervenire

    La frattura composta dell’omero, solitamente, necessita di una buona dose di riposo e di immobilizzazione dell’osso.

    In questi casi, con supporti specifici (gesso, fasciature rigide, tutori), si immobilizza il braccio per 15-30 giorni. Al termine del periodo di “stop”, solitamente, la ripresa funzionale dell’osso, delle articolazioni e dei muscoli è immediata.

    Quando la frattura si presenta nella sua veste più “antipatica” e dolorosa, quella scomposta, in due o tre punti, l’unico rimedio possibile, nella maggior parte dei casi, è l’intervento chirurgico. Lo specialista, con l’aiuto di appositi perni, fili o viti, interviene per ricomporre l’osso e “stabilizzare” la situazione.

    La protesi è l’eventualità meno frequente resa necessaria, soprattutto nelle persone anziane, da circostanze particolarmente serie, come la frattura scomposta a 4 parti e la necrosi della testa omerale.

    SCRITTO DA Camilla Buffoli PUBBLICATO IN FrattureOssatrauma Martedì 23/10/2012