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Frattura del malleolo composta o scomposta: sintomi, operazione e riabilitazione

Giovedì 21/02/2013 da Gianluca Rini in Fratture, Gambe, Ossa, arti-inferiori

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    La frattura del malleolo, composta o scomposta, interessa le due sporgenze ossee che sono poste all’interno e all’esterno della caviglia. Può accadere quando, nel corso di una caduta, il piede ruota, oppure può avvenire a causa di un trauma. Sarà una frattura composta quando il malleolo mantiene la sua forma e il suo allineamento, sarà scomposta nel caso in cui le estremità fratturate dell’osso sono separate o angolate. E’ più frequente la frattura del malleolo esterno. Quello peroneale si può rompere quando la rotazione interna del piede viene messa in atto in modo anomalo.

    I sintomi

    Fra i sintomi, il più evidente è il dolore. Il soggetto non riesce a stare in piedi e cammina con molta difficoltà, soprattutto proprio a causa della sensazione dolorosa acuta. Fa male anche la zona intorno all’osso. La caviglia appare gonfia e tumefatta e a volte si può verificare un sanguinamento interno che porta alla formazione di un’ecchimosi. In alcuni casi le parti lacerate possono essere soggette ad infiammazioni e a rossore.

    L’operazione

    Se la frattura è composta, va messo in atto un trattamento conservativo con un tutore e un gambaletto gessato, fino a quando non si arriva alla guarigione. Se invece abbiamo a che fare con una rottura scomposta, si deve ricorrere all’intervento chirurgico. Quest’ultimo serve a ridurre la frattura applicando delle placche o delle viti in acciaio o in titanio.

    Si provvede eventualmente a rimuovere i frammenti ossei.

    Dopo l’operazione, la caviglia viene immobilizzata con il gesso. Il tutto è accompagnato da un trattamento antibiotico e antitrombotico, per evitare infezioni ed eventuali embolie. In ogni caso, il ricorso al trattamento chirurgico assicura che ci sia una migliore ripresa funzionale dell’articolazione.

    La riabilitazione

    La riabilitazione dopo la frattura del malleolo viene effettuata ricorrendo alla fisioterapia. I tempi di recupero si aggirano intorno ai due mesi e dopo circa tre settimane comunque si può ricominciare a camminare, utilizzando le stampelle.

    Gli esercizi servono a diminuire la rigidità dell’arto e a ridare ad esso la forza muscolare. In genere, si eseguono tre tipi di attività: movimenti che mirano a stimolare la mobilità articolare, altri di rinforzo e altri ancora propriocettivi, che si avvalgono di tavolette instabili sulle quali restare in equilibrio. Tutto ciò serve a recuperare la funzione neuromotoria della caviglia.

    Non bisogna dimenticare che, per una guarigione completa, bisogna aspettare il rimodellamento dell’osso.

    SCRITTO DA Gianluca Rini PUBBLICATO IN FrattureGambeOssaarti-inferiori Giovedì 21/02/2013