Frattura del malleolo composta o scomposta: sintomi, operazione e riabilitazione

Frattura del malleolo composta o scomposta: sintomi, operazione e riabilitazione

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La frattura del malleolo, composta o scomposta, interessa le due sporgenze ossee che sono poste all’interno e all’esterno della caviglia. Può accadere quando, nel corso di una caduta, il piede ruota, oppure può avvenire a causa di un trauma. Sarà una frattura composta quando il malleolo mantiene la sua forma e il suo allineamento, sarà scomposta nel caso in cui le estremità fratturate dell’osso sono separate o angolate. E’ più frequente la frattura del malleolo esterno. Quello peroneale si può rompere quando la rotazione interna del piede viene messa in atto in modo anomalo.

I sintomi

Fra i sintomi, il più evidente è il dolore. Il soggetto non riesce a stare in piedi e cammina con molta difficoltà, soprattutto proprio a causa della sensazione dolorosa acuta. Fa male anche la zona intorno all’osso. La caviglia appare gonfia e tumefatta e a volte si può verificare un sanguinamento interno che porta alla formazione di un’ecchimosi. In alcuni casi le parti lacerate possono essere soggette ad infiammazioni e a rossore.

L’operazione

Se la frattura è composta, va messo in atto un trattamento conservativo con un tutore e un gambaletto gessato, fino a quando non si arriva alla guarigione. Se invece abbiamo a che fare con una rottura scomposta, si deve ricorrere all’intervento chirurgico. Quest’ultimo serve a ridurre la frattura applicando delle placche o delle viti in acciaio o in titanio. Si provvede eventualmente a rimuovere i frammenti ossei.

Dopo l’operazione, la caviglia viene immobilizzata con il gesso. Il tutto è accompagnato da un trattamento antibiotico e antitrombotico, per evitare infezioni ed eventuali embolie. In ogni caso, il ricorso al trattamento chirurgico assicura che ci sia una migliore ripresa funzionale dell’articolazione.

La riabilitazione

La riabilitazione dopo la frattura del malleolo viene effettuata ricorrendo alla fisioterapia. I tempi di recupero si aggirano intorno ai due mesi e dopo circa tre settimane comunque si può ricominciare a camminare, utilizzando le stampelle.

Gli esercizi servono a diminuire la rigidità dell’arto e a ridare ad esso la forza muscolare. In genere, si eseguono tre tipi di attività: movimenti che mirano a stimolare la mobilità articolare, altri di rinforzo e altri ancora propriocettivi, che si avvalgono di tavolette instabili sulle quali restare in equilibrio. Tutto ciò serve a recuperare la funzione neuromotoria della caviglia.

Non bisogna dimenticare che, per una guarigione completa, bisogna aspettare il rimodellamento dell’osso.

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Gio 21/02/2013 da in

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Chiara 4 aprile 2014 12:22

salve, io sono stata operata il 25/03 al malleolo per una frattura appunto al malleolo e alla tibia, mi sono state inserite 8 viti (di cui una chiamata sindesmiosi) e una staffa.
Vorrei sapere come mai viene detto di tenere il piede in scarico? e se per perdita di equilibrio viene appoggiato leggermente il piede per terra si possono provocare dei danni? e se si avrei dolore? Perchè purtroppo mi è capitato di appoggiare il piede per perdita di equilibrio (d’altra parte al bagno ci devo andare anch’io come tutti) e nell’alzarmi ho perso l’equilibrio (subito recuperato) ma ho appoggiato, dolore non ne ho quindi spero di non aver provocato problemi!!!
Volevo sapere anche se alla rimozione della prima vite, quella della sindesmiosi, che è anche la più lunga, se sentirò dolore al risveglio dall’anestesia e se sarà doloroso il riprendere a camminare col tutore walker richiesto dal medico, potrò tornare a casa visto che abito al 3 piano senza ascensore o mi è sconsigliato fare tutte quelle scale dopo la rimozione?
grazie per la risposta.

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