Fobia sociale, come capire che non è solo timidezza e come uscirne

Un disturbo diffuso tra la popolazione, la fobia sociale è l'ansia di agire davanti agli altri per paura di ricevere giudizi negativi e di venir mal giudicati. La dr.ssa Martina Valizzone ci aiuta a conoscerla per affrontarla, poichè l'ansia sociale, se non trattata, può diventare la causa di altri disturbi come la depressione.

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    Fobia sociale

    Quando si parla di timidezza e quando questa condizione può trasformarsi in “fobia sociale”? Lo abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.

    Quando si parla di fobia sociale

    La fobia sociale è un disturbo d’ansia che consiste nel credere di essere osservati e giudicati negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività in pubblico.

    Chi soffre di ansia sociale tende a manifestare eccessiva timidezza o riservatezza in pubblico, cui si accompagna un atteggiamento e una postura corporea solitamente rigida e difensiva. Si tratta di un disturbo piuttosto diffuso tra la popolazione.

    Secondo recenti studi, ne soffre dal 3 al 13% degli italiani con una prevalenza maggiore nel sesso femminile. La fobia sociale nella quinta edizione del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) ha cambiato dicitura in Disturbo d’Ansia Sociale, i cui sintomi principali sono:

    • Paura o ansia marcate relative a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile giudizio altrui.
    • Il soggette teme di essere deriso, rifiutato o criticato dagli altri nello svolgimento di azioni o compiti di vario genere.
    • Le situazioni sociali provocano nel soggetto ansia o paura intensa.
    • Le situazioni sociali sono evitate oppure sopportate con estrema ansia o paura.
    • La paura o l’ansia risultano sproporzionate rispetto alla reale minaccia posta in essere dalla situazione sociale temuta.

    All’interno di questa categoria diagnostica è possibile distinguere tra la fobia sociale specifica, quindi circoscritta a un particolare ambito sociale, oppure generalizzata che invece riguarda la maggior parte delle situazioni sociali.

    Per ricevere una diagnosi di disturbo d’ansia sociale, i sintomi devono essere presenti da almeno 6 mesi e provocare disagio clinicamente significativo nelle varie aree di vita del soggetto quindi l’ambito familiare, personale e sociale (scolastico o lavorativo che sia).

    Quali sono i modi migliori per affrontare questo tipo di fobia

    Per affrontare questo disturbo, come per altri disturbi d’ansia, il trattamento più indicato ed efficace è la psicoterapia a indirizzo cognitivo-comportamentale.

    La terapia cognitivo comportamentale va ad agire sui pensieri e le credenze disfunzionali che il soggetto associa allo stimolo fobico e contemporaneamente,

    attraverso strategie di tipo comportamentale, aiuta il soggetto a gestire le proprie reazioni d’ansia e angoscia. Il terapeuta, nel corso della terapia, guiderà il paziente all’esposizione graduale e sistematica delle situazioni sociali che provocano ansia.

    Il presupposto su cui si fondano questo tipo di interventi è che un’esposizione frequente e prolungata allo stimolo, opportunamente predisposta da paziente e terapeuta, permetterà poi al paziente di affrontare le situazioni temute in modo progressivamente più agevole, privandole della reazione emotiva negativa.

    Fattore che permetterà a sua volta al soggetto di riprendere a vivere con maggiore serenità le situazioni sociali, grazie anche alla riduzione della vulnerabilità al giudizio negativo degli altri e alla vergogna. Si sono rivelati interventi efficaci anche il training autogeno e l’apprendimento delle tecniche di rilassamento muscolare profondo, utili ad associare allo stimolo fobico una reazione fisica contraddistinta da calma e rilassatezza.

    Per ridurre l’entità dei sintomi associati alla fobia sociale, è spesso consigliata una terapia farmacologica a base di farmaci antidepressivi o ansiolitici. Più recentemente, nel trattamento farmacologico della fobia sociale sono stati inclusi anche gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della monoamino ossidasi.

    Malgrado la loro efficacia nella remissione dei sintomi ansiosi, gli effetti benefici dei farmaci cessano immediatamente dopo la loro sospensione e, se non accompagnati da un terapia psicoterapica, presentano elevati tassi di ricaduta.

    Quali sono i fattori scatenanti?

    Secondo recenti studi non è possibile ricondurre a un’unica causa i sintomi della fobia sociale. Sarebbe più opportuno parlare di un insieme di fattori di tipo genetico, psicologico e ambientale che concorrono all’instaurarsi di un simile disturbo.

    Tra i fattori genetici, la familiarità rappresenta un importante fattore di rischio. Soggetti che hanno altri casi di fobia sociale in famiglia, hanno una maggiore probabilità di sviluppare il disturbo d’ansia sociale, rispetto alla popolazione generale.

    Per quanto riguarda i fattori di natura psicologica un altro fattore di rischio è la presenza di determinate caratteristiche di personalità che possono facilitare l’instaurarsi di una simile patologia, tra queste citiamo: un’estrema sensibilità alle critiche, bassa autostima, vergogna, sentimenti di inferiorità e la paura di essere rifiutati.

    In ultimo tra i fattori di rischio ambientali, rivestono un ruolo predominante le esperienze traumatiche (quali umiliazioni, persecuzioni o scherno) vissute dal soggetto durante l’infanzia o l’epoca adolescenziale, che in quanto tali hanno contribuito a rinforzare la percezione del mondo esterno come pericoloso, dal quale è meglio difendersi.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Martina Valizzone

    Specialista in psicologia