Flussi migratori: un disastro dal punto di vista sanitario

Flussi migratori: un disastro dal punto di vista sanitario

La prima malattia che da qualche anno si palesa all’attenzione dei medici è la tubercolosi, che per noi occidentali è retaggio di antiche sofferenze e timori remoti che sembravamo aver definitivamente superati

da in Malattie, Primo Piano, Sanità, Talassemia, Tubercolosi, vaiolo
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    Clandestini

    Qualcuno penserà ad una recente provocazione di qualche movimento politico xenofobo ed invece così non è, la scienza non conosce confini e men che meno fattori etici, è solo una constatazione che deve esser fatta e se vogliamo anche amara, ovvero, con i nuovi flussi migratori, per lo più incontrollati, anche in Italia si riaffacceranno antiche malattie di cui pensavamo di non avere più memoria perché debellate e a dirlo è lo Studium su incarico della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e della società Siena Biotech, presentata oggi da Stefano Palombo in un lavoro revisionale effettuato dagli studiosi.

    La prima malattia che da qualche anno si palesa all’attenzione dei medici è la tubercolosi, che per noi occidentali è retaggio di antiche sofferenze e timori remoti che sembravamo aver definitivamente superati. Quel che è peggio è che la tubercolosi, che si riuscì a debellare con gli antibiotici, a causa della resistenza oggi degli stessi e a fronte a nuove minacce patogene, in assenza di quel minimo di prevenzione e situazioni igienico sanitarie valide, potrebbe trovarci non del tutto preparati. In aumento sono anche malattie della pelle, scabbia compresa e per la prima volta si è constatata la presenza del vaiolo, malattia causata da un virus che già quasi trent’anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato scomparso ed invece, a sorpresa, proprio in Italia si sarebbe verificato un caso della malattia in una donna extracomunitaria.


    I ricercatori sono anche preoccupati del fatto che l’offerta di antibiotici o vaccini di fronte ad un’eventuale epidemia potrebbero non essere sufficienti a fronteggiare le eventuali nuove patologie così come un’altra malattia che un tempo si sapeva circoscritta in aree del Paese e dunque più facilmente controllabile, oggi potrebbe sfuggire ad ogni regola presentandosi di più difficile diagnosi.

    Parliamo della Talassemia, o anche anemia mediterranea, che fino a qualche anno fa aveva la sua maggiore concentrazione in aree specifiche del Paese, in Sardegna ad esempio c’è sempre stata una percentuale di pazienti affetti dalla patologia pari al 30% e oggi, soprattutto con i flussi provenienti dai Paesi africani e del bacino del Mediterraneo, potrebbe far aumentare di gran lunga il numero dei malati senza nemmeno poter contare sulla possibilità di una diagnosi efficace, visto che generalmente i migranti evitano per paura o ignoranza il ricorso a a screening medici ricorrendo ad essi solo in condizioni di assoluta emergenza.

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