Filler: le opinioni degli esperti su sicurezza, prezzi ed effetti collaterali

Filler: le opinioni degli esperti su sicurezza, prezzi ed effetti collaterali
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    Filler viso

    Non chiamatele punturine. Le infiltrazioni con i filler sono vere e proprie procedure mediche. “Sminuirne la portata è un atteggiamento sbagliato e, soprattutto, pericoloso”. Maria Giuseppina Onesti, professore di Chirurgia Plastica all’Università La Sapienza di Roma e consigliere della Sicpre, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, invita a un atteggiamento più prudente e soprattutto più consapevole.

    Possibili effetti collaterali

    Presso l’Ambulatorio per le complicanze dei Filler del Policlinico Umberto I di Roma, fondato oltre 15 anni fa dal prof. Nicolò Scuderi, arrivano oltre 50 casi in un anno, solo una parte di quelli nazionali. “Casi, per intenderci, in cui il paziente non riesce più a chiudere o ad aprire la bocca, o in cui si ha la necrosi, cioè la morte, dei tessuti interessati. Ancora, si può verificare lo spostamento di quanto iniettato, o delle reazioni infiammatorie della zona trattata con i filler. E il risultato, ovviamente, è tutt’altro che gradevole”. Così, il sogno di labbra più turgide, di solchi attenuati, di zigomi, guance e addirittura seni più pronunciati diventa un incubo.

    “Addirittura l’80% di chi chiede aiuto per rimediare a un “disastro da filler” non sa neanche che sostanza gli è stata inoculata”, dice ancora la professoressa Onesti.
    Ma di chi è la colpa? Della procedura utilizzata o del tipo di filler? E, soprattutto, come non correre rischi?

    “Le cause possono essere molte. Anche una infiltrazione con acido ialuronico, il filler totalmente biocompatibile e per questo di solito percepito come completamente privo di rischi, può dar luogo a infezioni e addirittura a necrosi. Nel primo caso, è sufficiente utilizzare strumenti e materiali non sterili, magari su cute non perfettamente pulita e disinfettata. Nel secondo, il danno può essere conseguenza del fatto che l’acido ialuronico è stato iniettato involontariamente in una piccola arteria. Ovviamente queste sono situazioni estreme. Infatti, nella maggior parte dei casi i trattamenti sono esenti da complicanze”. Diverso è il discorso per i materiali non riassorbibili.

    Filler riassorbibili o non riassorbibili? Quali sono le differenze?

    Il mondo dei filler si divide in due grandi categorie: riassorbibili e non riassorbibili. Come il nome lascia intuire, fanno parte della prima categoria quelli che con il tempo vengono assorbiti dall’organismo, che li “digerisce”, facendone scomparire l’effetto. Il “re” di questa categoria è l’acido ialuronico, oggi formulato con diverse densità, per una durata compresa tra i 4 e i 24 mesi. “In mani esperte, l’acido ialuronico dà risultati naturali e quindi molto gradevoli.

    Ovviamente, l’aspetto negativo è che richiede un trattamento, e di conseguenza una spesa, periodica”. Per intenderci, il costo di un trattamento con una fiala di prodotto può essere compreso tra i 200 e i 450 euro. Pensando alla necessità di ripetere ogni 6 mesi, non è una cifra irrisoria.

    Meglio allora i non riassorbibili? “Personalmente non li consiglio e non li uso – riprende la professoressa Onesti -, anche se sono stati e sono utilizzati nel trattamento delle grandi perdite di sostanza, come nei pazienti Hiv +, in cui ricorrere all’acido ialuronico sarebbe estremamente costoso”. Lo stesso discorso vale per chi vuole un risultato assolutamente definitivo. “In ogni caso, però, è importante sapere che il risultato sarà un po’ più “finto” e ricordare che con il passare del tempo il volto e il corpo cambiano, mentre i filler riassorbili no. Per questo, tendono progressivamente a diventare più evidenti».

    Il ruolo del paziente

    Il medico è importante, ovvio. Ma… non è tutto lì. Anche i pazienti devono fare la loro parte. Ecco come.
    “È importante chiedere le caratteristiche del filler proposto, sapere come reagirà al passare del tempo e soprattutto da quanto tempo viene utilizzato. Un’informazione, quest’ultima, che vuol veramente dire conoscere un filler, al di là delle presentazioni entusiastiche fatte dagli informatori delle società produttrici”.

    Da notare che in Italia è ammesso per legge l’utilizzo dei filler con marchio CE. Quello che il potenziale paziente non sa, però, è che il marchio CE non è garanzia di qualità, né di avvenute sperimentazioni, né di studi e test. Semplicemente, vuol dire che è stato prodotto correttamente. Un po’ poco, per farselo iniettare nel corpo.

    Ancora, massima attenzione a come avviene il trattamento (i materiali utilizzati devono essere monouso e sterili) e a chi lo fa. “È fondamentale rivolgersi a un professionista serio e affidabile, di cui si conosce il curriculum e che, in caso di necessità, si sappia dove trovare e sia in grado di gestire le eventuali complicanze”. Infine, no a infiltrazioni nella cabina dell’estetista, dal parrucchiere o in un locale ricavato in palestra, sì presso ambulatori medici, cliniche e ospedali.

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