Fibromialgia: cause, sintomi, dieta e terapia

La fibromialgia è una malattia muscolo-scheletrica che comporta dolore diffuso ai muscoli e molti altri sintomi, a volte anche difficili da associare a questa sindrome. Le cause che portano allo scatenarsi di questa patologia non sono ancora conosciute, anche se i medici ritengono probabile uno squilibrio ormonale. Ecco quali terapie e quale dieta adottare per alleviare il dolore.

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    La fibromialgia è una sindrome muscolo-scheletrica di tipo cronico che provoca forte dolore ad alcuni muscoli o tendini del nostro corpo. Si tratta di una malattia piuttosto insidiosa: le sue cause non sono ancora conosciute e i suoi sintomi sono così vari che non è facile arrivare ad una diagnosi. Non esistono farmaci mirati alla cura di questa patologia. Vediamo quali sono le terapie migliori per ridurre il dolore, e qual è la dieta adatta a questo tipo di problema.

    Che cos’è la fibromialgia

    La fibromialgia è una sindrome cronica a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Questa malattia, sebbene conosciuta da moltissimi anni, è stata solo di recente oggetto di studi più approfonditi. Tuttora però sono molte le cose che non sappiamo.

    Nel nostro paese, la fibromialgia colpisce circa 1 milione e mezzo/2 milioni di persone, ed è diffusa prevalentemente tra le donne in età adulta – nella fascia che va dai 25 ai 55 anni). È una delle malattie reumatiche che affligge principalmente la popolazione.

    Come rivela il nome, la fibromialgia è una condizione dolorosa (algos) causata dai muscoli (myo) e dai tessuti fibrosi (fibra) quali tendini e legamenti.

    I tipi

    La fibromialgia può essere classificata, in base alla sua eziologia, in:

    • fibromialgia primaria;
    • fibromialgia secondaria (provocata da alcune patologie).

    Inoltre la malattia si suddivide, in base alla diffusione dei sintomi, in:

    • fibromialgia generalizzata (in cui il dolore è diffuso in tutto il corpo);
    • fibromialgia localizzata (in cui il dolore è presente solo in zone limitate).

    Le cause

    L’esatta causa della fibromialgia non è ancora stata individuata. È sempre più evidente che questo disturbo abbia una genesi multifattoriale, ovvero sia provocata da diversi fattori sia fisici che psicologici. Scopriamo quali sono le principali cause sospettate di essere alla base di questa malattia.

    Alterazione dei neurotrasmettitori

    Alcuni studi hanno dimostrato che, nei soggetti affetti da fibromialgia, sono presenti alterazioni di numerosi neurotrasmettitori, in particolare della serotonina. La malattia ha dunque origine nel sistema nervoso centrale, sebbene non è ancora chiaro se sia congenita, acquisita o se sia provocata da stimoli esterni.

    Un disequilibrio a livello dei neurotrasmettitori può causare iperattività del sistema nervoso neurovegetativo, al quale sono assegnate importanti funzioni quali la contrazione dei muscoli, la vasodilatazione e la vasocostrizione.

    Tutto ciò provoca una diminuzione dell’afflusso di sangue ai muscoli, probabilmente causa dei forti dolori che caratterizzano la fibromialgia. Inoltre questo spiega anche un’aumentata percezione degli stimoli.

    In questa sindrome potrebbe avere un ruolo anche l’infiammazione neurogenica, ovvero un’infiammazione derivata dal rilascio – da parte di alcuni neuroni – di sostanze che provocano una serie di malattie. Tra queste, la fibromialgia, l’emicrania, la nevralgia del trigemino e molte altre.

    Squilibri ormonali

    Alcune disfunzioni dell’apparato endocrino possono portare all’insorgere di manifestazioni dolorose al sistema muscolo-scheletrico. Ad esempio problemi alla tiroide o alterazioni dell’ipotalamo, dell’ipofisi o del surrene sono stati rinvenuti nei pazienti affetti da fibromialgia.

    Stress fisico e/o psicologico

    Un trauma fisico e/o psichico o altri eventi stressanti possono essere alla base di questa patologia. Infortuni o patologie a livello reumatico sono quindi possibili traumi che hanno provocato la sindrome fibromialgica.

    Ma anche eventi stressanti dal punto di vista psicologico, quali lutti o problemi famigliari, possono essere il fattore scatenante di questa malattia. Spesso infatti è collegata ad altri disturbi di origine psicosomatica.

    Alterazioni anatomiche

    Secondo alcune ultime scoperte, la fibromialgia potrebbe essere causata da un’alterazione a livello anatomico. In particolare il problema è circoscritto ad un’anomalia nella microcircolazione periferica e centrale.

    In presenza di una distribuzione anomala di capillari nel tessuto muscolare, si ha un’alterazione nell’afflusso di sangue in queste zone, e quindi l’insorgere dei sintomi della sindrome fibromialgica.

    Anche un’alterazione nel flusso cerebrale può essere alla base di questo problema: il sangue affluisce in maniera minore in alcune aree del cervello responsabili della trasmissione del dolore.

    Infezioni

    Alla base di questa patologia potrebbe esserci una malattia infettiva virale. Tra le principali, citiamo il morbo di Lyme, la mononucleosi infettiva originata dal virus di Epstein-Barr, le infezioni da virus dell’epatite B e dell’epatite C.

    Disturbi del sonno

    Un’alterazione nel riposo notturno può dare il via ai sintomi che caratterizzano la fibromialgia. In particolare, il problema riguarda lo stadio 4 del sonno non-REM, ovvero la fase del sonno profondo.

    Predisposizione genetica

    Infine, la sindrome fibromialgica può essere ereditaria. Tuttavia, non sono ancora noti i meccanismi di trasmissione di questa patologia.

    Il dolore nella fibromialgia

    Il dolore diffuso, sintomo principale della fibromialgia, è dovuto ad uno squilibrio neuro-chimico nel cervello. Ciò causa un’errata trasmissione dei segnali dolorosi a livello del sistema nervoso centrale.

    Per questo motivo la patologia può essere considerata un disturbo della comunicazione cellulare. Al centro dell’attenzione c’è la dopamina, uno dei neurotrasmettitori deputati alla percezione del dolore.

    I sintomi

    La fibromialgia può essere caratterizzata da molti sintomi, alcuni dei quali così aspecifici da non essere immediatamente messi in correlazione con questa malattia. Per questo motivo si parla di sindrome: ovvero un insieme di sintomi o segni che costituiscono la manifestazione clinica di una patologia.

    Il sintomo principale della fibromialgia, come già accennato sopra, è il dolore cronico, diffuso e persistente. Può essere presente a diversi livelli di severità, da un leggero indolenzimento ad un dolore acuto.

    Si manifesta in particolare nei cosiddetti “tender points”, che sono 18 punti focali simmetrici in tutto il corpo. Se stimolati mediante digitopressione, si rivelano punti particolarmente sensibili. Ecco dove sono situati:

    • alla base del cranio;
    • alla base del collo, posteriormente;
    • in cima alla spalla, nella zona posteriore;
    • tra la clavicola e la spina dorsale;
    • sulla cassa toracica;
    • sul bordo esterno dell’avambraccio, al di sotto del gomito;
    • nella parte superiore dell’anca;
    • nella parte alta dei glutei;
    • sul ginocchio.

    Il dolore della fibromialgia può non essere presente in tutti questi punti, e può variare di intensità durante la giornata o sulla base di alcuni fattori. Ad esempio lo stress, la mancanza di riposo, il freddo, l’umidità e i cambiamenti ormonali che precedono l’arrivo delle mestruazioni possono peggiorare la sintomatologia.

    Inoltre il dolore di questa malattia manifesta delle particolari caratteristiche, soprattutto per quanto riguarda la percezione degli stimoli dolorosi. Sono infatti spesso presenti iperalgesia (ovvero risposta dolorosa estrema a stimoli lievi) e allodinia (ovvero risposta dolorosa a stimoli normalmente innocui).

    Ecco gli altri sintomi comuni in chi soffre di fibromialgia:

    La diagnosi

    Come abbiamo già accennato in precedenza, effettuare una diagnosi precisa di fibromialgia non è semplice. Esistono varie altre patologie che sono caratterizzate dagli stessi sintomi, e che vanno quindi escluse prima di poter arrivare a parlare di sindrome fibromialgica.

    Tra le tante, ecco le principali patologie che possono essere confuse con la fibromialgia:

    Non esistono analisi specifiche che possano evidenziare la malattia, quindi l’unico modo per arrivare ad una diagnosi – oltre ovviamente all’esclusione delle patologie che comportano sintomi simili – consiste nell’esame fisico del paziente.

    Dopo aver raccolto l’anamnesi del malato, il medico passa alla valutazione manuale dei tender points. Si procede dunque con la palpazione dei 18 punti sensibili con una pressione di circa 4 kg. Se almeno 11 dei tender points sono dolenti, si parla di fibromialgia.

    In ogni caso la storia clinica del paziente e lo studio dei sintomi riferiti sono di fondamentale importanza. In particolare, il dolore deve essere diffuso simmetricamente sul corpo e deve durare da almeno 3 mesi.

    Il medico cui rivolgersi per questo tipo di problema è il reumatologo: non tutti gli specialisti sono infatti in grado di diagnosticare la fibromialgia, con il risultato che spesso occorrono anni prima di arrivare a capire la natura del dolore.

    I pericoli e le complicazioni

    La fibromialgia non è una malattia grave in se stessa, dal momento che non è degenerativa. Le sue conseguenze possono però portare ad un netto decadimento della qualità della vita di chi ne soffre.

    Il dolore continuo, la mancanza di sonno e gli altri sintomi caratteristici di questa patologia possono interferire con le interazioni personali e professionali del malato. Per questo motivo molti scivolano in uno stato di ansia e depressione dovute all’incapacità di condurre una vita normale.

    Non sono ancora dimostrate eventuali complicazioni dirette provocate dalla fibromialgia, ma gli studi hanno evidenziato una predominanza nell’insorgenza di alcune patologie in chi soffre di questa sindrome.

    Le principali sono:

    La terapia farmacologica

    Non esistono cure mirate per la fibromialgia, bensì possono essere adottati dei rimedi farmacologici per alleviare il dolore e gli altri sintomi della malattia. I classici antidolorifici utilizzati per ridurre manifestazioni dolorose di varia natura – ovvero i FANS – in questo caso non hanno buoni risultati.

    Alcuni farmaci analgesici possono essere usati per ridurre l’infiammazione, sebbene anche questi non mostrino importanti effetti nel combattere la fibromialgia. Molto più utili si sono rivelati i miorilassanti, che però hanno efficacia solo temporanea.

    Gli antidepressivi di nuova generazione – ovvero i SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) – si sono dimostrati clinicamente efficaci nel ridurre il dolore e nell’attenuare alcuni sintomi importanti.

    La melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia, può essere somministrata per migliorare il riposo notturno ed alleviare il dolore durante il sonno. Anche alcuni farmaci antiepilettici hanno dimostrato efficacia nel trattare il dolore, ma spesso hanno effetti collaterali pesanti.

    La terapia non farmacologica

    La cura per la fibromialgia non passa solo attraverso i farmaci, bensì mediante alcune buone abitudini quotidiane. Innanzitutto bisogna ridurre drasticamente lo stress, che è una delle cause principali dell’insorgere della malattia.

    Il riposo è fondamentale: migliorare la qualità del sonno riduce la stanchezza e l’affaticabilità tipiche di questa patologia. Anche durante la giornata è importante non sforzare eccessivamente le fasce muscolari interessate dal dolore. Tuttavia non bisogna immobilizzare totalmente le zone dolenti, per non aumentare la rigidità dei muscoli.

    Una leggera attività fisica continuativa nel tempo è alla base di un corretto stile di vita per combattere la fibromialgia. Anche lo stretching e le tecniche di rilassamento possono alleviare il dolore e ridurre la tensione muscolare.

    Ci si può affidare anche ad alcune terapie alternative, che hanno mostrato una discreta efficacia nel contrastare la sintomatologia. L’agopuntura, il biofeedback, lo yoga e alcuni rimedi fitoterapici possono ridurre il dolore.

    Infine, per contrastare i fattori psicologici alla base della fibromialgia, si può tentare la strada della psicoterapia. In particolare la terapia cognitivo-comportamentale aiuta a gestire al meglio la malattia e a migliorare i disturbi dell’umore, l’ansia e la depressione.

    La dieta

    Anche l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella fibromialgia. Alcuni accorgimenti a tavola possono ridurre notevolmente i sintomi della malattia, grazie soprattutto ad una dieta a basso contenuto di grassi.

    Innanzitutto bisogna ridurre l’apporto di zuccheri – specialmente quelli raffinati – e di sale nella dieta. Il caffè e il tè, contenenti sostanze eccitanti, andrebbero consumati con cautela. L’alcool è controindicato e dovrebbe essere completamente eliminato.

    È importante limitare il consumo di carne rossa, preferendo piuttosto la carne bianca, il pesce e le uova. Alcuni recenti studi hanno dimostrato che una dieta vegetariana può alleviare, almeno nel breve periodo, i sintomi della fibromialgia.

    Frutta e verdura di stagione non dovrebbero mai mancare sulla tavola: apportano sali minerali e vitamine importanti per il benessere del nostro organismo. Bisogna poi bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno.