Fertilità femminile: esiste una relazione con la salute della tiroide?

I malfunzionamenti della tiroide possono provocare problemi alla fertilità, alla gravidanza e allo sviluppo del feto. Per risolvere il problema è importante rivolgersi ad un endocrinologo che metta a punto una terapia adeguata.

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    Le disfunzioni tiroidee sono molto frequenti nelle donne in età fertile, e molte di loro sperimentano irregolarità mestruali. In alcuni casi, però, si possono presentare anche ridotta fertilità o infertilità, problemi durante la gravidanza e, talvolta, aborto spontaneo. Gli ormoni tiroidei, infatti, sono coinvolti nella regolazione di tutte le fasi della riproduzione, agendo direttamente e indirettamente. Disturbi della funzionalità tiroidea possono quindi causare infertilità, che è definita come il mancato concepimento dopo un anno di rapporti sessuali non protetti alla ricerca di una gravidanza. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Chiara Tuccilli, biologa specializzata in endocrinologia, di spiegarci qual è il legame tra i disturbi e cosa fare per ritrovare il benessere.

    Qual è il legame tra fertilità femminile e problemi alla tiroide?

    Gli ormoni tiroidei interagiscono continuamente con l’apparato riproduttivo femminile e, insieme agli estrogeni e al progesterone, sono necessari per la maturazione degli oociti e per la ricettività uterina. Le cellule della granulosa e l’endometrio, infatti, possiedono i recettori per gli ormoni tiroidei e per l’ormone tireostimolante (TSH). L’espressione di questi recettori si modifica sia durante lo sviluppo follicolare (nelle cellule della granulosa) sia durante il ciclo mestruale (nell’endometrio), e il legame degli ormoni tiroidei e del TSH ai propri recettori è importante per consentire la proliferazione delle cellule della granulosa e l’impianto dell’embrione nell’endometrio.

    È noto che condizioni conclamate di ipotiroidismo e ipertiroidismo sono associate a subfertilità o infertilità.

    Nell’ipotiroidismo sono frequenti amenorrea e anovulazione, diminuiscono i livelli di globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) e aumenta la secrezione della prolattina. Nei casi in cui si verificano gravidanze, vi è un aumentato rischio di aborto. Tale rischio è maggiore anche nelle donne affette da ipotiroidismo subclinico.

    Nelle donne con ipertiroidismo, vi è l’aumento della SHBG e degli androgeni circolanti e il sintomo più comune relativo alla riproduzione è l’irregolarità mestruale, non solo amenorrea ma anche oligomenorrea o ipomenorrea. L’irregolarità mestruale, però, non è la principale causa di infertilità perché le donne continuano ad ovulare. Il rapporto tra ipertiroidismo e fertilità rimane ancora poco chiaro e sono stati proposti diversi meccanismi patofisiologici per spiegare l’infertilità nelle donne ipertiroidee.

    Come nelle donne ipotiroidee, il rischio di aborto aumenta anche nelle ipertiroidee, così come quello di parto pre-termine ed altre complicazioni.

    Un’altra categoria di patologie tiroidee, la più frequente nell’età riproduttiva e maggiormente diffusa nella popolazione di donne con problemi di fertilità, è quella delle tiroiditi autoimmuni. Anche le tiroiditi autoimmuni causano subfertilità o infertilità e aumentano il rischio di aborto nelle prime fasi della gravidanza. Non è ancora chiaro quale sia il meccanismo molecolare alla base della riduzione della fertilità.

    Alcune teorie prendono in considerazione un effetto diretto degli autoanticorpi sull’oocita e la zona pellucida, suggerendone il danneggiamento; altre ipotesi si concentrano sulla possibile interferenza degli autoanticorpi anti-tiroide con l’impianto dell’embrione, ma sono necessari ulteriori studi.

    Un’ipotesi formulata per spiegare il fenomeno è che, nonostante la condizione di eutiroidismo generale, la tiroidite autoimmune sia associata a una lieve deficienza relativa di ormoni tiroidei, come suggerito dai livelli sierici di TSH più elevati nelle donne eutiroidee ma con anticorpi positivi rispetto a quelle con anticorpi negativi.

    Alterati livelli di ormoni tiroidei e la presenza di anticorpi anti-tiroide, quindi, sono associati con disturbi della follicologenesi, un basso tasso di fertilità e una scarsa qualità dell’embrione. Pertanto, lo screening per la funzionalità tiroidea e l’autoimmunità dovrebbe essere realizzato in caso di subfertilità o poliabortività. La disfunzione tiroidea dovrebbe essere corretta prima di pianificare una gravidanza o di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.

    I farmaci per la tiroide possono abbassare la fertilità?

    La terapia per l’ipotiroidismo, ripristinando i normali livelli di ormoni tiroidei, migliora la fertilità e riduce notevolmente il rischio di problemi durante la gravidanza. Inoltre, sulla base di quanto osservato in diversi studi, anche nel caso dell’ipotiroidismo subclinico e in presenza di autoanticorpi anti-tiroide si ottiene il miglioramento della fertilità.

    La correzione dell’ipertiroidismo, invece, avviene con farmaci antitiroidei. Anche in questo caso, risolvendo il problema, migliora la fertilità.

    Un altro tipo di terapia per le patologie tiroidee, la terapia ablativa con radioiodio, potrebbe destare preoccupazione per l’effetto delle radiazioni sulle ovaie e quindi sulla fertilità. Diversi studi hanno indagato quest’aspetto, e sono giunti a conclusione che la riduzione della fertilità è un evento poco frequente e che le gravidanze possono essere portate a termine senza problemi, in particolar modo nelle donne al di sotto dei 40 anni.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Chiara Tuccilli

    Biologa specializzata in endocrinologia