Fecondazione eterologa: divieto legittimo, secondo la Corte Costituzionale

Fecondazione eterologa: divieto legittimo, secondo la Corte Costituzionale

La fecondazione eterologa rimane vietata in Italia: la Corte Costituzionale non si pronuncia in merito, legittimando, implicitamente la norma

da in Fecondazione Assistita, Gravidanza, Sanità
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    Fecondazione eterologa il divieto rimane

    Niente di nuovo o, meglio, niente di diverso dalla situazione ben nota “sul fronte” della fecondazione eterologa: la Corte Costituzionale non boccia, né ritocca, ma rinvia la questione ai colleghi della Corte Europea dei Diritti dell’uomo. La Corte, dopo la chiamata “in causa” da parte di tre tribunali italiani, “nicchia”, evitando di pronunciarsi davvero, di prendere una decisione, ma, di fatto, lascia la situazione, cioè il divieto di fecondazione eterologa introdotto con la legge 40 del 2004, invariata.

    La Corte Costituzionale sollecita l’intervento della Corte di Strasburgo, soprattutto alla luce della sentenza del novembre 2011, secondo cui vietare la fecondazione eterologa nei Paesi dell’Unione Europea non è una scelta lesiva del diritto al rispetto della vita privata e familiare. Il divieto di fecondazione eterologa, implicitamente ritenuto legittimo dalla Corte, rimane in vigore in Italia.

    Non si è espressa davvero sulla legittimità del comma dell’articolo 4 della legge sulla procreazione medicalmente assistita, ma non solo. La massima Corte ha rimandato gli atti ai tribunali ordinari, invitandoli a riformulare la richiesta tenendo conto della recente decisione della Corte di Strasburgo.

    La fecondazione eterologa è un’opzione in più per riuscire ad aver figli, negata alle coppie italiane, che scatena polemiche, dibattiti e opinioni discordanti. La legge più recente in materia ha detto sì alla fecondazione autologa, cioè fatta all’interno di una coppia, e no quella eterologa, circondandola, spesso, di un alone di diffidenza e ignoranza. Non è niente di sensazionale: si tratta dell’utilizzo di gameti, cioè ovuli o spermatozoi, provenienti da una persona estranea alla coppia.

    La decisione della Consulta era molto attesa, vissuta da molti come una possibile svolta, una scelta importante, che potrebbe far desistere le numerose coppie italiane che scelgono di “emigrare” all’estero per la fecondazione assistita. Ora, non resta che attendere altri dodici mesi o più, per dare il tempo ai tribunali di riformulare il ricorso, la domanda di incostituzionalità per il divieto di fecondazione eterologa e di mandarlo ai giudici della Corte.

    Il divieto di fecondazione eterologa, così come la possibilità di legittimarla, fanno discutere esperti e interessati.

    “La fecondazione eterologa è un diritto che va dato alle donne. Ma l’Italia non è pronta ad accoglierla. Pochissime italiane sarebbero disposte a mettere in vendita i propri ovuli” ha commentato il Prof Claudio Giorlandino, ginecologo, Presidente del Forager, Forum delle Associazioni di Diagnostica, Genetica e Riproduzione e Segretrario Generale della Sidip, Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale.

    “L’Italia non ha alcuna preparazione di tipo tecnico perché l’eterologa non è mai stata introdotta. I laboratori di fecondazione assistita non sono attrezzati, i costi per offrire questo servizio sarebbero troppo alti, troppo l’impegno e molti i rischi, quello medico-legale e procedurale. Ci sarebbe una grande difficoltà a reperire materiale biologico soprattutto femminile, ossia ovociti, perché le italiane non sono culturalmente pronte alla donazione della propria fertilità che non ha prezzo. Non siamo in Spagna dove una donna per 500 euro si farebbe togliere anche un ovaio. Qui da noi è diverso” ha aggiunto il professor Giorlandino.

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