Febbri ricorrenti nei bambini: non sempre imputata l’influenza

da , il

    Non sempre è l'influenza imputata numero uno per le febbri ricorrenti nei bambini

    Chi ha bambini ben sa la predisposizione dei piccoli ad andare incontro a febbri ricorrenti, spesso imputabili a virus parainfluenzali, alla stessa influenza, o ad infezioni del cavo orofaringeo, comprese otiti e tonsilliti responsabili dei diversi episodi febbrili di comune trattamento terapeutico.

    Tuttavia, spesso, quello delle febbri ricorrenti dei bambini diventa una vera e propria patologia a se stante, derivante da alterazioni genetiche ancora oggetto di studio che, però, sono state classificate.

    La possibilità che ci si trovi di fronte ad una malattia che trova la sua origine in un difetto che vede il suo primum movens con la nascita deve sospettarsi, quando il piccolo, sottoposto ad esami accurati alle tonsille, come il tampone tonsillare, per citare il più diffuso esame, risulti negativo; così come, quando il paziente sia insensibile a trattamenti con i più diffusi antipiretici, ad esempio, Tachipirina, o eventuali antibiotici e se, soprattutto, il bambino incorre in questi episodi in tenerissima età, già dai tre anni di vita e con una frequenza insostenibile, ogni 20/30 giorni.

    A rendere più difficoltoso il quadro clinico, la sequela di esami cui i medici sono costretti a sottoporre i loro piccoli pazienti, per non contare l’incomprensibilità di certi nomi riferiti a queste malattie, classificate, comunque, come patologie autoinfiammatorie che si distinguono in sigle come, Traps, Fcas, Pfapa, Iper-IgD, anche se il più delle volte, ovvero, in quasi 80 casi su 100, imputata numero uno sarebbe la Febbre Mediterranea Familiare che mostra il suo picco nei primi dieci anni di vita e che sarebbe causata da una proteina chiamata pirica o marenostrina.

    In sostanza, a produrre tali proteine sarebbero dei geni difettosi che scatenerebbero nell’organismo un’errata risposta immunitaria con processi infiammatori che l’organismo non sarebbe in grado di bloccare per tempo.

    A rendere più complicata la diagnosi, la serie di sintomi differenziati che, oltre agli eccessi febbrili, compresa cefalea e faringite, si manifesta con dolori articolari, a volte importanti e addominali che, almeno inizialmente, fuorviano il medico e lo costringono ad approfondire gli accertamenti con gli esami di cui da almeno un decennio si dispone. Tali esami sono in grado di localizzare il gene responsabile della malattia, in particolar modo della febbre mediterranea e di seguito di tutte le altre citate.

    Certo, ci riferiamo a patologie piuttosto rare che vengono trattate in appositi reparti ospedalieri e che non devono indurre le mamme a considerare il bambino affetto da patologie genetiche, solo per la concomitanza di due febbri a breve intervallo l’una dall’altra, in maniera sporadica e nell’arco di un anno, o comunque nel lungo periodo.

    La maggior parte di queste forme sono, una volta conclamati i sintomi, di facile diagnosi, grazie alle armi cui dispone la moderna medicina, altre restano di difficile approccio diagnostico e, dunque terapeutico, ma per fortuna sono davvero pochi i casi in cui non è possibile intervenire, per tutti gli altri, si agisce direttamente sul gene mutante che scatena la risposta esagerata dell’organismo, così come c’è anche da dire che molte forme migliorano o si risolvono, a volte, con l’età stessa.

    Degna di nota la Pfapa, una malattia che non si è ancora riusciti a classificare come una malattia genetica ma che costringe a letto i bambini, ricorrentemente, ogni mese, a volte, ogni quindici giorni e che si manifesta con picchi febbrili elevati, fino a 40 gradi, che durano, circa, 5 giorni, si presenta anche con cefalea, faringite, afte alle mucose della bocca, a volte, risentimenti gastrointestinali con nausea e vomito, dolori muscolari, improvvisi rossori al volto, c’è da segnalare che la malattia non ha effetti negativi sulla crescita del piccolo paziente. Una volta esclusa la possibilità di tonsilliti da streptococco betaemolitico ci si orienta e concentra sulla vera malattia, anche se a volte l’asportazione delle tonsille potrebbe risolvere il problema, così come lo stesso sviluppo del bambino potrebbe risolvere la patologia o, almeno, la frequenza degli attacchi.

    Occorre, tuttavia, segnalare che molte delle forme, anche le più ostinate rispondono, a parte il trattamento specifico per ognuna di queste patologie, all’azione dei principali antinfiammatori di uso comune o agli steroidei, anche se in molti casi, questi farmaci sono in grado di eliminare gli episodi febbrili, ma non di evitarne il ripetersi.