Farmaci: zucchero alleato degli antibiotici, un pizzico aiuta

Farmaci: zucchero alleato degli antibiotici, un pizzico aiuta

Lo zucchero non solo “addolcisce” la pillola, ma ne esalta, amplifica e perfeziona l’efficacia: è in grado di rendere facili prede degli antibiotici anche i batteri dormienti

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    Zucchero, alleato degli antibiotici

    Se secondo Mary Poppins “basta un poco di zucchero” per mandar giù meglio la pillola, ora la scienza le dà ragione o, meglio ne perfeziona la teoria: lo zucchero potrebbe essere un ottimo alleato degli antibiotici, perché “sveglia” tutti i batteri e rende l’attacco del medicinale più efficace, favorendo il successo della strategia terapeutica.

    Zucchero, gustoso, goloso e terapeutico? Non esattamente, lo zucchero non ha poteri terapeutici veri e propri, ma, secondo quanto emerso da uno studio dei ricercatori della Boston University, aggiungere un pizzico di glucosio e di fruttosio nella formulazione dei farmaci antibiotici potrebbe amplificarne l’efficacia.

    Infatti, questo dolce ingrediente, secondo gli esperti d’oltreoceano, sarebbe in grado di “svegliare” anche i batteriche si annidano nell’organismo e, in particolare, nel sangue, ma rimangono dormienti. In questo modo, anche questi microrganismi non ancora attivi, ma che potrebbero scatenare nell’arco di breve tempo infezioni, cadrebbero nella “trappola” e verrebbero debellati con la terapia antibiotica.

    Nella sperimentazione, pubblicata sulle pagine della rivista scientifica Nature, i ricercatori a stelle e strisce hanno esaminato la risposta di un batterio molto comune, spesso responsabile di infezioni di vario genere, l’Escherichia Coli, al trattamento a base di antibiotici con l’aggiunta del glucosio.

    I risultati sono stati sorprendenti: se senza l’additivo zuccherino, i batteri dormienti escono indenni dall’azione del farmaco, con lo zucchero ben il 99.9 di questi microrganismi non ha scampo.

    “Il nostro obiettivo è aumentare l’efficacia dei farmaci esistenti, invece che inventarne di nuovi, un processo che può essere lungo e costoso” hanno osservato gli autori dello studio.

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