Farmaci: quelli di automedicazione graditi agli italiani

Farmaci: quelli di automedicazione graditi agli italiani

Piace il Decreto Bersani in tema di liberalizzazione dei farmaci per automedicazione, almeno a giudicare il fatto che una percentuale altissima della popolazione italiana è ricorsa a questi prodotti da banco

da in Farmaci, Farmacie, Sanità
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    Parafarmacia

    A seguito del decreto Bersani s’è dato vita nella scorsa legislatura ad una pratica del tutto innovativa che prevede che i farmaci cosiddetti da banco, ovvero quei farmaci destinati all’automedicazione, siano venduti oltre che in farmacia anche nelle parafarmacie, il che, oltre ad avere semplificato la ricerca di questi prodotti, ha consentito al paziente anche un bel risparmio economico vista la concorrenza che si è determinata nel settore.

    Sull’abitudine di ricorrere alla automedicazione ha voluto vederci chiaro uno studio realizzato da GfK Eurisko condotto su un campione di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta per ANIFA, Associazione Nazionale dell’Industria Farmaceutica dell’Automedicazione (che fa parte di Federchimica), che intende fare il punto sullo stato e sulle prospettive dell’autocura in Italia.

    Dalla ricerca sarebbe emerso che solo nell’ultimo anno preso a riferimento, il 2008, ben 35 milioni di persone corrispondente al 75% dell’intera popolazione del nostro Paese è ricorso a questa pratica, così come, quasi il 50% della popolazione presa in esame nel sondaggio avrebbe utilizzato farmaci da banco. Di questi la maggior parte erano giovani/adulti con un ‘età compresa dai 18 ai 44 anni ed appartenenti alle fasce alte della popolazione in fatto di scolarità.

    Si tratta di vedere chi induce a scegliere un farmaco per automedicazione fra quella popolazione esaminata e scopriamo che, come è ovvio che sia, pur se di automedicazione si parla, è sempre il medico l’artefice principale della scelta, segue il farmacista che consiglia il paziente non prima di essere passato dal suggerimento di amici o parenti. Insomma, il farmaco per automedicazione offre il vantaggio per chi lo prende di offrire in breve tempo l’effetto auspicato considerato che si rivolge a disturbi per lo più occasionali e temporanei. Insomma, “rimedio in grado di eliminare i disturbi e restituire benessere”. Osserva Claudio Bosio, vicepresidente di GFK-Eurisko, “A partire da questo riconoscimento circa la capacità di operare un passaggio dal disturbo al benessere, il farmaco da automedicazione assume per il pubblico un’immagine prevalentemente positiva: anzitutto, per gli aspetti di servizio (comodità, facilità d’uso, adeguatezza delle informazioni contenute nel foglietto illustrativo, sulla confezione e in pubblicità) ma anche, per gli aspetti di efficacia e di sicurezza (di cui anche la casa farmaceutica è garanzia)”.

    Ne consegue che non si dovrà mai assimilare all’automedicazione il ruolo di farmaci presi a casaccio pur essendo un farmaco che è possibile assumere senza bisogno di ricetta medica. E’ però importante che anche i media partecipino al meglio al compito di informare il paziente, invitandolo tuttavia alla massima precauzione visto che sempre di sostanze farmacologiche stiamo parlando.

    “L’importanza del riconoscimento della marca”, dichiara Sergio Daniotti, presidente di ANIFA, “quale elemento organizzatore della conoscenza e dell’esperienza del farmaco OTC risulta ampiamente riconfermata da questa analisi. In particolare due sono gli elementi significativi: il riconoscimento di valore ad un marchio o brand di prodotto come elemento di garanzia e “guida” nell’acquisto e l’orientamento verso l’ipotesi di un marchio-ombrello sotto il quale articolare una linea di offerta per l’automedicazione. Offerta che deve essere coerente con le promesse di cura, efficace e sicura perché in caso contrario si avrebbe una ripercussione a cascata su tutta la linea di prodotti. Il marchio di un medicinale rappresenta un patrimonio aziendale su cui sono state investite e vengono continuamente investite risorse, ma è anche una tutela per il cittadino, uno strumento di orientamento nel mercato che consente di trasferire nel tempo l’esperienza acquisita”.

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