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Farmaci: quanti sanno interpretare il foglietto illustrativo?

Farmaci: quanti sanno interpretare il foglietto illustrativo?

Lo dimostra uno studio effettuato in base alla conoscenza che la gente ha dei farmaci e si scopre così che sei persone su dieci non distinguono la differenza esistente fra controindicazioni ed effetti collaterali, due definizioni molto diverse che molti sovrappongono

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    foglietto illustrativo interno

    All’uomo moderno si richiedono competente che quasi sempre non ha, provare per credere, i libretti di uso e manutenzione di un apparecchio per la casa a volte sembrano veri e propri elenchi telefonici pieni di nozioni, rimandi ai capitoli ed ai paragrafi precedenti etc. Questo sicuramente crea disagio e su questo non ci sono dubbi.

    Ma immaginiamo cosa accade ad un comune mortale quando si imbatte nel foglietto illustrativo accluso alle confezioni dei farmaci. Di fronte a parole come interazioni, controindicazioni, effetti collaterali e quant’altro, siamo certi che tutti intendano il vero significato di questi termini? Sicuramente no, anche perché, basti pensare alla confusione generata dal semplice discernimento esistente fra farmaci da banco, di classe A, farmaci generici o equivalenti, a totale carico del S.S.N. e via di seguito e qui la confusione regna sovrana.

    Lo dimostra uno studio effettuato in base alla conoscenza che la gente ha dei farmaci e si scopre così che sei persone su dieci non distinguono la differenza esistente fra controindicazioni ed effetti collaterali, due definizioni molto diverse che molti sovrappongono, atteso che le controindicazioni sono quei divieti in atto ad assumere il farmaco in presenza di alcuni limiti elencati; ad esempio, gravidanza, allergie e quant’altro; gli effetti collaterali sono invece le conseguenze che l’assunzione del farmaco può avere in alcuni pazienti; ad esempio, diarrea, bruciori di stomaco etc. E che dire del fatto che quattro pazienti su dieci non riesca a districarsi con la posologia del farmaco, intendendo per posologia la dose di prodotto da assumere nell’arco della giornata.

    La ricerca è stata condotta dall’ Osservatorio della comunicazione sanitaria dell´università di Pisa ha condotto per Coop Italia intervistando oltre 1400 persone.

    Di queste il sessantotto per cento aveva un´istruzione medio-alta, diploma o laurea.

    Insomma, per quanti sforzi si siano fatti per rendere più comprensibile il foglietto illustrativo, almeno per quelli da banco, la comprensione del contenuto di questo importante documento resta sempre ben ardua per il comune paziente.«Nel nostro paese non c´è purtroppo la tendenza alla semplificazione che invece esiste nei paesi anglosassoni – spiega Alessandra Di Marzio, farmacista e coautrice della ricerca Coop -perché non sostituire, per esempio, “stipsi” con “stitichezza”, visto che molti non la riconoscono come sinonimo? Le informazioni del foglietto illustrativo devono essere chiare e leggibili, ma anche facilmente utilizzabili. E invece il ventitré per cento risponde che “il foglietto allarma”, il dieci che “confonde”». Per questo motivo «è fondamentale la comunicazione al cittadino – precisa Annalaura Carducci, professore di Igiene a Pisa e responsabile dell´Osservatorio – ma anche un´azione capillare e di interazione tra farmacista e cliente».

    Ma c’è dell’altro… di fronte a raccomandazioni del tipo… evitare l’uso prolungato, come comportarsi? Uso prolungato inteso in ore, giorni, mesi, anni? E che dire degli effetti collaterali, si citano sempre nel foglietto accluso, ma quanti pazienti sono andati incontro a tali effetti collaterali? Perché altro è dire che tale effetto si è verificato in una percentuale dello 0,0001% altro è sapere che tale effetto ha avuto un’evenienza pari al 10% . Insomma, l’Italia, nel confronto con gli altri Paesi della UE in fatto di semplificazione, è ancora all’anno zero!

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