Farmaci: ma le liberalizzazioni hanno fatto bene al consumatore?

Farmaci: ma le liberalizzazioni hanno fatto bene al consumatore?

Certo lo sconforto alle Associazioni dei Consumatori assale di fronte all’evidenza che si sarebbe potuto fare molto di più includendo la vendita dei farmaci di fascia C, quelli a totale carico dell’assistito ma dove occorre la ricetta medica, non solo non si è riusciti ad ottenere che tali farmaci potessero essere venduti fuori dalle farmacie tradizionali

da in Farmaci, Farmacie, Sanità
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    Sono passati tre anni da quando l’allora Ministro Bersani istituì la liberalizzazione dei farmaci che concedeva anche a parafarmacie e farmacie poste nei centri commerciali la vendita dei farmaci da banco, si tratta di vedere se i vantaggi dei consumatori ci sono stati o meno; secondo Rita Battaglia vice presidente della Federconsumatori la risposta è sicuramente affermativa come dimostrano gli stessi dati Istat che palesano bene come il prezzo medio dei farmaci lo scorso anno s’è assestato al di sotto dell’inflazione, ovvero, il 3,4% nella grande distribuzione, il 2,1% nelle parafarmacie e il 3% nelle farmacie.

    Bastano solo questi dati per confermare che la riduzione di prezzo si è assestata intorno al 20/30% e questo è sicuramente un fatto storico mai verificatosi prima di adesso. Secondo l’Osservatorio Nazionale prezzi e tariffe del Centro Ricerche Economiche, Educazione e Formazione si è osservato che la spesa media nazionale nelle farmacie comunali è di 166,96 euro, che divengono di 165,2 nelle farmacie private mentre nella grande distribuzione si spendono 146,18 euro ovvero si assiste ad un risparmio del 14,2%, stessa evidenza per quanto concerne il costo dei singoli farmaci sicuramente meno cari all’interno dei locali di vendita della grande distribuzione.

    Certo lo sconforto alle Associazioni dei Consumatori assale di fronte all’evidenza che si sarebbe potuto fare molto di più includendo la vendita dei farmaci di fascia C, quelli a totale carico dell’assistito ma dove occorre la ricetta medica, non solo non si è riusciti ad ottenere che tali farmaci potessero essere venduti fuori dalle farmacie tradizionali, ma addirittura l’attuale classe dirigente vorrebbe persino mettere in atto una politica che nel tempo escluda del tutto le parafarmacie e le farmacie presso i centri commerciali.

    Mi riferisco, ha detto Rita Battaglia, a quei Disegni di Legge presentati in Parlamento che mirano non solo a delegittimare parafarmacie e corner della GDO, privandoli della propria denominazione e dell’insegna con la croce verde, ma anche rimettendo in discussione la centralità della figura del farmacista e prospettando – addirittura – la chiusura di questi esercizi. Si delineano quindi scenari foschi per i 6500 farmacisti che, in questo modo, hanno forti probabilità di perdere il loro posto di lavoro.Il sospetto forte è che interessi corporativi stiano mettendo in atto strategie per recuperare l’esclusiva perduta, incurante di danneggiare cittadini e consumatori.

    Parafarmacie e corner del modern retail, infatti, con una quota di mercato a valore del 7,6%, pari a 140 milioni di euro, (contro i 1872 milioni incassati dalle tradizionali farmacie con i prodotti da banco) cominciano a dare fastidio. Anche perché hanno contribuito a “insegnare” ai consumatori a scegliere la convenienza. Lo dimostra il fatto che, nell’ultimo anno, hanno fatto registrare un + 36,5% a valore rispetto alle tradizionali farmacie “segnate”, invece, da un poco esaltante -3% .

    Ed il problema è proprio il domani, quando, nel caso avessero la meglio le corporazioni si ritornerebbe al passato e, addio, vantaggi per il consumatore finale!

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