Farmaci: la farmacodipendenza è molto pericolosa

Farmaci: la farmacodipendenza è molto pericolosa

E così come in Austria anche in Italia si inizia con la consapevolezza da parte di qualche paziente di affrancarsi da qualche malattia che lo affligge, poi si continua, spesso a insaputa del medico anche quando la malattia è sconfitta

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    Si guarda tanto alla tossicodipendenza vista come una vera e propria minaccia sociale, ci si scaglia, giustamente contro l’abuso dell’alcol, ritenuta una grave minaccia per la nostra salute perché fonte di gravi malattie, ma poco si fa, anche perché il fenomeno è per lo più sconosciuto, su un’altra dipendenza, la farmacodipendenza.

    Eppure la farmacodipendenza nella sola Austria riguarda 150 mila persone e manda all’altro mondo qualcosa come 2.000 pazienti circa all’anno. Se la stessa indagine fosse stata condotta anche in Italia o in qualsiasi altro Pese sviluppato, i numeri del fenomeno sarebbero stati addirittura maggiori, visto che, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, l’abuso di farmaci è già a livelli davvero allarmanti.

    E così come in Austria anche in Italia si inizia con la consapevolezza da parte di qualche paziente di affrancarsi da qualche malattia che lo affligge, poi si continua, spesso a insaputa del medico anche quando la malattia è sconfitta con una sorta di consapevolezza soggettiva del soggetto farmacodipendente di prevenire l’eventuale recidiva della stessa malattia. C’è chi invece diventa farmacodipendente “motu proprio”, ovvero, accedendo ai farmaci da banco al fine di sedare dei sintomi che ritiene di avere a seguito di malattie che quasi sempre nessuno gli ha mai diagnosticato.

    Le conseguenze di tali comportamenti sono devastanti, basta vedere il numero di decessi che si verifica ogni anno, senza considerare che spesso alla base di una tossicodipendenza coesistono disturbi più o meno latenti di tipo depressivo e la sola consapevolezza di poter non esacerbare qualche particolare sintomo lamentato o immaginato, è sufficiente per far star bene, solo apparentemente, la persona che dipenda dai farmaci. Un aspetto ancora più inquietante del fenomeno è quello rivolto agli ansiolitici, per molti sono l’unico baluardo da opporre all’insonnia, atteso che le benzodiazepine sono ansiolitici che hanno come effetto, alcune di queste, l’ipnoinduzione e dunque sicuramente a certi dosaggi aiutano a prendere sonno, per non contare che è consuetudine di molti reagire ad ogni ansia insorta o stress particolare subito, col ricorso a questi tranquillanti.

    Ma gestire in proprio le benzodiazepine, che chiaramente nessuno vuole criminalizzare, è dannosissimo, visto gli effetti collaterali di queste sostanze, le interazioni con altri farmaci utilizzati per curare determinate patologie e la dipendenza, altra caratteristica di queste preziose molecole, se usate bene. Secondo gli ultimi studi effettuati da recente sarebbe emerso che “Le donne sono da due a tre volte più soggette a questo tipo di dipendenza rispetto agli uomini. Al primo posto ci sono gli antidolorifici, poi i sonniferi e i tranquillanti. La cifra nera è enorme”. Servirebbe più informazione ai pazienti, spiegare che è bene assumere dosi ridotte e per breve tempo

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