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Farmaci: evitare di spezzare le compresse in casa

Farmaci: evitare di spezzare le compresse in casa

Lo dice la Food and Drug Administration ( FDA), l’Ente americano deputato al controllo dei farmaci e degli alimenti in generale che asserisce che a casa è praticamente impossibile dividere, garantendo l’esatto dosaggio del farmaco che ci è stato prescritto, col risultato di assumere tante metà più grandi e altrettanto metà più piccole

da in Antibiotici, Farmaci, Malattie
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    compressa

    Quante volte di fronte alla necessità di assumere un farmaco, una pastiglia, una compressa, in generale, dovendone assumere un dosaggio dimezzato finiamo col tagliare in due il prodotto; spesso con la mira di risparmiare del denaro siamo indotti anche ad acquistare un farmaco venduto al massimo dosaggio per poi suddividerlo in casa frammezzandolo all’occorrenza. Ma è una metodica non del tutto corretta che in qualche caso è pure da evitarsi.

    Lo dice la Food and Drug Administration ( FDA), l’Ente americano deputato al controllo dei farmaci e degli alimenti in generale che asserisce che a casa è praticamente impossibile dividere, garantendo l’esatto dosaggio del farmaco che ci è stato prescritto, col risultato di assumere tante metà più grandi e altrettanto metà più piccole.

    Ma se tale condotta è proprio necessaria condurla è regola importante quella di attenersi ad una condizione basilare, ovvero, spezzare le pasticche una alla volta e non in serie come molti fanno per risparmiare tempo. Tuttavia diverso è il caso che riguardi le terapie croniche, situazioni queste diametralmente opposte ai fatti acuti, laddove il farmaco va assunto per lunghi periodi se non addirittura a vita. In questo caso assumere una quantità di farmaco non esattissima può essere meno dannoso, ferma la posologia prescritta.


    Attenzione invece a quei farmaci, ad esempio, antibiotici gastroprotetti, ovvero con un film di cheratina che li avvolge solitamente sotto forma di capsula. Non vanno mai, né aperti né tanto meno divisi; ciò in quanto privi della protezione verrebbero degradati a livello gastrico ad opera dei succhi gastrici del digerente danneggiandolo o perdendo il farmaco la propria efficacia terapeutica per il quale era stato prescritto.

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