Farmaci e anziani: un connubio non sempre favorevole

Farmaci e anziani: un connubio non sempre favorevole

I farmaci nell'anziano sono indispensabili, ma gli abusi sono sempre deprecabili

da in Alzheimer, Farmaci, Fegato, Infarto, Malattie, Morbo di Parkinson
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    I farmaci nell'anziano sono indispensabili, ma gli abusi sono sempre deprecabili

    Solo la moderna medicina è in grado di garantire standard di vita qualitativamente elevati o, per lo meno accettabili, in pazienti affetti da malattie anche molto severe, per far ciò, oltre alle moderne tecniche diagnostiche di cui si dispone oggi e all’apporto della chirurgia meno invasiva possibile, ove attuabile, grande merito va dato alla farmacologia moderna, costituita da intere classi di farmaci, sempre meno interessati da effetti collaterali e sempre più potenti ma gestibili al contempo.

    Tuttavia, proprio la facilità cui si ricorre al farmaco e nonostante i passi avanti della farmacologia moderna sempre più orientata nell’uso di sostanze sempre meno dannose e sempre più efficaci, non si può altrettanto ammettere che oggi esistano molecole chimiche del tutto esenti da tossicità, soprattutto quando se ne fa un uso prolungato nella cura di malattie croniche.

    In questo contesto, non è possibile esaminare la questione senza fare riferimento agli anziani, grandi assuntori di farmaci del tipo più disparato, spesso somministrati insieme a causa delle multipatologie che affliggono gli appartenenti alla terza età e non soltanto loro. Tali sistemi terapeutici,che prevedono la contemporanea assunzione di diverse specialità farmaceutiche in genere, è del tutto inevitabile, pensiamo a quei pazienti ipertesi, diabetici, con insufficienza renale o cardiopatie croniche, tutte patologie che possono coesistere in uno stesso paziente e che dovranno essere trattate con approcci terapeutici diversi e concomitanti.

    Ad avvalorare questa situazione, uno studio del 1988 dell’Ansa che indica come, superata la soglia dei 65 anni,il consumo di farmaci si triplichi, proprio per la presenza di tante patologie croniche che si paleserebbero negli uomini in ragione del 52% e nelle donne in misura del 66%. Di fronte a questi dati, appare importante il pensiero della Comunità Scientifica la quale ammette che l’insorgenza di tante patologie, inguaribili ma curabili nell’anziano, non siano soltanto causate dall’età che avanza, semmai da tutta una serie di cause, alcune ambientali, altre riferite all’alimentazione, compreso l’inquinamento atmosferico e, non infrequentemente, a seguito degli stessi farmaci assunti.

    Anche l’avvicinamento della farmacologia alla maggior parte delle patologie croniche è orientato, più che alla patologia, ai sintomi, oppure, a volte,al mantenimento di quello stato di equilibrio che non sconfini in fatti acuti o nel peggioramento della malattia di base.

    Citare le più frequenti patologie che colpiscono l’anziano, sarebbe lunga, meglio ricordare le più importanti e più frequenti, ricordiamo il Morbo di Parkinson, il Morbo di Alzheimer, il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, tutte patologie dove spesso si riscontra una origine genetica, ereditaria e dipendente dall’alimentazione e, fin quando non saremo in grado di sostituire i farmaci con delle terapie diverse, pensiamo all’impiego delle cellule staminali, dovremo continuare ad avvicinarsi a tali malattie con l’attuale sistema terapeutico, esteso anche ad altre malattie irreversibili del sensorio, la stessa osteoporosi, alcune malattie respiratorie a decorso cronico.

    Alla tossicità di farmaci assunti in grande quantità dai sofferenti di multipatologie, con le conseguenze del caso, si sommano i rischi di molti anziani che tendono a dimenticare l’assunzione di un prodotto farmaceutico e lo assumono in quantità doppia, oppure di quelli che ritengono di potersi gestire da soli la posologia, indipendentemente dalla prescrizione medica, da tenere conto che dimezzare le dosi a volte è grave come raddoppiarle ed, infine, uno dei problemi cui il medico si deve confrontare col paziente anziano è quello di scoprire come lo stesso abbia assunto medicine, a sua insaputa, ritenendo che, eccezionalmente, tale condotta non comportava pericolo alcuno.

    Sbagliato, un farmaco che interagisce con un altro, anche se assunto una sola volta, può avere effetti sulla salute, persino devastanti e, raramente mortali.

    E che l’assunzione di un farmaco all’insaputa del proprio medico curante non sia un evento raro, lo dimostra uno studio effettuato su un cospicuo numero di anziani, secondo il quale, su 100 anziani, almeno 41 ha assunto o continua ad assumere farmaci all’insaputa del proprio medico, tale lavoro scientifico risale al 1995 ed è stato effettuato dal Laboratorio di Neuropsichiatria geriatrica dell’Istituto Mario Negri di Milano con l’aiuto di medici di famiglia dell’A.S.L. 1 di Torino.

    Alla luce di tutto quanto emerge, viene spontaneo raccomandare a tutti, anziani, soprattutto, di affidarsi al proprio medico, per la gestione delle terapie da assumere. Ma risulta utile anche ricordare, in chi è costretto a curarsi con diverse specialità medicinali, di annotare i farmaci che si assume, magari facendosi aiutare da qualche familiare in grado di farlo, evitando al contempo di rispondere con un nuovo farmaco ad ogni sintomo nuovo e, comunque, mai senza il consiglio del medico. Oltretutto, gli organi dell’organismo più colpiti dall’abuso dei farmaci sono il fegato e i reni che proprio con l’età rallentano, fisiologicamente, le proprie funzioni, proprio quando si assumono sempre più medicine costringendo questi organi ad un surmenage, spesso senza uguali; il risultato di un’ assunzione indiscriminata di sostanze farmaceutiche, è quella di danneggiare maggiormente un organismo già seriamente debilitato, con conseguenze non sempre prevedibili.

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