Farmaci biologici: cosa sono, quando usarli, a cosa servono

Farmaci biologici: cosa sono, quando usarli, a cosa servono

Ma poiché la scienza medica non è ancora giunta a quel punto ottimale tanto auspicato neanche con i farmaci biologici, si cerca di superare ad esempio i limiti della chemioterapia che, ad esempio, per curare un tumore finisce col colpire le cellule tumorali ma non risparmia

da in Farmaci, In Evidenza
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    medico

    Quante volte di fronte alle malattie autoimmuni, lupus, artrite reumatoide, Morbo di Crohn, solo per citarne tre, ma anche di fronte ad alcuni tumori, mammella e colon in primis e via di seguito, si ricorre sempre più spesso ai farmaci biologici e la confusione in questi casi a volte regna sovrana nascendo dalla stessa denominazione di questi farmaci, appunto “biologici”, partendo dal dubbio che finisce per assalirci, ovvero, i farmaci biologici sono così chiamati perché sono sostanze naturali?

    Assolutamente no… “biologici” non sta per prodotti naturali, sono invece farmaci la cui fabbricazione deriva da sofisticatissime tecniche di laboratorio e che dunque si ricavano intervenendo su una proteina che viene ricombinata in laboratorio agendo sul suo DNA. Nei fatti significa prendere un anticorpo ( il baluardo che nel nostro organismo si oppone agli agenti esterni come ad esempio le infezioni ) oppure una proteina e riprogrammarla alla bisogna in modo da veicolarla contro un bersaglio riconosciuto; insomma una sorta di “ bomba” quasi “ intelligente” e, attenzione alla parola “quasi”!

    Ma poiché la scienza medica non è ancora giunta a quel punto ottimale tanto auspicato neanche con i farmaci biologici, si cerca di superare ad esempio i limiti della chemioterapia che, ad esempio, per curare un tumore finisce col colpire le cellule tumorali ma non risparmia anche quelle sane colpite anch’esse in massa con le conseguenze che ben conosciamo. L’obiettivo è invece quello di utilizzare farmaci che raggiungano il traguardo senza uccidere o danneggiare le cellule sane dell’organismo e comunque estranee alla malattia.

    La medicina vuole giungere a questo risultato ed il farmaco biologico è una via di mezzo verso questo traguardo, atteso che tale farmaco non riesce ancora a discernere la cellula sana da quella malata da uccidere, tuttavia riesce a distinguere un’eventuale falla nella difesa che l’agente patogeno attua nella malattia ed è a questo punto che cerca di debellarla. Il motivo per cui si definiscono biologici sta proprio nel fatto che per agire in tal senso si utilizzano le nostre stesse difese, ovvero i nostri anticorpi modificandoli in laboratorio e creando veri e propri anticorpi definiti monoclonali con una caratteristica in più che è quella di riconoscere in tempo il suo aggressore che può essere un tumore o una malattia autoimmune e fino adesso sono almeno 15 i farmaci biologici in uso alla medicina, ma presto un migliaio di nuove molecole sono quasi pronte per essere utilizzate nei prossimi anni.

    Un esempio di farmaco biologico è l’Herceptin, utilizzato al meglio contro il tumore alla mammella e che riduce del 50% il rischio di ricadute ed un altro farmaco biologico è il Lapatinib che si sta dimostrando davvero efficace contro le metastasi derivanti dal tumore della mammella. Stessa cosa avviene contro il tumore al colon e contro le metastasi a reni e fegato.

    Si tratta di capire a questo punto se alla luce delle recenti acquisizioni sui farmaci biologici possiamo considerare obsoleti trattamenti oggi ampiamente utilizzati come la chemioterapia e la radioterapia. Assolutamente no, avvertono gli esperti, forse un giorno, ma non adesso, il farmaco biologico in atto è una marcia in più che non sostituisce le attuali armi contro tali gravi malattie.

    Il farmaco biologico nelle malattie autoimmuni

    Nel caso delle malattie autoimmuni come ad esempio l’artrite reumatoide l’uso dei farmaci biologici è rivolto contro le citochine infiammatorie, ovvero, quelle molecole proteiche rilasciate dalle cellule infiammate atte a chiamare in soccorso il nostro sistema immunitario. Attaccando le citochine si arresta in qualche modo l’infiammaziomne rendendo qualitativamente migliore la vita del paziente affrancandolo in parte dall’infiammazione alle articolazioni in special modo.

    Il futuro del farmaco biologico è quello di giungere ad un giorno in cui si scopra una sostanza, appunto biologica, costruita su misura per l’ammalato e non per gli ammalati sulla base delle sua caratteristiche, si capisce bene che il futuro nella lotta di tali gravi malattie è tutta o in larga parte affidata proprio ai farmaci biologici.

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