Farmaci: automedicazione, a volte si può

Farmaci: automedicazione, a volte si può

Non sempre l'automedicazione è da condannare, a volte evita pure l'assenteismo dal lavoro, purchè sia consapevole e responsabile; una ricerca del Censis comunque avrebbe evidenziato che, complice anche i media, gli italiani ricorrono all'autocura in modo elevato

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    Farmacia

    Quante volte è capitato di aver bisogno di contrastare un dolore improvviso che coglie nel momento meno opportuno, senza avere la possibilità di reperire un medico e senza ritenere necessario un ricovero urgente. L’esempio è quello di una difficoltà digestiva dopo un pranzo pantagruelico, ad esempio, accompagnato da nausea e mal di stomaco, oppure un mal di denti che non vuol passare nemmeno dopo aver provato tutti i rimedi della nonna.

    Ciò che solitamente si fa in questi casi è il ricorso all’autoprescrizione, ovvero al Fai da te farmaceutico, un’abitudine in parte favorita anche dalla campagna pubblicitaria sui farmaci che la gente riceve quotidianamente dai media che quando praticata senza eccedere ha una propria ragion d’esistere atteso che non possiamo ricorrere continuamente alle cure del medico o del Pronto Soccorso, purchè questa consuetudine non induca la gente a ritenere che ogni fastidio possa essere autocontrollato con i farmaci presi di propria iniziativa e si trascuri così il ricorso alla visita medica

    I comportamenti di autocura tra benessere individuale e competitività del sistema socioeconomico

    Di fatto la cura fai da te è molto conosciuta e seguita dagli italiani, lo dice uno studio del Censis, che ha così definito l’ attuale tendenza degli italiani nel curare le piccole affezioni che li affliggono, ricorrendo, appunto, all’ autocura. Un sistema che ha permesso all’ intero nostro Paese di risparmiare circa 30 miliardi di euro all’ anno, pari alle giornate di lavoro non perse dai lavoratori per recarsi dal proprio medico facendosi riconoscere delle giornate di riposo astenendosi dal lavoro. L’avvento di Brunetta avrà partecipato ad impinguare ancor di più tale risparmio! E, se è vero che quasi l’ 82% di chi si è autocurato è rimasto al lavoro, lo ha fatto in forza della consapevolezza di come l’ 80,7% della popolazione italiana sia convinta che i piccoli disturbi si possano curare autonomamente, senza ricorso al medico, tenuto conto che, il 70,5% di questa importante fetta della popolazione asserisce che, di fronte alle piccole affezioni, nessuno, meglio di noi, conosce se stesso e il proprio corpo.

    Mal di testa, mal di schiena, raffreddore, le malattie più frequenti

    Quasi metà della popolazione italiana è afflitta dal mal di testa, periodicamente, dal mal di schiena, dal raffreddore, dalla tosse, dai problemi intestinali, con una prevalenza delle donne, 52% sugli uomini, 42% . Pertanto, quasi il 40% di nostri connazionali sa quanto questi disturbi influiscano negativamente sulla loro performance, così come nella maggior parte dei casi si ritiene che non valga la pena scomodare il proprio medico di famiglia immediatamente al verificarsi di questi sintomi, soprattutto da quando i rimedi si pagano interamente di tasca propria.


    Ricorrere alla automedicazione assumendo di testa propria il farmaco ritenuto efficace, è diventata la consuetudine. Si utilizzano farmaci di libera vendita in farmacia, acquistabili senza ricetta e dei quali si lamenta, però, oltre al costo, di alcuni di essi, ritenuto ancora eccessivo, nonostante la liberalizzazione, l’ assenza dell’ indicazione dei singoli prezzi, esposti con apposito cartellino sugli scaffali delle stesse farmacie o parafarmacie, affinché si possano comparare coi prodotti analoghi, così come, è ritenuta inefficace e poco chiara l’ informazione sul prodotto che si intende assumere.

    ”La spesa sanitaria – spiega lo studio del Censis – non può essere più letta come dispendio passivo di risorse, ma piuttosto come fonte di un bene come la salute, primario per gli individui e strategico per la collettività. Un diffuso e maturo ricorso all’automedicazione, ha spiegato lo studio del Censis, consente di ridurre l’impatto delle piccole patologie sull’impegno lavorativo delle persone, con un guadagno netto sulla creazione di ricchezza e sulla vita quotidiana, con un effetto positivo sul benessere” .

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