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Farmaci antitumorali: ricaviamoli dal mare

Farmaci antitumorali: ricaviamoli dal mare

L’ultimo farmaco in ordine di tempo ricavato dal mare si chiama Trabectedina, più noto con la sigla ET

da in Cellule, Farmaci, Ricerca Medica, Tumori
Ultimo aggiornamento:

    Mar dei Caraibi

    Che dal mare si ricavino farmaci non è certo una novità, che dal mare si possano ritrovare farmaci antitumorali non lo è neanche, che adesso si sia dato impulso alla cosa è altrettanto noto, forse meno noto è il fatto che spugne, coralli, ascidie e tunicati stanno diventando una vera e propria miniera per nuovi farmaci che presto entreranno in uso.

    L’ultimo farmaco in ordine di tempo ricavato dal mare si chiama Trabectedina, più noto con la sigla ET.743, isolato direttamente dal mare dei Caraibi.Che la Trabectedina si stia rivelando preziosa non è certo un mistero, si pensi alla cura dei sarcomi dei tessuti molli che ha una casistica di 300 nuovi casi all’anno, da ricordare che tale farmaco è già in uso da una decina di mesi. “ La storia di questo farmaco per me iniziò nel 1994, dice Maurizio D’Incalci, capo del Dipartimento dell’Istituto Mario Negri che ha studiato l’attività antitumorale ed il meccanismo d’azione di tale composto e che ricorda come dallo stesso si cerchi di estrarre una molecola che si potrebbe dimostrare efficace anche nei tumori dell’ovaio “.

    La Trabectedina, che commercialmente si chiama Yondelis, agisce sulle cellule tumorali impedendone la replicazione e danneggiandole fino a distruggerle. “ nei liposarcomi mixoidi stiamo capendo che il farmaco, che mostra ottima tollerabilità, ha un meccanismo d’azione particolare, anche rispetto agli altri sarcomi, ha detto Paolo Casali, oncologo dell’Istituto dei tumori di Milano.

    “ La Trabectedina è ora usata come terapia di seconda linea in fase avanzata…. Siamo riusciti a ridurre molto la tossicità del farmaco su fegato e midollo osseo grazie ad un pretrattamento con antiffiammatori”, ha aggiunto l’oncologo D’Incalci.

    Ma come abbiamo visto il mare è sempre più una miniera “ farmacologica”, lo dimostra il dato che riporta come ci siano almeno sette nuove molecole pronte ad entrare in azione; “ il problema maggiore è produrre per sintesi il principio attivo, per disporre in quantità che rendano possibile la ricerca in vitro ed in vivo” come sostiene il biochimico dell’Università della California Tadeusz Molinsky “.

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