Fare l’amore: per quindici donne su cento è un… incubo!

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fare l’amore

Quante sono le donne che riescono ad ammettere la loro sofferenza quando fanno l’amore; spesso neanche il proprio medico è oggetto delle loro confessioni e sovente neanche il loro ginecologo. Perché si ammette al medico di soffrire di qualche crampo alla gamba, di soffrire di mestruazioni dolorose ma non si dice allo stesso curante di provare dolore ( dispareunia ) durante il rapporto sessuale.

Eppure l’incidenza della sintomatologia dolorosa durante gli amplessi è significativa, ne soffrono almeno il 15% delle donne, addirittura in menopausa il dato schizza al 40%, ma poi siamo così sicuri che sia reale, ovvero, vista la reticenza di tante donne, siamo certi che non siano moltissimi a sfuggire dall’inchiesta? Eppure di questo problema non se ne parla, perché di fronte a fatti privati della sfera del singolo tali devono restare, perché nonostante la nostra cultura e la nostra condizione si sia aperta a tutto, in effetti così non è; e se fare l’amore dovrebbe indicare piacere, non sempre è piacere ciò che si fa e si attua a volte come una colpa, nei riguardi degli altri.

Eppure il dolore sessuale dovrebbe essere sicuramente indagato, visto che al di là di ogni logica morale, tale sintomatologia dolorosa può essere la spia di un più grosso problema organico che si annida nell’apparato genitale femminile ma anche nella mente della donna o in qualsiasi altro organo o apparato, ma che ovunque si sia nascosto dovrà essere smascherato e curato.

Ciò in quanto la dispareunia limita la qualità della vita della donna sia da un punto di vista organico, perché segno di una malattia, sia dal punto di vista psicologico, perché spesso associato a vere e proprie turbe della psiche che finiscono per cronicizzarsi in una situazione che induce chi ne soffre a trovare rimedio alla sofferenza astenendosi dal fare l’amore, con ripercussioni inevitabili nella vita di coppia.

E, allora, vediamo quali sono i disturbi organici che possono stare alla base del dolore durante un rapporto sessuale; citiamo l’endometriosi, che abbiamo cominciato a conoscere, ricordiamo una scarsa modularità del muscolo che si contrae o si rilascia in momenti sbagliati inducendo dolore, la stessa stipsi cronica della donna può avere come conseguenza la sintomatologia dolorosa quando si fa l’amore. E se tutto ciò non bastasse, occhio alla sfera psicologica dell’individuo donna, spesso ammantata di paure, un’educazione ricevuta fin dall’infanzia restrittiva e ottusa, stress, ansia finiscono per fare il resto e non solo, persino un’armonia di coppia assente dove i preliminari vengono aboliti pur di giungere presto e subito alla penetrazione, la stessa conflittualità che spesso si istaura all’interno della coppia può essere il primum movens fra le cause della dispareunia.

Queste le tematiche che hanno visto impegnata la Fondazione Graziottin e l’Associazione Italiana Vulvodinia, “Si tratta di problemi frequenti – afferma la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, che al dolore della donna ha dedicato la Fondazione che porta il suo nome – ma che sono tabù per i medici: non esiste una cultura specifica per affrontare il dolore sessuale in modo rigoroso e mirato e vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi “di genere” direttamente o indirettamente correlati alla sessualità femminile e che spesso le donne faticano a confessare. Trascorrono in media 6/7 anni prima di giungere a una diagnosi”. “È necessario sviluppare tra i professionisti una nuova sensibilità – afferma il prof. Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – per cogliere i “campanelli d’allarme” dall’infanzia (come la stipsi ostruttiva o i disturbi minzionali) e dall’adolescenza per intervenire precocemente. La nostra Società è fortemente impegnata nella lotta a questa sofferenza”. Ma quali sono i segnali da non sottovalutare? “La difficoltà ad inserire il tampone interno, spesso dovuta non alla scarsa dimestichezza ma ad un ipertono muscolare o a un imene troppo stretto o rigido – spiega la Graziottin -. E se la “prima volta” circa i due terzi delle ragazze sente male, nelle occasioni successive il dolore durante la penetrazione non deve più verificarsi. Anche alcuni consigli pratici possono essere d’aiuto. Come indossare biancheria intima di cotone bianco, preferire le gonne, usare protezione intima in fibre naturali, detergenti a pH 5, non profumati. In caso di vulvodinìa (la sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare), evitare esercizi fisici che comportino un eccessivo sfregamento e frizione, come la bicicletta”. “Scopo condiviso della Fondazione e della nostra Associazione è mettere al centro della diagnosi di dolore la donna e le patologie che posso concorrere al quadro clinico – aggiunge l’altro presidente del corso, il dr. Filippo Murina Primo Referente Servizio di Patologia Vulvare dell’ Ospedale V. Buzzi e Direttore Scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia -.

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Dom 14/03/2010 da in

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