Facebook: i medici e la privacy

Facebook: i medici e la privacy

Sono tanti gli studenti di medicina che a vario titolo condividono le loro informazioni on line, si tratta principalmente di persone che possono avere avuto a che fare con casi clinici e che hanno deciso poi di chiedere informazioni ai colleghi, o di condividerle, se fatto con facebook senza dovuta attenzione, il rischio è di divulgare dati privati importanti

da in Benessere, Primo Piano, Sanità
Ultimo aggiornamento:

    Facebook

    Facebook e addio privacy, accade nel 2010 quando uno dei principali social network è incriminato, per cattivo uso da parte di alcuni utenti, di avere messo a nudo le patologie di pazienti senza il consenso degli stessi: vediamo insieme che cosa è successo e perché può succedere questo nell’era della informazione cosciente.

    Uno studio condotto dal Veterans Affairs Medical Center di Washington ha pubblicato sulla autorevole voce dello JAMA la verità in fatto di cattivo uso delle tecnologie nell’era del “peer to peer” e dei “social network“.

    Intanto vediamo come questo può accadere: la creazione di un profilo, privato o professionale, su Facebook richiede pochi minuti, dopo dei quali, a registrazione completata, cominciano le procedure per la scelta di che cosa condividere. Ogni applicazione, immagine, testo, link, pubblicati sul portale consentono un uso privato, a gruppi, condiviso, o infine aperto.

    Se non è così accadono i primi contrattempi: l’uso del network viene deciso dall’utente, la sua situazione di partenza è normale, cioè consente di condividere tutto anche con utenti che non sono amici o compagni di sharing di gruppo, ma che fanno semplicemente parte di gruppi di condivisione aperti o affini, amici di amici, utenti che trovano casualmente informazioni. Da qui alla violazione della privacy il passo è breve, le informazioni mediche pubblicate da persone inesperte rischiano molto.

    Il rischio maggiore lo hanno gli studenti, che per vari motivi anche ovvi, studenti di medicina, condividono una vasta rete di amicizie, ma non tutti sono medici collaboratori, alcuni sono semplicemente colleghi di college e amici di scuola.

    Le informazioni che i ragazzi inseriscono su facebook rischiano di finire in questo modo in cattive mani, percone che possono manipolare o usare male i dati che sono resi noti, in alcuni casi accade che possa essere anche lo stesso paziente a incontrare alcune parti della sua cartella, certo non di buon gusto anche se anonima.

    Secondo quanto reso noto da questa ricerca sarebbero finiti in rete anche i nomi, oltre che le informazioni, relative alle patologie e alle cartelle cliniche, un fatto che, vissuto nel privato delle persone coinvolte, è piuttosto grave, perché va a colpire e a violare la legge della privacy.

    I medici in materia di dati sensibili hanno una grande responsabilità, perché sono tenuti a conservare il segreto professionale, a non comunicare le informazioni patologiche e anagrafiche e a non comunicare gli stremi (nomi e cognomi) delle persone che soffrono di queste patologie.

    Alcune informazioni sono state tratte dalle news ASCA
    Le immagini sono tratte dal portale LifeInthenhse.com

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