Epilessia: come riconoscerla e come soccorrere un ammalato

Epilessia: come riconoscerla e come soccorrere un ammalato

Possibile anche per chi non è medico assistere un epilettico durante una crisi

da in Epilessia, Malattie, Trauma cranico, Tumori, Parassitosi-intestinale
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    Migräneanfall

    L’epilessia è una manifestazioni clinica contraddistinta da fenomeni improvvisi con crisi generalizzate dovuti ad una scarica elettrica anomala che si prolunga, interessando gruppi di cellule nervose sia della corteccia cerebrale che del tronco. Poiché, come dicono i medici, un buon 5% delle persone durante la propria vita può avere una crisi epilettica, senza essere epilettico, si capisce bene anche solo da questo dato come la singola o sporadica crisi possa essere spesso messa in relazione con altre patologie o infortuni a carico del sistema nervoso o a seguito di determinati stimoli esterni che determinano la comparsa del fenomeno.

    Ne consegue che, quando si verifica una crisi epilettica, il medico accorso al capezzale del paziente cercherà di accertare la natura della manifestazione cercando anche di capire se la crisi è la prima con la quale si imbatte il paziente o se vi sia stata in precedenza una crisi similare, prezioso sarà dunque l’apporto dei familiari che forniranno al medico tutte quelle notizie importanti per poter escludere o meno eventuali patologie anche in sede di prima visita. Per esempio, è frequente che nei malati di epilessia, al miglioramento dei sintomi durante una cura, questa si ripresenti in maniera anche violenta perché il malato ha sospeso di propria iniziativa la prescrizione medica, anche solo per qualche giorno; tale fatto è importante perché consente all’operatore sanitario di farsi un’idea di ciò che è accaduto al suo paziente.

    Quando invece ci si imbatte in una crisi mai verificatasi in un individuo, sarà compito del medico far sottoporre l’assistito ad una Tac al fine di escludere eventuali forme sistemiche, stessa cosa andrà fatta anche a distanza di tempo da un infortunio, un incidente ad esempio, che abbia comportato eventuali traumi cranici anche quando il paziente pare abbia ripreso in pieno tutte le proprie funzioni, atteso che, potrebbero essersi verificate delle lesioni o danni cerebrali che dovranno essere indagati con cura, per non contare che la crisi epilettica in chi non vi abbia mai sofferto potrebbe anche indicare un’eventuale patologia cerebrale, come un tumore ed essere proprio la prima crisi il segnale di una situazione che potrebbe conclamarsi in breve tempo.

    Nell’epilessia, questa è la forma ritenuta più impegnativa, durante la crisi il paziente si irrigidisce in una prima fase, fermo il fatto che quando è già incorso a precedenti crisi solitamente avverte il sopraggiungere di un altro fenomeno epilettico, fatto che lo induce anche ad assumere posizioni che evitino il verificarsi di lesioni causate dai movimenti inconsulti o dalle cadute. La crisi prosegue con la perdita della vigilanza da parte di chi ne è colto che cade a terra, spesso dopo un urlo, perdendo conoscenza ed agitandosi in violenti movimenti ritmici; durante questa fase è facile assistere allo stato cianotico del paziente che può giungere persino a vere e proprie crisi dispnoiche accompagnate anche da perdita involontaria di urine e, più raramente feci. Altra caratteristica, durante la crisi, è assistere alla perdita di bava dalla bocca a volte frammista a sangue per via della lacerazione che il paziente s’è arrecato alla lingua durante i movimenti inconsulti finendo per morsicarla. La successiva fase è quella del risveglio, con recupero graduale della vigilanza, che però, viene solitamente preceduto da una stato confusionale se non, addirittura, da un vero e proprio addormentamento seguito da un lento risveglio.

    La differenza, almeno apparentemente, tra il Grande Male e il Piccolo, è che in questa seconda forma, pur assistendo, nella generalità dei casi agli stessi sintomi, il paziente perde la vigilanza per un periodo di tempo più breve, a volte persino una manciata di secondi, dove a caratterizzare le crisi provvede una sequela di scosse diffuse in tutto il corpo ma anche queste di breve durata.

    Insieme a questi due grandi gruppi si conoscono crisi epilettiche che traggono origine da altre cause in forme definite particolari, ricordiamo, ad esempio, l’epilessia infantile, spesso associata ad una malattia cerebrale, oppure ad una malformazione congenita o, ancora, ad un errore metabolico. Queste, solitamente, sono forme severe e impegnative il cui esito, spesso, può essere infausto. Le epilessie infantili si manifestano di solito intorno ai 3 fino ai 9 mesi di vita del bambino dove si assiste a veri e propri spasmi muscolari. Giungere alla diagnosi in assenza di adeguate tecniche diagnostiche è quasi impossibile, anche perché, ogni eventuale studio andrà condotto sulla base delle esclusioni che si andranno a fare riguardo ad eventuali patologie insorte o pregresse.

    Si può assistere a degli sporadici attacchi epilettici, che nulla hanno a che vedere, anche per la loro atipicità in relazione all’età del paziente, solitamente comunque si verificano nei bambini, a causa di una parassitosi intestinali. Parliamo di forme rare, oltretutto è difficile che la presenza di parassiti intestinali non venga accertata prima di giungere alle crisi epilettiche, tuttavia, laddove si assistesse a manifestazioni simil epilettiche in assenza di altre cause, potrebbe essere utile non escludere la presenza di eventuali parassiti intestinali che, se in numero cospicuo, possono secernere delle tossine che agiscono a livello cerebrale generando le crisi.

    Queste forme nulla hanno in comune con le normali epilessie, tuttavia i sintomi spesso sono in parte sovrapponibili e potrebbero essere scambiati dai familiari, impressionati dagli attacchi violenti e repentini cui vanno incontro i bambini, a vere e proprie crisi epilettiche. Sono manifestazioni, tuttavia, transitorie e quasi sempre messe in relazione con gli stati febbrili la cui temperatura si eleva oltre i 38 gradi centigradi e che riguardano un numero cospicuo di piccoli pazienti. Sono manifestazioni reversibili che conviene, tuttavia, sottoporre al giudizio di un medico neurologo magari su consiglio del pediatra che istituiranno delle cure ad hoc, fermo il fatto che, generalmente, tali manifestazioni regrediscono, fino a scomparire, dopo i dieci anni d’età, anche in concomitanza con episodi febbrili in cui si assiste ad una temperatura elevata.

    Si definisce tale una epilessia insorta nella persona dopo i 25 anni d’età e dovrà essere indagata a fondo avvalendosi della Tac perché potrebbe celare un eventuale danno cerebrale a causa di una o più patologie, ricordiamo le encefaliti, la sclerosi multipla, i tumori, solo per citare alcune malattie che si rendano responsabili degli attacchi o, ancora, a causa di un eventuale infortunio, anche distante nel tempo laddove si sia verificato un trauma che abbia compromesso, in parte, la massa cerebrale, ad esempio, un ematoma che abbia comportato danni cerebrali a causa della compressione sul cervello e sulle sue strutture.

    Negli alcolisti cronici, non è infrequente assistere ad eventuali crisi epilettiche prima che avvenga il cosiddetto delirium tremens, una grave manifestazione che comporta per il paziente un penosissimo stato clinico in cui, durante la crisi, ci si dibatte nel fronteggiare pericoli inesistenti derivanti da allucinazioni ottiche e uditive che complicano di molto la vita del paziente che si trova a dover fronteggiare due situazioni pericolose per via dei traumi consequenziali che il malato potrebbe arrecarsi a causa delle cadute cui va incontro, durante la crisi epilettica, prima e a causa dei movimenti scoordinati e violenti seguiti dal delirium tremens nel tentativo di sfuggire alle minacce fantastiche afferenti al grave stato. La conseguenza è che spesso lo stesso paziente finisce per ferirsi a tal punto da incorrere in veri e propri traumi cranici, imputati, eventualmente essi stessi di causare le crisi di epilessia.

    Esistono forme di epilessia ancora più rare e particolari, dove a scatenare gli attacchi,sono eventuali agenti esterni intervenuti. Sono forme dipendenti da una situazione contingente che a volte basta allontanare affinché tutto si risolva al meglio, ciò non toglie che anche questi casi, pur di più facile trattamento, andranno monitorati al più presto da un medico specialista che escluda eventuali altre cause. Ricordiamo, tuttavia, l’epilessia fotosensibile, per lo più scatenata da luci intermittenti o, peggio ancora psichedeliche, che potrebbero essere aggravate da periodi di stress o eventuale ingestione di alcune sostanze ad azione centrale, ferma la possibilità che la semplice esposizione prolungata alla sollecitazione visiva generata, ad esempio, da alcuni videogiochi in taluni soggetti predisposti, può generare un attacco epilettico. Più facile da diagnosticare invece quella forma di epilessia definita, Catameniale e che riguarda alcune donne che, prima, durante e subito dopo il ciclo mestruale manifestano attacchi epilettici che si esauriscono con la contestuale scomparsa dei cicli mestruali stessi come durante una gravidanza o in menopausa. La causa è nota ed è dovuto al rilascio disordinato di ormoni e che generalmente ha il suo esordio in prossimità del menarca. In questo caso, il lavoro congiunto del medico ginecologo, con il neurologo, è sufficiente a fronteggiare il problema.

    Alla categoria delle epilessie derivanti da fattori minori ed/od occasionali, aggiungiamo anche l’epilessia da sforzo fisico, abbastanza rara ma possibile, dovuta all’iperventilazione polmonare e al disordine della concentrazione di ossigeno, anidride carbonica nell’organismo. Così come si assiste in alcuni soggetti a vere e proprie crisi epilettiche durante il sonno, sia esso fisiologico che indotto da farmaci e val la pena ricordare quelle forme afferenti a stati patologici diversi che trovano nell’epilessia una delle manifestazioni della patologia di base; ricordiamo le crisi epilettiche messe in relazione con disordini metabolici, quando non siano essi stessi vera e propria patologia, parliamo di epilessie dismetaboliche in questo caso il cui esordio segue, ad esempio, una diminuzione della concentrazione del calcio nel sangue, o del magnesio o in caso di severe forme di ipoglicemia si assiste a vere e proprie crisi epilettiche con tutti i sintomi dell’epilessia comunemente nota, fatto che può avvenire nei diabetici quando la quantità di insulina indotta dall’esterno dovesse essere superiore al fabbisogno dell’organismo e non è stata messo in atto alcun correttivo per riportare la glicemia ai valori di norma. Altre patologie quali l’ipoparatiroidismo, il Morbo di Addison, l’ipertiroidismo nelle crisi di tireotossicosi potrebbe generare in questo caso delle forme apparentemente simili alle crisi epilettiche anche se il quadro clinico del paziente è più vicino ad un delirio che ad una crisi epilettica; stati di insufficienza renale grave così come epatica e respiratoria o nelle donne in gravidanza durante una tossicosi possono evidenziare episodi sporadici assimilabili alle crisi epilettiche.

    Tornando alla epilessia vera e propria, il medico se assiste ad una crisi dalla sequela di sintomi è sempre in grado di discernere un Grande Male da un Piccolo Male cercando anche di annotare, dopo aver prestato i primi soccorsi, nel quadro anamnestico del paziente eventuali traumi subiti potendo così diradare, prima di ogni altro accertamento diagnostico, l’esatta natura della patologia. L’anamnesi prevedrà anche il riconoscimento di alcuni eventi verificatesi durante la crisi, la morsicatura della lingua, l’addormentamento del paziente dopo la crisi in modo da fornire allo specialista quanti più elementi possibili per giungere ad una corretta diagnosi potendo lo stesso classificare anche sulla base dei referti della Tac e dell’EEC , il tipo di epilessia davanti al quale ci si trova.

    Se non ci si trova di fronte a delle gravi crisi epilettiche che in rari casi potrebbero avere nel paziente un esito infausto, il fenomeno, quasi sempre, è fronteggiabile da chi vi assiste anche se non si tratti di un medico. Ci sono manovre ad esempio che possono essere compiute con una certa facilità se si riesce a mantenere la calma e se soprattutto si entra nella logica che l’epilettico non è una persona pericolosa, l’unico male che è capace di arrecare è, involontariamente, contro se stesso. Appunto per questo, chi assiste un malato di epilessia, durante una crisi dovrà porre in atto tutti quei presidi atti ad evitare che il paziente si ferisca, ad esempio cadendo, o muovendosi violentemente e scordinatamente, ciò significa, adagiare, nel possibile il paziente su una superficie morbida, anche quando dovesse agitare la testa si dovrà fare in modo che non possa sbatterla violentemente ferendosi, a volte, anche gravemente.

    Inoltre, se la situazione lo permette si dovrà evitare che il paziente si tagli la lingua con i denti. Per evitare ciò si dovrà porre sotto le arcate dentarie un fazzoletto di stoffa ripiegato che ammortizi i colpi inferti dai denti sulla lingua, evitando che la manovra, comunque, non provochi ferite da morsicatura al soccorritore. Il paziente dovrà essere tenuto limitando i movimenti inconsulti, ma ciò andrà fatto con decisione ma anche delicatezza cercando di essere elastici ed, eventualmente, assecondando i movimenti improvvisi ma smorzandone l’intensità. L’eccessivo contenimento dei gesti, proprio perché violenti ed improvvisi, possono causare fratture e lesioni al paziente che non dovrà, men che meno, essere bloccato sotto il peso del soccorritore, fatto questo pericoloso perché finisce con l’aggravare la situazione a causa del fatto che il paziente così costretto potrebbe finire per non respirare adeguatamente ed andare in ipossia cerebrale, fatto che peggiora sicuramente la crisi. Semmai, in maniera delicata, si potrà comprimere la gabbia toracica del paziente laddove lo stesso dopo aver effettuato una lunga inspirazione non riesca ad espirare la quantità di aria necessaria. L’accorgimento dovrà essere delicato anche per evitare fratture alle coste.

    Mai somministrare farmaci per bocca durante la crisi, si rischia di fare soffocare il paziente che non è assolutamente in grado di esercitare alcun controllo deglutitorio. Generalmente la crisi evolve dopo un periodo di tempo variabile, in relazione al tipo di Male accusato dal malato, al risveglio il paziente sarà confuso e prostrato, cercate di rassicurarlo senza spaventarlo e prima di farlo bere, visto che è probabile che vi chieda dell’acqua per via dell’immane sforzo effettuato,accertatevi che sia sveglio al punto da riuscire a deglutire senza problemi, senno aspettate che si svegli del tutto. E’ sempre bene, comunque che vi sia la presenza di un medico il quale somministrerà i farmaci idonei, consigliato, in qualche caso, anche il ricovero in ospedale, soprattutto se ci si trova di fronte ad un primo attacco.

    Se conoscete la storia clinica del malato, riferite tutto con dovizia di particolari al medico o al pronto soccorso, compresi i farmaci di cui conoscete l’esistenza e che assume la persona; non è detto che il paziente sia in grado di collaborare in maniera efficace subito dopo una crisi. Per chi invece soffre di crisi epilettica, è indispensabile che sia avvertito che ogni farmaco, anche quello ritenuto il più banale, preso per altre cause dovrà essere sottoposto a giudizio del medico, atteso che può avere effetti sulla cura praticata. Così come ogni altra manifestazione o eventuali dubbi andranno chiariti col proprio medico e con lo specialista che ha in cura l’ammalato, al quale va riferito la possibilità o meno di porsi alla guida, stante anche i limiti imposti dalla Legge per i malati di epilessia.

    Inutile catalogare i farmaci utilizzati per la cura della epilessia e per contrastare gli eventuali attacchi, sono di stretta pertinenza medica e nessuno, senza aver prima sentito un medico, dovrà azzardarsi a praticare cure di propria iniziativa. Oggi, tuttavia, il ricorso a speciali classe farmaceutiche tiene a bada il paziente da successive crisi e gli assicura una qualità della vita normale, purchè non si provveda in proprio a modificare le prescrizioni del medico.

    Difficilmente durante un attacco si corre il rischio di una crisi mortale, oltretutto i farmaci di cui si dispone oggi nella malaugurata ipotesi di una crisi, soprattutto se in presenza di personale specializzato, riescono a minimizzare le conseguenze anche più gravi. Tuttavia esistono delle crisi molto gravi dove il ricorso all’ospedalizzazione è quanto mai necessario soprattutto se il paziente non riesce a riprendere conoscenza oltre un determinato lasso di tempo, in questi casi, in ambiente medico si richiede l’ausilio del rianimatore che provvederà a ripristinare tempestivamente le funzioni fisiologiche, soprattutto in quei casi in cui il torpore, la perdita di conoscenza va, via, via aggravandosi, fatto quest’ultimo spesso causato da una grave compromissione cerebrale che potrebbe essere seria espressione di una patologia di fondo, come quelle già ricordate, tumori, ascessi o ematomi cerebrali sorti per cause patologiche o eventuali traumi cranici dove, ad esempio, si assiste ad una copiosa emorragia che può conclamare il quadro clinico verso il coma.

    Al di là di ciò, ripetiamo di come oggi sia possibile convivere con l’epilessia, purchè, ci si sottoponga alle cure di un medico, meglio se specialista neurologo.

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