Epatite: occorrono interventi mirati e maggiori risorse

Epatite: occorrono interventi mirati e maggiori risorse

Si parla poco di epatite B e C, eppure è una malattia infettiva virale che fa più vittime dell'Aids, ma non esistono programmi che annoverino la malattia a fenomeno sociale

da in Cirrosi Epatica, Malattie, Ricerca Medica, Sanità, Tumore al fegato
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    virus epatite

    Quando parliamo di Aids, ricordando una malattia infettiva che fino ad un decennio fa era considerata la peste del secolo, anche se oggi siamo indotti a minimizzarla, a volte sbagliando, non dimentichiamo che ci riferiamo ad una pandemia fra quelle ritenute più gravi dell’umanità, eppure c’è un’altra malattia molto più seria e pericolosa ed al contempo in parte sottovalutata.

    Parliamo di epatite B e C, una vera e propria pandemia addirittura con un carico di vittime e di pazienti che supera di ben cinquanta volte quelli dell’AIDS, si pensi soltanto che a causa delle conseguenze della grave malattia virale, quale di fatto è l’epatite in tutte le sue forme, decedono qualcosa come 10 mila persone all’anno con una popolazione di malati pari ad oltre due milioni di pazienti. L’epatite, occorre dire, non uccide quasi mai in maniera diretta, semmai indiretta, a causa di malattie quali la cirrosi epatica ed il tumore del fegato che sull’organo malato si istaurano con molta facilità.

    Insomma, parliamo di vera e propria emergenza sanitaria, ma nei fatti non adeguatamente riconosciuta e trattata, si pensi che non esistono veri e propri programmi di intervento alla stregua di come si fa con altre malattie infettive conosciute, il che significa che le stesse risorse destinate al monitoraggio della malattia nelle diverse forme, nonché allo studio della patologia epatica, sono sempre poche.

    Oggi gli studiosi della malattia chiedono il riconoscimento delle epatiti B e C come problema di salute pubblica e loro inserimento nei progetti previsti dal Piano Nazionale della Prevenzione e nei programmi del CCM (Centro di Controllo delle Malattie). In questo modo sarà anche possibile dare forza ai programmi di prevenzione a proposito, ad esempio, della prevenzione della malattia intervenendo sulle pratiche di piercing e tatuaggi e, ancora, offerta di vaccinazione anti-epatite B agli immigrati provenienti da Paesi a rischio (Est europeo, Russia, Cina, bacino Sud Mediterraneo), ai conviventi di portatori del virus B, a tossicodipendenti e detenuti; promuovere la diagnosi precoce nelle persone a rischio di essere state infettate; creare registri di notifica sulle nuove diagnosi e la mortalita’ da epatiti virali croniche; incentivare ricerca e formazione continua indipendenti; sostenere le associazioni di volontariato che aiutano pazienti e familiari.

    “Le epatiti B e C costituiscono una vera e propria ‘emergenza sommersa’, con un forte impatto di salute pubblica, e necessitano di essere scoperte per tempo, per poterle affrontare e tenere sotto controllo”, ha sottolineato Giampiero Carosi, Direttore dell’Istituto di Malattie Infettive e Tropicali all’Universita’ di Brescia e Presidente SIMaST. “La strada e’ quella di identificare i portatori del virus attraverso lo screening delle persone ad alto rischio di infezione, promuovendo nel contempo adeguati interventi di informazione e di sensibilizzazione della popolazione”, ha proseguito.

    “Per questo e’ necessario un forte impegno congiunto da parte di Istituzioni, mondo scientifico, associazioni di volontariato”, ha aggiunto Carosi.

    Fonte articolo: Nuovosoldo

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