Epatite B: sintomi, trasmissione, contagio e conseguenze

Epatite B: sintomi, trasmissione, contagio e conseguenze
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    Epatite B: vediamo i sintomi, la trasmissione, il contagio e le conseguenze. La malattia è una grave infezione del fegato, che è determinata dal virus HBV. L’infezione può diventare anche cronica, arrivando a delle complicazioni che possono essere anche fatali, con insufficienza epatica, cirrosi epatica, tumore al fegato. La patologia va distinta in due forme, quella acuta e quella di lunga durata. Nel primo caso l’epatite B dura meno di 6 mesi, nel secondo caso, invece, l’epatite dura 6 mesi o più, perché il sistema immunitario non riesce a combattere il virus, quindi l’infezione può diventare permanente.

    In generale gli indizi di un’infezione virale al fegato possono essere raggruppati in una sintomatologia confusa dove a prendere il sopravvento fra questi è quasi sempre l’astenia o perdita di forza che si protrae per giorni, accompagnata da una perdita di appetito e da un atteggiamento svogliato di fronte agli impegni di ogni giorno.

    La nausea, i dolori addominali ed il mal di testa possono comparire, così come a volte non fare, almeno tra i sintomi iniziali, mai la loro comparsa, l’evidenza dell’ittero invece o del subittero, ricordando con questo nome quella condizione patologica che colora pelle e alcune mucose di un colore giallognolo, è il sintomo di qualcosa di serio a livello epatico.

    La malattia non si conclama in maniera evidente, al punto da confondere il paziente e qualche volta nelle primissime fasi anche il medico, soprattutto d’inverno, quando la possibilità di ammalarsi di influenza è frequente e molti dei disturbi lamentati dall’ammalato fanno pensare anche a quest’ultima patologia, visto che si accusano dolori ossei, poche linee di febbre o vera e propria febbre.

    Potrebbe essere un indizio la presenza di urine più “cariche” del solito, di un colore intenso, così come l’evidenza di feci chiare, in gergo acoliche, dovrebbe essere messa in relazione con l’eventualità di una patologia epatica da riferirsi immediatamente al medico. Occorre dire che le analisi del sangue, accompagnate da un’eventuale ecografia, oltre alla normale palpazione del fegato, sono i veri indicatori di un’epatite virale B in atto.

    Come si trasmette l’epatite B? Come si prende? La malattia è causata dal virus HBV, che può essere trasmesso attraverso il sangue, l’urina, lo sperma o altri fluidi corporei. Una persona può essere contagiata attraverso contatti sessuali, se si hanno rapporti non protetti con un partner malato.

    Un’altra possibilità di contagio è data dalla condivisione di siringhe, perché il virus dell’epatite B si trasmette facilmente attraverso aghi contaminati con sangue infetto. Anche le punture accidentali con ago contaminato possono rappresentare una preoccupazione per gli operatori sanitari e possono determinare l’infezione.

    Le donne in gravidanza potrebbero trasmettere il virus ai loro bambini durante il parto. Il contagio è possibile anche con l’allattamento, nel 70% dei casi: la trasmissione per via orale, però, richiede una carica virale molto elevata. Il 10% dei pazienti che si infettano con il virus non sviluppa la malattia, ma diventa portatore sano: sono potenziali fonti di contagio per altri individui e, nel caso delle donne in gestazione, per il feto, spesso senza saperlo.

    E’ importante procedere ad una diagnosi quanto più tempestiva possibile, per avere una maggiore possibilità di contrastare l’andamento della malattia e per iniziare subito il trattamento volto a rallentare il danno epatico. Per diagnosticare la patologia vengono utilizzati alcuni esami del sangue. In particolare vengono effettuati dei test per determinare se è possibile trasmettere facilmente l’HBV attraverso l’esame dell’antigene di superficie del virus.

    Si eseguono test per determinare l’immunità da HBV, per individuare l’eventuale presenza di anticorpi contro il virus. Inoltre si eseguono esami per determinare se si è avuta in passato un’infezione o se si ha attualmente la malattia. I risultati di questi ultimi esami, però, a volte possono essere anche ambigui. Se il test è positivo, infatti, si può avere un’infezione cronica che si può trasmettere agli altri, ma può voler anche significare che ci si stia riprendendo da una grave infezione.

    L’interpretazione delle analisi, quindi, varia in base ai risultati ottenuti dalle altre prove.

    Se conosciamo le modalità di contagio dell’epatite B, è anche facile prevenirla, atteso che il rischio di restare infettati dal virus è abbastanza alto, in mancanza di precauzioni. E’ importante porre in atto quella indispensabile prevenzione che dovrebbe riguardare tutti, anche i soggetti sani. Da oltre 15 anni esiste un vaccino per l’epatite B somministrabile in tre dosi a distanza l’una dall’altra (tranne per i neonati, per i quali vengono previste quattro dosi del vaccino). Sapendo che le vie di ingresso del virus nell’organismo sono le mucose in generale e che dunque anche i rapporti sessuali non protetti sono un’occasione di contagio, bisognerà assolutamente evitare alcuni comportamenti.

    Non bisognerà mai usare siringhe già utilizzate da altri, in nessun caso, anche se riteniamo che chi ci abbia preceduto sia un soggetto sano. Stessa precauzione andrà osservata riguardo a quegli strumenti chirurgici e non che non siano stati accuratamente sterilizzati. Nei rapporti sessuali, soprattutto se occasionali, assume importanza fondamentale l’utilizzo del preservativo. Basterà sapere che il virus dell’epatite ha in comune con il virus HIV dell’Aids la diffusione per le stesse vie. Analoga precauzione verrà attuata presso i centri medici specializzati nei casi di trasfusioni ematiche.

    Medici, infermieri e personale che sono a contatto con i malati sanno bene che per difendersi dal contagio da questo virus vanno adottate particolari precauzioni, consistenti in guanti, mascherine e ogni altro presidio in grado di evitare il passaggio dell’agente patogeno dal soggetto infetto a quello sano.

    Avere un’infezione al fegato causata dal virus HBV può portare a molte conseguenze. Fra queste c’è la cirrosi, una reazione infiammatoria che determina la formazione di cicatrici nel tessuto del fegato. In questo modo viene compromessa la capacità dell’organo di funzionare correttamente. Si può incorrere anche nell’insufficienza epatica acuta, una condizione in cui si assiste alla mancanza di tutte le funzioni vitali del fegato. In questi casi, per rimediare, è necessario procedere ad un trapianto del fegato, per poter sopravvivere.

    L’epatite B cronica comporta anche dei problemi ai reni, fino a poter giungere all’insufficienza renale. I malati possono arrivare all’infiammazione dei vasi sanguigni, la vasculite, e chiunque abbia un’infezione cronica da HBV potrebbe essere infettato più facilmente da un altro ceppo di epatite virale, la D. Inoltre le persone con infezione cronica da epatite B corrono un rischio maggiore di arrivare al cancro al fegato.

    Le cause dell’epatite B consistono in dei fattori di rischio, che possono far aumentare il pericolo di contrarre l’infezione: l’esposizione a sangue o secrezioni corporee, la convivenza con una persona infetta, l’avere rapporti sessuali non protetti, l’uso di droghe per via infettiva, la permanenza in una casa di cura, l’esecuzione di tatuaggi in condizioni non sterili e il soggiorno per più di qualche mese in Paesi in cui è diffusa l’epatite B, come, per esempio, la Cina, molti Stati dell’Africa, il Sud Est asiatico e alcune aree del Medio Oriente.

    L’incubazione da malattia è di 30-180 giorni. Una volta all’interno della cellula ospite, il virus inizia a replicarsi all’interno del nucleo, mediante un processo che implica il coinvolgimento dell’RNA, che serve come una sorta di “stampo” per trascrivere il DNA virale. Dalla cellula infetta, poi, il virus ricomincia a circolare nel flusso sanguigno e dal fegato, attraverso la bile, passa nell’intestino. Al di fuori dell’organismo l’HBV può sopravvivere per almeno una settimana.

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