Enuresi: cosa fare per la pipì a letto dei bambini

Enuresi: cosa fare per la pipì a letto dei bambini

Esistono diverse forme di enuresi, intanto sarebbe utile rettificare il significato della parola che se è vero che indica la propensione del bambino di fare la pipì a letto, ovvero durante il sonno, vero è anche che in certi casi il fenomeno si presenta anche di giorno quando il bambino è sveglio

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    Enuresi

    Molti bambini vi vanno incontro, alcuni in età prescolare, altri in età scolare, in alcuni soggetti il fenomeno si presenta improvvisamente in altri il problema è associato ad un fatto occorso al quale, magari gli adulti hanno dato poco spazio, ma nella mente del bambino ha alimentato stress, ansia e tensioni; stiamo parlando dell’enuresi, ovvero della pipì fatta a letto.

    Le forme di enuresi

    Esistono diverse forme di enuresi, intanto sarebbe utile rettificare il significato della parola che se è vero che indica la propensione del bambino di fare la pipì a letto, ovvero durante il sonno, vero è anche che in certi casi il fenomeno si presenta anche di giorno quando il bambino è sveglio. Così come risulta anche utile distinguere le due forme fino adesso conosciute, la forma primaria, quando il bambino continua a fare la pipì a letto perché non riesce a controllare gli sfinteri, la seconda, ovvero la forma secondaria, quando il piccolo fa la pipì a letto nonostante abbia imparato da tempo a farla da solo ed in maniera autonoma.

    Cosa fare di fronte ad un’enuresi

    Sbagliatissimo procedere come si faceva un tempo, ovvero mortificando il bambino per il suo problema, magari addebitando a lui la responsabilità, peggio ancora sgridarlo in presenza di altri bambini che finiranno a loro volta per bersagliare la “vittima “ prescelta con commenti e giudizi pesanti. Bisogna invece innanzitutto cercare di capire cosa possa aver scatenato il fenomeno che non è sempre di natura psicologica, ma sovente anche organica, ecco perché diviene indispensabile a questo punto il parere del pediatra. Ne deriva che non bisogna neanche far finta di nulla, meglio parlare in prima battuta col piccolo cercando di capire cosa si agita nella sua mente, pensieri di bambino che per lui possono assumere una valenza enorme, rispetto a quella eventualmente rivestita per noi.

    Le cause patologiche

    La presenza di patologie dell’apparato urinario, ricordiamo le più diffuse che sono tutte quelle infezioni delle basse, medie e alte vie urinarie che magari il piccolo, soprattutto se sono silenti, ovvero, asintomatiche, non è in grado di spiegarsi, sono quelle che prime di altre finiscono sul banco degli imputati. Ma anche malattie croniche come il diabete, prevedendo l’emissione di urina maggiore anche durante la notte, potrebbero provocare fenomeni diffusi di enuresi, così come, eventuali malformazioni congenite, sconosciute fino a quel momento, possono essere esse stesse motivo di insorgenza della patologia che prima di essere tale è sempre un sintomo di qualcosa che non va nel’organismo, a qualunque livello.

    Ne deriva che la centralità del medico che sicuramente si avvarrà di tutti quegli strumenti diagnostici oggi disponibili, diviene indispensabile, anche perché a volte dietro un enuresi puo’ anche nascondersi una patologia altrimenti rimasta silente chissà per quanto tempo e che invece con la comparsa del fenomeno si riesce a diagnosticare ed a curare. Ad esempio, alcuni disordini ormonali, o problematiche di natura neurologica, possono essere da soli o associati ad una perdita involontaria di urina notturna.

    Le cause di natura psicologica

    L’orientamento della moderna medicina non vuole minimamente svestire dell’importanza riconosciuta nei confronti delle cause di natura psicologica che si celano dietro un’enuresi, anzi, il lavoro del medico spesso è associato a quello dello psicoterapeuta soprattutto quando nella vita del bambino siano intervenuti fattori destabilizzanti il proprio stato emotivo, separazione dei genitori, tensione in casa, liti, nascita di fratellini e così via,che a volte rappresentano fattori che slatentizzano una situazione spesso organica al punto da palesarne l’eventuale patologia.

    Le soluzioni al problema

    Quando si è certi che non esiste alcun problema organico da curare, ci si orienta verso quelle che sono le regole comportamentali da fare assumere al bambino.

    Oggi si tende, ad esempio, nei corsi che tengono gli psicologi ad insegnare al bambino a trattenere la pipì da quando avverte lo stimolo a quando giunge alla emissione; una sorta di educazione al controllo degli sfinteri. Così come si tenderà ad insegnare al bambino che dovrà svuotare la vescica del tutto ad ogni minzione e che dovrà imparare a fare la pipì ogni qualvolta stia per andare a letto.
    A volte, soprattutto quando si ravvisa l’eventuale responsabilità di quei fattori esterni che hanno partecipato al problema, è sufficiente ascoltare il bambino o sottoporlo ad una serie di colloqui con uno psicologo per assistere alla remissione del disturbo.

    I farmaci e le altre misure terapeutiche

    Prima raccomandazione utile è quella di non affidarsi a terapie che hanno fatto bene a cuginetti o amichetti del bambino che lamentavano lo stesso problema, i farmaci, che non sono per’altro esenti del tutto da effetti collaterali, vanno assunti su indicazione del pediatra o del medico di famiglia. Ne esistono diversi, ricordiamo quelle specialità farmaceutiche che simulano il lavoro svolto dall’ormone antidiuretico, ADH e che vanno assunti la sera prima di andare a dormire. Tali farmaci provvedono ad abbassare la quantità di urina prodotta dal rene. Unica precauzione è quella di non far bere il bambino la notte o poco prima di andare a dormire.

    Farmaci diversi andranno assunti quando il fenomeno si presenta anche durante il giorno, in questo caso si trae giovamento da quelle molecole farmacologiche che agiscono sugli organi appositi affinché contengano il più possibile l’urina nella vescica.

    Esiste anche un sistema non farmacologico che consiste nel collegare il bambino ad un apparecchio che tramite sensori rileva la prima quantità di urina prodotta dal piccolo paziente, tale dispositivo di scarso intralcio per il piccolo, emette uno squillo che sveglia il bambino; tale dispositivo dovrebbe funzionare col principio volto ad abituare il bambino a svegliarsi al primo stimolo ad urinare, proprio perché non percepito.

    Dunque parliamo di un fenomeno diffuso, sicuramente, ma di non difficile soluzione, se, come visto, ci si affida al medico e mai al fai da te, anche perché, sovente il disturbo sarebbe peggio spegnerlo visto che traendo origine da problematiche diverse, a volte anche impegnative, andarle ad indagare con cura è sempre necessario.

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