Emergenza rifiuti in Campania: uno studio di massa per verificare l’allarme diossina

Emergenza rifiuti in Campania: uno studio di massa per verificare l’allarme diossina

I fumi derivanti dalla combustione dei rifiuti in Campania si stanno rivelando una vera emergenza sanitaria, adesso uno studio scientifico congiunto, vuol fare il punto della situazione

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    I fumi derivanti dalla combustione dei rifiuti in Campania si stanno rivelando una vera emergenza sanitaria, adesso uno studio scientifico congiunto, vuol fare il punto della situazione

    Purtroppo, a causa di un sistema politico che mostra spesso le sue più profonde falle e il disinteresse verso la collettività, la regione Campania, Napoli in testa, come si sa, è sprofondata in un degrado che non eguali nella storia e negli altri Paesi d’Europa, a causa dei rifiuti che hanno sommerso gran parte dei territori di questa meravigliosa terra qual è l’intera Campania.

    Ma, a parte il degrado ambientale e il danno al paesaggio, per certi versi persino irreversibile per generazioni intere per quanto attiene l’immagine del territorio e dell’intera Italia, un’altra emergenza, ancora più importante, s’è profilata in tutta la sua gravità e parliamo dell’emergenza sanitaria col quale devono, purtroppo, misurarsi le popolazioni di quelle zone. Il rischio serio è rappresentato, oggi, dalla diossina seguita alla combustione dissennata dei rifiuti, domani potrebbero concretizzarsi altre emergenze, anche infettive, ma quello che preoccupa scienziati e medici è, in atto, l’emergenza diossina, in primis.

    Per cercare, per lo meno di capire la giusta dimensione che il problema ha assunto in quelle popolazioni, è stato promosso lo studio Sebiorec, un particolare screening di massa che campiona 780 persone scelte a caso con l’unica accortezza che esse dovranno risiedere, ai fini della validità dei test, entro i territori a rischio ambientale e, a coloro che si sottoporranno a tali controlli, verrà prelevata una certa quantità di sangue che sarà analizzato alla ricerca di metalli pesanti e contenuto, appunto, di diossina. Altra indagine diagnostica verrà effettuata su 50 donne, anche quest’ultime, affinché sia valida la ricerca, dovranno, come gli altri facenti parte del campione, risiedere in uno dei 13 comuni napoletani e casertani, su questo campione verranno ricercati, anche in questo caso, metalli pesanti e diossina, accumulatesi nel latte materno. L’età dei facenti parte del campione da analizzare, dovrà essere compresa fra i 20 e i 64 anni, mentre, a eseguire l’esame provvederà l’Istituto Superiore della Sanità con la collaborazione di Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFC-CNR), Osservatorio Epidemiologico, Registro Tumori presso Asl Napoli 4 e di cinque tra le Aziende Sanitarie Locali della Regione Campania.

    L’esame segue quello disposto dalla Protezione Civile e l’OMS, l’ISS e il CNR che aveva individuato, in una prima fase, le aree a rischio avvelenamento in Campania, a carico dell’ambiente e degli animali, mancava uno screening di massa come quello che ci si appresta a compiere, uno studio che non ha eguali in tutta Italia.

    Si tratta di informazioni indispensabili per verificare se il livello di contaminazione ambientale abbia aumentato davvero l’esposizione della popolazione e per capire i rischi che ciò può determinare”, spiega Fabrizio Bianchi, dirigente di ricerca dell’IFC-CNR di Pisa.

    “E’ dunque un’indagine non sulla salute ma sul livello di esposizione pregressa o recente a contaminanti pericolosi la cui presenza è riconosciuta nell’ambiente, che prevede anche un questionario sulle abitudini di vita e di lavoro, indispensabile per capire i dati analitici che verranno ottenuti”.
    Oltretutto, gli esiti di questo lavoro scientifico rivestono particolare importanza per una eventuale riqualificazione e protezione ambientale anche in ambito alla prevenzione delle malattie.

    Questo tipo di ricerca è una delle diverse attività per la costruzione di un sistema di sorveglianza ambiente-salute permanente, in grado di dare a cittadini ed amministratori una corretta misura dei rischi, che serva come guida per identificare le priorità di intervento, evitando sia la sottostima dei problemi esistenti, sia gli allarmi ingiustificati. Purtroppo nel campo sanitario ambientale ci sono posizioni che tendono a minimizzare i rischi ambientali, ma anche che esagerano i danni sanitari in assenza di dati certi, alimentando le paure della popolazione già preoccupata. Fare chiarezza in questo senso è doveroso ed è la prima buona azione che lo studio si propone nei confronti della comunità”.

    I contenuti specifici dello studio, le modalità e il valore dei risultati per la popolazione saranno presentati in riunioni apposite con i medici di base, gli amministratori e le comunità locali ad iniziare dal mese di gennaio. L’inizio dei prelievi e delle interviste è previsto per il mese di febbraio.

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