Eluana: se la morte e’ la vita

Eluana: se la morte e’ la vita

L'alimentazione forzata e l'eutanasia, due modi opposti di affrontare una situazione in cui non c'e' speranza di vita, ma non necessariamente la morte e' un fatto naturale

da in News Salute, Primo Piano, Sanità, eutanasia
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    Eluana

    Per i suoi genitori e’ gia’ morta da piu’ di 15 anni, da quel maledetto giorno in cui la sua vita e’ cambiata per sempre: dal 1992 Eluana Englaro, una ragazza come tante altre, vive grazie alle cure dell’alimentazione artificiale, che la tengono in vita in stato vegetativo.

    Il padre ha indetto nel 1999 una causa, dovuta al fatto che in quell’anno non gli e’ stato concesso di sospendere i trattamenti di alimentazione forzata alla propria figlia. Il SSN non prevede che sia decisione di un genitore sospendere i trattamenti medici, e gia’ si parlo’ di accanimento terapeutico.

    In seguito alla decisione della Corte di appello di Milano del 2008 di concedere lo stop all’alimentazione forzata il padre ha potuto decidere di fermare la macchina che teneva in vita la figlia.

    Dal punto di vista legislativo l’autorizzazione a procedere e’ un fatto naturale, che consegue al non miglioramento del paziente, in generale (cioe’ diagnosi di Stato Vegetativo Permanente/. Soggetto al volere altrui sia per la vita che per la morte.

    In questo caso si prevede che a valutare gli interessi del malato sia un responsabile legale, curatore, che analizza la situazione e valuta se lo stop alle cure sia un fatto legittimo o un fatto legato a interessi o premeditazioni. Il provvedimento viene accolto ogni volta che il malato ha meno svantaggi nello stop alle cure che nella continuazione.

    Il provvedimento si attua in sede medica, prevede che nella struttura ospedaliera siano interrotte le cure relative a medicinali, antibiotici, cibo e acqua, in seguito alla cui interruzione i famigliari avranno la possibilita’ di assistere il malato nelle ultime ore, al quale saranno somministrati solo i farmaci per evitare crisi muscolari, crisi di dolore e di shock neuromuscolare, mentre l’idratazione sara’ pari a quella che si prevede per un normale malato terminale.

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