Effetto Angelina Jolie? No grazie! Evitiamo le psicosi

Effetto Angelina Jolie? No grazie! Evitiamo le psicosi

Angelina Jolie si è sottoposta a una mastectomia bilaterale preventiva per ridurre il rischio di sviluppare il tumore al seno

da in Tumore al seno, Tumori
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    angelina jolie dopo intervento

    Sì, esiste un effetto Jolie, ma solo a parole. Il caso della bellissima attrice americana, che si è sottoposta a mastectomia profilattica per ridurre il rischio di contrarre un tumore, ha notevolmente aumentato la richiesta di informazioni in merito. Ma, si sa, dal dire al fare… “Nell’ultimo mese, almeno il 20-30% delle donne che si sottopone a una visita chiede informazioni sulla mastectomia profilattica”, dichiara il professor Paolo Palombo, segretario della SICPRE, la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica che raccoglie 1.400 specialisti nel nostro Paese.

    Le domande? Le più varie. Dice ancora Palombo: “Si va dall’approfondimento quasi in astratto di questo approccio terapeutico, al desiderio di sapere se, dopo aver avuto un tumore a una mammella, con la mastectomia profilattica si può evitare che si ammali anche l’altra”. Ma i criteri con cui si valutano i singoli casi non sono minimamente cambiati dopo il “caso Jolie” e in Italia la strada maestra nella prevenzione al tumore rimane la diagnosi precoce, anzi precocissima.

    E, attenzione, non si tratta di un approccio passivo (non consiste nell’aspettare, ma nel sottoporsi a controlli periodici, anche a distanza di 6 mesi), ma più conservativo e totalmente avvalorato dagli studi. “La guaribilità di un tumore alla mammella in fase iniziale è quasi pari al 100% – dice Enrico Robotti, presidente della SICPRE -. In più, studi recenti dimostrano che nell’oltre 80% delle mastectomie profilattiche non c’erano cellule in grado di evolversi in cellule tumorali”.

    Infine, non va dimenticata l’osservazione del più illustre oncologo italiano, Umberto Veronesi: “Anche dopo una mastectomia profilattica, il rischio di ammalarsi di tumore è pari al 5%”. Nonostante l’asportazione, infatti, rimane una piccola quantità di ghiandola. Ed è lì che si può sviluppare il tumore.

    Attenzione, quindi, a non cadere nella psicosi: la mastectomia profilattica non è una soluzione sempre valida, “garantita”, né per tutte. Ancora, come la Jolie ha ampiamente dimostrato, comporta un percorso ricostruttivo lungo e impegnativo.
    “La valutazione della strada da intraprendere – ricorda Robotti – avviene caso per caso, ad opera del senologo e dell’oncologo, in collaborazione con il chirurgo plastico e ovviamente in stretto contatto con la paziente. E solo in alcuni casi, quando la donna convive veramente male con il rischio di ammalarsi di tumore, si sceglie la mastectomia profilattica”.

    16/05/2013
    Angelina Jolie e la mastectomia preventiva: il parere dei medici italiani
    ENTERTAINMENT JOLIE MASTECTOMY FILESAngelina Jolie si è sottoposta a una mastectomia profilattica bilaterale per ridurre drasticamente il rischio di ammalarsi di tumore al seno, malattia che le ha portato via la mamma a soli 56 anni e che, a detta dei suoi medici, la bellissima trentasettenne aveva l’87% di possibilità di contrarre, a causa della presenza nel suo patrimonio genetico del gene BRCA1.

    Almeno in Italia, però, questa scelta è considerata molto discutibile dalla comunità scientifica. Perché? Perché non azzera il rischio di ammalarsi di tumore e comporta un iter chirurgico molto impegnativo. La Jolie, infatti, si è sottoposta a ben 3 interventi. Da un punto di vista ricostruttivo, però, la scelta della Jolie è quella che porta con sé i migliori risultati.

    «Nella Jolie si è ricorsi alla mastectomia profilattica bilaterale con tecnica nipple-sparing – spiega Enrico Robotti, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, SICPRE – che può dare risultati quasi equiparabili a quelli della chirurgia estetica». E questo, innanzitutto, perché come dice il nome “risparmia” il capezzolo, l’areola che lo circonda e la cute. «Salvare completamente la cosiddetta busta cutanea è un “lusso” che spesso non ci si può permettere in presenza di tumore, quando l’approccio è inevitabilmente più demolitivo. Ancora, nella mastectomia bilaterale profilattica la qualità estetica del risultato ricostruttivo è data dal fatto che si ricostruiscono contemporaneamente entrambe le mammelle. In questo modo, si eliminano i problemi di asimmetria, tipici di quando si ricostruisce una mammella sola, che quindi risulta “nuova” accanto all’altra, che magari è cadente o troppo grande».

    Anche se la ricostruzione può “venire bene”, secondo i più illustri oncologi non c’è ragione per intervenire in modo così radicale e aggressivo. «La mastectomia radicale non annulla completamente il rischio di tumore, che rimane intorno al 5% anche dopo l’intervento di rimozione – dice Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia -. Ci sono più vantaggi a fare controlli ogni 6 mesi, e scoprire l’eventuale tumore in epoca precocissima, quando le possibilità di guarigione sono del 98%».

    In ogni caso, no all’allarmismo e, soprattutto, alle generalizzazioni. «La scelta terapeutica viene fatta caso per caso – riprende Robotti – ed è la conseguenza di una lunga e approfondita valutazione ad opera dell’oncologo e del senologo».

    Infine, nella valutazione dei “pro” e dei “contro”, anche la perdita della sensibilità del capezzolo. Spiega Robotti: «È un elemento di cui non si può essere certi prima dell’intervento, ma nella stragrande maggioranza dei casi la mastectomia e la ricostruzione portano a perdere, e in modo definitivo, la fine sensibilità del capezzolo».

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