Donne e ricerca medica: sottorappresentanza

Donne e ricerca medica: sottorappresentanza
da in Ricerca Medica, Sanità
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    Lo stillicidio femminile persevera nonostante le politiche attuali mirino a un inserimento delle donne a pieno titolo anche nei ruoli di potere e di responsabilita, una questione di cultura.

    Non e’ nuova la notizia per cui le donne, per motivi che ancora non sono chiari, siano sottorappresentate nel settore della ricerca medica, ma le statistiche parlano chiaro confermando che le donne tendenzialmente abbandonano il loro percorso e scelgono altro.

    E il fatto grave e’ che ancora si annoverino tra i motivi della mancata presenza femminile nei ruoli che contano: i pregiudizi; pregiudizi che si sprecano, parallelamente a uno scarso interesse da parte dei formatori nel lanciare una donna all’interno degli ambienti piu’ qualificati, prediligendo gli uomini, perche’ l’economia chiede persone da impiegare subito e che siano immediatamente produttive, e non “donne” da esaminare attentamente prima di essere usabili.

    Peccato allora per i mancati incoraggiamenti a proseguire, che spettano al mondo accademico, che anche esso identifica il genio e individua lo scienziato in un “essere umano” di sesso: uomo.

    Eppure le donne ci sono e a dimostrazione del fatto che hanno la loro opinione da dire e’ stata riadattata su Molecularlab, il portale della ricerca applicata, la sintesi delle statistiche curate da un gruppo di lavoro di oltremare, la’ dove la disparita’ e’ quasi nulla, o almeno cosi’ pare, che riporta tutto quello che le donne pensano di questo stillicidio.

    “Women in Science and Technology” da parte sua ha utilizzato invece queste testimonianze per esaminare il caso e valutare se esistono davvero la disuguaglianza di trattamento, la diversità di collocazione e la mancata integrazione di genere nelle aziende leader europee.

    Dalle esperienze delle donne e’ emerso che molte sono comuni, e le convergenze tra gli stili di vita delle donne scienziata e medico sono tante, ad esempio: le donne che ricevono appoggi e incoraggiamenti a proseguire, ce la fanno, anche se gli appoggi sono esterni, mentre se non ricevono delle conferme sono soggette a rinunciare alle sfide extracurricolari.

    Il mancato raggiungimento di uno status che si distingua, all’interno delle aziende, e la subalternita’ dettata dal maschilismo, insieme concorrono spesso a veri e propri stravolgimenti dei percorsi lavorativi nelle carriere delle femmine, le quali, rispetto agli uomini, trovano meno persone disposte a dare loro fiducia.

    Difficolta’ che le donne incidentano con quelle della gestione della famiglia e della casa e con l’educazione della prole, attivita’ che richiedono tempo ed energie; lo sviluppo dei sensi di colpa se si trascurano figli e marito infine danno il classico colpo di grazia alla carriera delle donne.

    Eppure si insiste spesso nel dire: carriera al femminile si’, ma senza imitare l’uomo; questo sarebbe possibile? Secondo la ricerca il processo diventa reale solo se si concentra il focus su quello che piu’ realizza il concetto di carriera, in caso contrario no.

    Promozioni e successi allora vanno valutati attentamente, cercando di rifiutare quei lavori che non porteranno mai a uno sviluppo concreto lavorativo; tenendo presente che dopo essere invecchiate non ci saranno grandi opportunita’ per iniziare nuove esperienze, ma sara’ tempo di salire raccogliendo i frutti di quanto seminato.

    La partecipazione alle iniziative scientifiche e femminili e’ gravemente stata indicata tra i fattori di interruzione, anche se solo temporanea, della carriera, perche’, pur essendo molto importante, porta a investire il tempo in iniziative dispersive, che portano via il tempo in piu’, che e’ esattamente quel tempo che ogni professionista destina alle attivita’ extra, cioe’ le uniche che potrebbero dare frutto.

    Quindi, a fare bene, le attivita’ femminili e scientifiche, per la donna, vanno fatte rientrare nel contesto curricolare e non nel contesto extra – curricolare, in caso contrario sarebbero lesive. Tutto questo nonostante le statistiche meritoriamente indichino che le donne stanno occupando una fetta sempre maggiore dei posti di lavoro e di studio che a loro spettano.

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