Dolcificanti artificiali: quali sono, effetti collaterali e perché fanno male

Dolcificanti artificiali: quali sono, effetti collaterali e perché fanno male
da in Alimentazione, Sicurezza alimentare, dolcificanti
Ultimo aggiornamento: Giovedì 31/03/2016 12:25

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    I dolcificanti artificiali: quali sono? Quali i loro effetti collaterali e perché fanno male? Si tratta di edulcoranti, che vengono utilizzati al posto dello zucchero per dolcificare sia i cibi che le bevande. Il vantaggio è che se ne può usare una quantità inferiore rispetto al saccarosio, perché sono più dolci. Tuttavia bisogna stare sempre molto attenti al loro consumo, visto che già da tempo la comunità scientifica si è posta specialmente il problema di un possibile collegamento tra dolcificanti artificiali e sviluppo di tumori. Ci sono molte ricerche a questo proposito, anche se rimane ancora molto da scoprire su un possibile legame con le neoplasie. Nel frattempo, è essenziale essere prudenti.

    Un consumo eccessivo dei dolcificanti artificiali aumenta il rischio di incorrere nell’obesità, con tutte le conseguenze negative che questo problema comporta. Collegati al sovrappeso sono, infatti, soprattutto l’insulinoresistenza e i problemi a carico dell’apparato cardiocircolatorio. Differenti sono gli studi che dimostrano come gli eccessivi chili di troppo rendano gli individui più suscettibili anche allo sviluppo di alcune forme di tumore. Sui dolcificanti artificiali non ci sono certezze, nemmeno sulla loro possibile tossicità derivante da un impiego nel lungo periodo, specialmente a dosaggi elevati. E’ da considerare anche che queste sostanze usate per dolcificare artificialmente non fanno altro che abituare il palato a preferire cibi dolci, per cui ne risulterebbe anche un effetto diseducativo, con varie conseguenze per la salute. Se si mantiene l’abitudine al dolce, si incorre più facilmente nel rischio di ingerire bevande e cibi ipercalorici. Complessivamente, quindi, la conseguenza a cui ci espongono i dolcificanti artificiali è costituita dall’effetto ingrassante.

    L’aspartame è stato messo in commercio nel 1981 negli Stati Uniti in seguito a differenti analisi, secondo le quali non avrebbe avuto effetti collaterali in laboratorio. Le certezze svanirono ben presto, perché alcuni anni dopo, tra il 1975 e il 1992, sorse il dubbio che poteva esserci un collegamento tra l’uso di questo dolcificante artificiale e l’incremento dei pazienti con tumore al cervello. I dati, però, non erano chiari, perché le statistiche dimostravano come l’aumento delle neoplasie che interessavano il cervello e il sistema nervoso centrale era iniziato anni prima dell’approvazione dell’aspartame. Nel 2005 una nuova ricerca ha messo in evidenza un maggiore sviluppo di linfomi e di leucemia in animali da laboratorio che consumavano grandissime quantità di aspartame. Neanche questo studio, però, riuscì ad essere molto chiarificatore, perché i dati raccolti presentavano alcune anomalie.

    Nel corso del tempo sono state effettuate varie ricerche sulla saccarina, che avrebbero dimostrato un collegamento tra la sostanza e il tumore alla vescica. Gli studi successivi confermarono il possibile legame, ma ulteriori ricerche hanno messo in evidenza che l’incidenza dell’aumento dei tumori varrebbe soltanto nel caso delle cavie da laboratorio. Per quanto riguarda la specie umana non ci sono abbastanza prove. Per questo motivo nel 2000 la saccarina, che dal 1981 veniva elencata tra quelle sostanze con un certo margine di certezza cancerogena, è stata eliminata dal report on carcinogens dell’U.S. National Toxicology Program.

    Anche per quanto riguarda il ciclamato, degli studi effettuati sui topi hanno portato avanti il sospetto che questa sostanza possa aumentare il rischio di tumore alla vescica. Dopo gli anni ’60, le ricerche sono state rivalutate e gli esperti sono arrivati alla conclusione che il ciclamato non può essere considerato una sostanza cancerogena. La FDA ne aveva proibito l’utilizzo, ma la sostanza rimane in commercio nel nostro Paese.

    L’acesulfame k non viene metabolizzato dall’organismo. Quando viene ingerito, viene assorbito e poi espulso attraverso le urine. Da questa sostanza il corpo non ricava nessun apporto energetico e nessuna modifica dell’indice glicemico. E’ una sostanza osmoticamente attiva, capace di richiamare una certa quantità di acqua. Una parte di acesulfame k ingerito non viene espulsa con le urine, ma rimane nell’intestino, per poi trovare la sua eliminazione attraverso le feci. E’ proprio questa parte contenuta nell’intestino che è in grado di richiamare molta acqua, diluendo le feci. Anche l’acesulfame k ha destato parecchi sospetti su una sua possibile tossicità, ma gli studi effettuati non hanno riscontrato possibili effetti cancerogeni. E’ bene rispettare i limiti massimi (in Europa 10 mg/kg di peso corporeo per consumo giornaliero) e limitarne l’uso in gravidanza, per i bambini e durante il periodo di allattamento.

    Il sucralosio è presente in numerosi cibi e bevande e vanta un potere dolcificante davvero molto alto. Gli enti che si occupano di sicurezza alimentare, anche a livello internazionale, ne hanno accettato l’uso, anche se non mancano polemiche relativamente agli studi condotti sia sugli animali che sugli uomini. Nel dettaglio rimangono alcuni dubbi sull’interferenza della sostanza con il timo, la ghiandola che nel nostro organismo si occupa del funzionamento del sistema immunitario.

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