Dissonanza cognitiva: perché mentiamo a noi stessi?

Un meccanismo di difesa della nostra mente, la dissonanza cognitiva entra in atto quando si formano dei contrasti fra i propri valori e credenze, e spesso si presenta nella quotidianità diventando un ostacolo al ripristino della propria coerenza

da , il

    Dissonanza cognitiva

    Oggi vi parliamo di bugiardi, di chi proprio non riesce a dire tutta la verità. Lo facciamo assieme alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.

    Qual è la ragione che ci spinge a mentire?

    Ѐ capitato a tutti, almeno una volta nella volta nella vita, di aver raccontato piccole o grandi bugie. I motivi che ci spingono a raccontarle sono i più svariati. Mentiamo come mezzo per evitare una punizione o un possibile rifiuto, per cercare approvazione oppure per evitare conflitti.

    È possibile distinguere due tipi di bugie:

    • quella consapevole, ovvero quando decidiamo di dire una bugia con l’intento di trarne un vantaggio;
    • quella inconsapevole, quando raccontiamo qualcosa che non corrisponde alla realtà, arrivando a mentire persino a noi stessi, nel tentativo di modificare o negare determinati aspetti della nostra vita dei quali non siamo soddisfatti o che vorremmo fossero diversi

    Quando la menzogna si dice patologica?

    Possiamo definire patologico un comportamento che nasconde un vero e proprio disagio psicologico. ll bugiardo patologico è colui che mente continuamente per cercare ottenere qualcosa, senza preoccuparsi delle conseguenze emotive o materiali che questo comportamento può avere sugli altri.

    La menzogna, in questo caso, non ha un fine pratico e concreto, piuttosto mira a provocare delle reazioni nell’ascoltatore che possono essere di stupore, invidia oppure compassione.

    Chi ha l’abitudine di mentire difficilmente riesce a prendersi la responsabilità delle proprie azioni, nega la realtà delle cose, così come nega di aver raccontato delle bugie.

    La menzogna patologica può essere considerata come un meccanismo volto ad affrontare la realtà, un meccanismo che solitamente si sviluppa in età infantile e, spesso, associato ad altre problematiche psicologiche.

    Il bugiardo patologico è in genere manipolativo, seduttivo, autocentrato, intollerante alle critiche e ben poco empatico. Il bugiardo compulsivo, invece, mente semplicemente per abitudine e soprattutto perché mentire lo fare stare meglio e lo fa sentire più sicuro agli occhi degli altri.

    Dire la verità per queste due tipologie di soggetti diventa un’impresa difficile, quasi impossibile, così finiscono per mentire su qualsiasi cosa.

    Si può guarire dall’abitudine a mentire?

    Un soggetto che ha l’abitudine a mentire, ha internalizzato a tal punto il meccanismo della menzogna che difficilmente percepisce il suo modo di fare come patologico. Quello che è prima di tutto auspicabile è che giunga alla consapevolezza del suo comportamento e che sia disposto a lavorarci per modificarlo.

    Questo comportamento patologico va considerato alla stessa stregua delle altre dipendenze, in quanto, come ogni altra dipendenza, assicura una riduzione del disagio e dello stress, rendendolo quindi un comportamento difficile da debellare.

    In questi casi, è consigliabile intraprendere un percorso psicoterapeutico, volto a indagare le personali motivazioni del paziente a mentire, di modo da sostituire questa strategia con un’altra socialmente più accettabile.

    Come per le altre dipendenze, se da parte del paziente non c’è una forte motivazione al cambiamento, è difficile che si possa giungere a risultati soddisfacenti.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Martina Valizzone

    Specialista in psicologia