Dismenorrea: quell’insopportabile dolore femminile ogni mese

Dismenorrea: quell’insopportabile dolore femminile ogni mese

Sottovalutare una dismenorea può essere rischioso laddove essa sia espressione di un quadro patologico più serio

da in Apparato genitale, Ciclo Mestruale, Ginecologia, Salute Donna, Dismenorrea
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    La dismenorrea è spesso un sintomo di una malattia dell'apparato genitale femminile

    Ogni mese, per le donne, si ripete l’appuntamento con il ciclo mestruale che, nella maggior parte delle volte, si limita a qualche fastidio in più, in attesa che il tutto si regolarizzi da solo; ma ci sono delle situazioni in cui, “quei giorni “, si trasformano in un incubo insopportabile per via di dolori lancinanti e, spesso, ribelli ad ogni tentativo messo in atto per lenirli, il tutto accompagnato da spossatezza e prostrazione fisica. Parliamo, insomma, della dismenorrea.

    La dismenorrea è dunque la mestruazione dolorosa e non riferita a quei sintomi fisiologici, generalmente di tipo crampiforme, gestibili, al più, con un blando antidolorifico. La dismenorrea, come ben sanno le donne che ne soffrono, è ben altra cosa e, nei soggetti interessati, mina di molto la performance di chi ne è affetto; motivo per cui, questa sindrome, va sicuramente curata. E, parlando di dismenorrea, assume quanto mai importanza la sua classificazione, dovendosi distinguere una forma non associata a patologie insorte della sfera ginecologica, in questo caso parliamo di dismenorrea primaria, così come si parla di dismenorrea secondaria in tutte quelle forme in cui la mestruazione dolorosa sia la conseguenza di malattie che traggano origine da stati morbosi a carico dell’apparato ginecologico, di queste, particolare significato clinico assumono le endometriosi, le infiammazioni alla pelvi, i fibromi uterini, le cisti ovariche, le eventuali malformazioni congenite, l’eventuale presenza di IUD, solo per citare alcuni dei fattori che hanno riflesso sulla dismenorrea. In questo caso, l’ampiezza delle cause che riguardano le forme secondarie di questa sindrome è tale, che meriterebbe una trattazione a parte.

    In tutti i casi di dismenorrea, il fenomeno è così esteso, da riflettersi anche su un dato economico notevole dovuto, ad esempio, a giornate lavorative perse e ad assenze scolastiche di tutte quelle donne che lamentano il problema, al punto che soffrono di dismenorrea, nelle diverse forme, per rimanere nell’ambito delle giovani pazienti, dalle 5 alle dieci ragazze ogni 100 osservate, subito dopo il menarca che, per un paio di giorni al mese, manifestano forme alla stregua di una qualsiasi altra malattia che si riflette, negativamente, sulle normali attività svolte

    Fare una diagnosi precisa di dismenorrea implica un’anamnesi accurata che non prescinde dall’epoca d’insorgenza della prima mestruazione dolorosa, atteso che, diverso è il caso di una dismenorrea iniziata col menarca, di una verificatasi diversi mesi dopo la prima fisiologica mestruazione, potendosi, già da questo, orientare verso una distinzione netta del tipo di dismenorrea, da primaria a secondaria.

    I sintomi della dismenorrea primaria sono, in prima istanza, il dolore, che può raggiungere intensità elevatissima, addirittura c’è chi lo associa a quello da parto, e, generalmente, ha sede nel punto più basso dell’addome, talora irradiandosi internamente alle cosce e, posteriormente, alla schiena. Nella maggior parte dei casi, l’esordio del dolore precede di alcune ore la mestruazione e ha il suo picco il primo giorno ed eventualmente il secondo, tendendo a scemare dal terzo giorno in poi. Al dolore può essere associata nausea, diarrea, mal di testa, in alcuni casi persino vomito, vertigini, perdita di forza, inappetenza e, in rari casi, anche svenimenti e collassi.

    Sarà lo specialista, cui si consiglia di ricorrere in caso di dismenorrea, ad escludere una eventuale forma secondaria; generalmente, un’anamnesi accurata, eventualmente seguita da una laparoscopia, è sufficiente a stabilire l’esatta natura del disturbo.

    Il dolore psicogeno
    Da segnalare che l’origine del dolore mestruale è stata oggetto di lunghi studi negli anni che, nel passato, hanno finito per ricondurlo verso un dolore psicogeno, insomma, secondo le vecchie conoscenze, il dolore nasceva dalla paura o dal rifiuto della donna verso la mestruazione stessa.

    Atteso che così non è, almeno nella normalità dei casi, vero è anche che, quando la dismenorrea diventa un appuntamento insopportabile, possa caricarsi di eventuali reazioni psicologiche individuali fino a sfociare in una vera e propria psicopatologia.

    Il ruolo delle “prostaglandine”
    Alla luce delle conoscenze invece acquisite, oggi si è certi nello stabilire che la dismenorrea primaria è sempre associata a ovulazione e che il dolore è provocato dalle contrazioni esagerate uterine a seguito di elevato rilascio di prostaglandine, che sono particolari sostanze chimiche prodotte e rilasciate dall’organismo e che entrano nella regolazione del flusso sanguigno in risposta all’infiammazione e non solo è, dunque, agendo sulle stesse che si risolve il problema delle algie, anche se si ignorano ancora i motivi di questo comportamento dell’organismo.

    La terapia della dismenorrea primaria sarà dunque orientata verso quei farmaci che inibiscano il rilascio delle prostaglandine, oppure di altri che siano in grado di arrestare l’ovulazione, ciò associato a norme igieniche e dietetiche appropriate. Se la terapia dell’affezione dovrà basarsi sugli inibitori di questi importanti mediatori chimici ci si chiede se questi agiscano per via dell’azione analgesica di cui sono dotati o per via delle inibizione che son capaci di provocare o per entrambe le due funzioni; la moderna medicina propende per quest’ultima ipotesi.

    Essendo compito del medico stabilire il tipo di approccio terapeutico da adottarsi, di volta in volta, si tralascia, volutamente, la scelta della molecola più adatta per questo tipo di affezione, ricordando che sulla dismenorrea agiscono al meglio tutti gli antinfiammatori non steroidei,, anche noti come FANS a partire dall’aspirina. Tuttavia, lo specialista potrà anche orientarsi, a fini terapeutici, verso l’utilizzo della “pillola”, oltretutto questa era la terapia d’elezione prima che si conoscesse la proprietà che gli antinfiammatori, non steroidei, avevano sull’inibizione del rilascio delle prostaglandine e la pillola ha in sé questa caratteristica, associata ad una riduzione del volume del sangue mestruale e nella soppressione dell’ovulazione, caratteristica, questa, prioritaria del contraccettivo orale che, quando non vi siano controindicazioni al suo utilizzo, agisce bene nel 90% dei casi, potendosi, quasi sempre, associare ad un qualsiasi altro inibitore delle prostaglandine.

    Come si vede, oggi si è in grado di controllare la dismenorrea efficacemente con i farmaci in possesso della moderna medicina, quasi tutti di facile utilizzo e con eventuali effetti collaterali facilmente controllabili. Da ciò si evince che, rimandare, sine die, il ricorso allo specialista per una visita volta, ai primi sintomi di una sindrome mestruale dolorosa, è insensato e, fin’anche rischioso, ancor di più, laddove, spesso a insaputa della paziente, vi sia la possibilità che dietro ad essa si celi una patologia a carico dell’apparato ginecologico, di più difficile approccio diagnostico e terapeutico; motivo per cui, come le madri dovranno intercedere sulle figlie ai primi sintomi di una dismenorrea, le stesse dovranno recarsi a visita ginecologica, a maggior ragione, quando la conoscenza con questa sintomatologia dolorosa si sia fatta nel corso degli anni.

    Nel caso, infine, di una dismenorrea secondaria, sarà compito dello specialista diagnosticare l’eventuale patologia di cui la mestruazione dolorosa sia espressione e su quella agire al fine di curare, indirettamente, la dismenorrea stessa.

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