Disabilità: sedia a rotelle che si muove col respiro

Disabilità: sedia a rotelle che si muove col respiro

Spostare la sedia a rotelle semplicemente con il respiro prodotto attraverso il naso e allo stesso modo riuscire a comunicare con i propri cari: queste le ultime novità pensate per i tetraplegici

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    Sedia a rotelle che si muove con il respiro per i tetraplegici

    Buone notizie per quanti sono tetraplegici, cioè costretti a fare i conti con una paresi di tutti e quattro gli arti a causa di lesioni al cervello o al midollo in genere conseguenti a incidenti o tumori. Per loro oggi c’è una innovazione che promette di favorire una maggiore libertà nell’uso della sedia a rotelle e anche nella comunicazione quotidiana con i propri cari. Sfruttando semplicemente il respiro emesso dal naso.

    Infatti la capacità di annusare e quindi respirare con il naso è una delle pochissime funzioni motorie (per dirigere il flusso d’aria attraverso naso e bocca il cervello usa il movimento del palato molle) che si conservano anche nei casi più gravi di paralisi, quelli in cui, oltre alla paresi degli arti, si va incontro a un’immobilizzazione completa, che rende assolutamente impossibile essere autosufficienti non solo nel muoversi, ma anche nell’alimentarsi e nell’espletare le funzioni fisiologiche.

    La sedia a rotelle, ideata da Noam Sobel, Anton Plotkin e Aharon Weissbrod, ingegneri israeliani dell’Istituto Weizmann, funziona grazie a un sensore che individua le variazioni della pressione dell’aria all’interno delle narici e le traduce in segnali elettrici che, attraverso uno specifico meccanismo, permettono di controllare i movimenti della carrozzella. Non è certo il primo tentativo per sedie a rotelle che sfruttano tecnologie sempre più avanzate.

    Come anticipato l’applicazione non si ferma qui.

    Chi soffre di tetraplegia molto grave ad oggi, per comunicare con amici e parenti, può sfruttare specifiche apparecchiature in grado di trasformare in un codice il battito delle palpebre. Ma esiste ed è già stato sperimentato con successo, su un paziente paralizzato da 7 mesi dopo un ictus, un nuovo dispositivo di comunicazione che sfrutta il respiro nasale.

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