Dipendenza da gioco: cosa fare per uscirne

La dipendenza da gioco è una forma di schiavitù e di ossessione dove un passatempo prende il posto della droga fisica. Videopoker, lotterie, schedine, slot-machine, Bingo, fino alla tombola diventano l'unica ragione di vita per il giocatore patologico che arriva a perdere la capacità di autolimitare il proprio comportamento fino a portare ad una serie di gravi problemi in diverse aree della vita.

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    Dipendenza da gioco

    Certe dipendenze, ahimè, fanno paura. Quella che porta a giocare e scommettere in modo patologico è una di quelle. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, psicologa, di aiutarci a capire quali sono i sintomi del disturbo e come fare ad aiutare chi ne è affetto.

    Quando si parla di dipendenza da gioco?

    La dipendenza da gioco, nota come ludopatia, è una vera propria forma di dipendenza, tanto che nella V edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico delle malattie mentali) troviamo il Disturbo da Gioco d’Azzardo nella categoria relativa ai “Disturbi da dipendenza e correlati all’uso di sostanze”.

    Si calcola che in Italia questa patologia riguardi circa il 2,2% dell’intera popolazione.

    I soggetti che ne sono affetti manifestano un bisogno fisiologico di giocare d’azzardo e, per raggiungere l’eccitazione necessaria, giocano somme di denaro sempre più ingenti.

    Questo bisogno è solitamente accompagnato da irrequietezza e irritabilità, quando il soggetto tenta di ridurre o interrompere l’attività di gioco e da ripetuti tentativi di controllare questa attività senza però riuscirci.

    Il soggetto ludopatico ha pensieri persistenti relativi il gioco d’azzardo e su come procurarsi il denaro utile a scommettere e non riesce a fermarsi davanti alle perdite, anzi tende a giocare somme sempre più ingenti nel tentativo di rifarsi, indebitandosi.

    Comportamento che a sua volta può portare al ricorso ad azioni illecite (falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita) volte a reperire il denaro necessario a giocare. Per finire, parliamo di disturbo da gioco d’azzardo, se la patologia è tale da comportare difficoltà e disagio clinicamente significativi, in diverse aree del funzionamento di una persona, quella sociale, lavorativa, familiare e nei casi dei giocatori più giovani, anche scolastica.

    Come aiutare una persona ludopatica?

    I percorsi di trattamento sono molteplici. Negli ultimi anni, i servizi territoriali che se ne occupano sono addirittura triplicati, indice dell’entità e portata di un fenomeno in costante aumento, soprattutto nella popolazione giovanile.

    I servizi meglio organizzati mettono a disposizione una serie di interventi multidisciplinari e integrati, volti alla presa in carico totale del soggetto ludopatico e del suo sistema familiare e/o sociale.

    Il trattamento del gioco d’azzardo patologico può includere:

    • la psicoterapia (individuale o familiare);
    • le strutture residenziali;
    • la terapia farmacologica fino al ricorso a gruppi di auto-aiuto, come i Gamblers anonymous o Scommettitori anonimi, molto attivi sul territorio nazionale.

    Le opzioni di trattamento vengono valutate dagli esperti in accordo con il paziente, valutandone le caratteristiche individuali e la fattibilità del percorso. Alcune strutture presenti sul territorio offrono anche servizi di tutoraggio economico volti a risanare i debiti del giocatore e interventi sociali per affrontare eventuali questioni legali e socio-economiche.

    Va detto che il percorso riabilitativo è piuttosto lungo e la prognosi molto variabile. Il rischio di ricadute è purtroppo molto elevato ma la presenza di una rete di sostegno sociale efficace si è dimostrata un valido fattore protettivo in grado di ridurre il rischio di ricadute.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Martina Valizzone

    Specialista in Psicologia